Ne hanno prodotte 5, tutte vendute a 1,5 milioni di euro. Noi abbiamo guidato la “numero 0”, quella dello sviluppo. Ecco com’è andata

Avete presente la reazione dei gatti davanti all’acqua? Ecco, chi fa il mio mestiere reagisce allo stesso modo, allergico quasi, quando deve guidare una supercar o un hypercar e la giornata è piovosa. Un po’ perché sai che devi essere molto più cauto, un po’ perché tendenzialmente il valore dell’oggetto che guiderai è elevato: nel caso della Italdesign Zerouno siamo attorno al milione e mezzo di euro. Mai però mi era capitato di guidare un milione e mezzo di euro su 4 ruote. Quel giorno è arrivato a metà ottobre. Sotto una pioggia a dir poco torrenziale.

Cambio di programma

Così, quella che doveva essere una giornata di guida con la G maiuscola, sulle strade che da Torino portano in Francia, via Moncenisio, si è trasformata in una “riparata” attorno alla città, schivando pozze e gusci di castagne caduti dagli alberi. Ma nemmeno la neve mi avrebbe fermato, ve lo posso garantire.

Del resto scusate, quando mi ricapita di mettere le mani su un oggetto che hanno solo altre 5 persone nel mondo? Roba che Ferrari e Lamborghini sono “per tutti”.

Un nome affascinante

Piccolo passo indietro: perché un facoltoso appassionato dovrebbe comprarsi una Italdesign e non una hypercar di un altro marchio più famoso? La risposta è: perché no? A poterselo permettere, non avrei dubbi: non rinuncerei a mettermi in garage il prodotto di un’azienda che è storia dell’automotive.

Sì perché Italdesign è stata fondata nel 1968 da Aldo Mantovani e Giorgetto Giugiaro (che però ha lasciato l'azienda negli anni scorsi), quello della prima Volkswagen Golf e della prima Fiat Panda, solo per citare due dei suoi successi clamorosi. L'azienda dal 2010 è parte del Gruppo Volkswagen ed è controllata da Audi, e proprio dall'Audi R8 la Zerouno riprende il telaio, il motore V10, il cambio a doppia frizione e tanto altro.

Perché un facoltoso appassionato dovrebbe comprarsi una Italdesign e non una hypercar di un altro marchio più famoso? La risposta è: perché no?

Le origini sono inconfondibili

Basta guardarla per capire che la base è condivisa con Audi R8 e Lamborghini Huracan: il telaio modulare di carbonio e alluminio è lo stesso, ma anche la mano è la stessa della supercar del Toro: è quella di Filippo Perini. E il tratto è inconfondibile.  Anzi, qui la fantasia ha potuto correre più libera, senza trascurare le esigenze aerodinamiche.

Ecco quindi la parte superiore della Zerouno spicca per la morbidezza tipica delle Gran Turismo italiane, mentre la forma di quella inferiore è dettata dalla galleria del vento. Nel frontale, per esempio, è integrato il sistema Y Duct, una presa d'aria nella zona centrale che permette di ridurre l'effetto di alleggerimento della macchina in velocità, mentre dietro i pneumatici sono parzialmente scoperti e gli scarichi di titanio sono rialzati e integrati nel flusso del diffusore. Meraviglia meccanica.

Prueba Italdesign Zerouno
Prueba Italdesign Zerouno

La guida è emozione pura

Come vi ho detto, pioggia, fondo stradale sporco e valore della macchina mi hanno consigliato di andarci cauto. Detto questo, benedetta sia la trazione integrale: è solo suo il merito, se sono comunque riuscito a spingere un po’ fra le curve della collina di Superga, riuscendo ad apprezzare la sincerità dello sterzo e l’equilibrio generale del telaio, che non reagisce mai in modo brusco.

Nulla da dire sul V10, se non che è il solito aspirato pieno a tutti i regimi e dalla voce inconfondibile, emozionante, perché ruvida e acuta allo stesso tempo.

5 chiuse e 5 aperte

La cattiva notizia è che le 5 Zerouno previste sono andate tutte a ruba. Quelle buone sono che resta ancora qualche esemplare della Duerta, la roadster, e che Italdesign Automobili Speciali (questo il nome della divisione che si occupa delle tirature limitate) non ha intenzione di fermarsi qui. Ciò significa che se non arrivate in tempo nemmeno per la Duerta, avrete modo in futuro di rifarvi.

Fotogallery: Italdesign Zerouno