Siamo volati a Guildford, ospiti di Electronic Arts. Ecco com'è andata

La chiamano generazione "Millennial" o anche "Generazione Y", quella dei nati negli Anni '80 e '90 del 1900. E' quella che ha visto nascere (e poi crescere) il mondo dei videogiochi. A quei tempi - verrebbe da dire - gli adolescenti avevano poche scelte per soddisfare il proprio desiderio automobilistico: chi amava i simulatori optava per Indycar della Papyrus (papà dell'attuale iRacing) o la saga di Geoff Crammond Grand Prix, su console stava nascendo il fenomeno Gran Turismo. L'unico titolo che, però, univa insieme supercar, adrenalina e divertimento "puro e semplice" era: Need For Speed.

Una saga divenuta epopea, capace di evolversi per ben 25 anni e che, in quest'ultimo capitolo (Heat), ha voluto racchiudere quanto di buono è stato sviluppato in tutti questi anni, riportando alla ribalta quell'animo "free for the speed" che lo ha sempre caratterizzato. Perché vi diciamo questo? Semplice, perché siamo stati invitati a Guildford nella sede Criterion Software di Electronic Arts per poter provare in anteprima l'ultimo capitolo della Saga.

Fotogallery: Need for Speed Heat

Atmosfere Fast & Furious

Ci troviamo a Palm City, che altri non è se non Miami. Le atmosfere figlie di una cultura Fast and Furious sono tornate dai tempi di Underground, ma questa volta sono figlie di una scelta di alternanza giorno/notte che permette di vivere praticamente due realtà. In Need for Speed Heat infatti, ritroviamo un nostro alter ego personalizzabile immerso in un open world fatto di gare reali alla luce del sole, e clandestine la notte. Il tutto condito da quella possibilità di tuning estremo che tanto piace agli amanti del genere.

Need for speed Heat

Già, ma alla resa dei conti, com'è questo Need For Speed Heat? Si tratta di un salto nel tempo, in quelle atmosfere, per taluni versi, anche romantiche, ma in una realtà quantomai presente. La velocità rimane sempre elevatissima, e dunque, guidare lungo le strade di Palm City diventa una costante sfida di riflessi, evitando tutto ciò che ci capita davanti, ma con la spensieratezza che solo un Arcade del genere può offrire.

Divertente, spensierato, ma alla lunga - giudizio personale - poco stimolante. O meglio, l'esplorazione di un open world è divertente, ma non è l'elemento fondamentale di un gioco. Non a caso, anche in single player, quel che si sviluppa è una trama da poliziesco anni 2000 (anche qui, con molti richiami al mondo Fast & Furious). Intermezzi, anche ben strutturati, che portano ovviamente al cuore del gioco: le sfide, le corse.

Divertimento libero

E' durante le fasi di gara che, per quanto abbiamo potuto provare, inizia l'impegno ed il divertimento soddisfando le promesse di un arcade del genere. La bellezza risiede nella sfida, e poterlo fare con tutta una serie di auto iconiche e non solo, completamente personalizzabili, porta ad un'esperienza a 360 gradi. Si gioca con il pad, e la risposta è calibrata, con un feedback sulla leva sinistra, piuttosto intuitivo.

Per chi è abituato ad un volante però, indubbiamente necessita di qualche minuto dopo un iniziale spiazzamento. Anche perchè la dinamica di guida è totalmente arcade, con la vettura che sovverte le leggi della fisica, e dove si pone al centro il puro divertimento fatto di traversi a ruote fumanti, e gestione della derapata. D'altronde, questo è l'obiettivo da sempre di un gioco del genere. Se avete passato ore con episodi passati, sapete di cosa stiamo parlando. 

Stupisce dal punto di vista grafico questo Heat. I riflessi di luce sull'asfalto bagnato ad esempio, sono davvero di livello elevato, così come le luci della città e le atmosfere.

Need for speed Heat

Tanta personalizzazione

Il nostro percorso nell'universo di Heat ci ha portato ad iniziare con una BMW M3 E30. Abbiamo affrontato delle gare, l'abbiamo personalizzata sia a livello di tinta che di carrozzeria - encomiabile il lavoro svolto con la quantità di elementi da poter caratterizzare - che con elementi prestazionali quali vari step di turbo o frizioni migliori, o organi di trasmissioni più prestazionali, sino ad elementi di fino come l'angolo di camber, tanto per fare un esempio. Cosa comporta questo? Una sensazione di personalizzazione, all'interno di quello che può essere un team di persone. Pardon, una crew.

Ecco, l'universo Need For Speed piace perchè è libero e dunque, al suo interno, ci si può ritrovare online tutti insieme. E' un universo vivo, dove ci si può alleare come sfidare. E dove le auto sono protagoniste. Nel pomeriggio, gli sviluppatori ci hanno permesso di utilizzare una delle auto definite iconiche per saggiare le potenzialità di Need For Speed Heat.

Se i nostri "compagni di banco" francesi avevano in dote una Ferrari F40, ed i pari ruolo inglesi avevano vista assegnata una Corvette C7, a noi, da buoni amanti del Motor Valley Fest, ci è stata offerta una Lamborghini Countach.

Need for speed Heat

E' sempre lui

Il risultato? Ore in giro per Palm City o sulle colline (la cui ambientazione è stata ripresa dalla Georgia) a sfidare altri giocatori o gli avversari virtuali, senza dimenticarsi di sfuggire alla polizia. Ecco, la sensazione è che questo Need For Speed Heat possa essere un veicolo per i ragazzi di oggi per riassaporare quelle sensazioni di libertà e piacere che possono far avvicinare al mondo delle auto, in un'età in cui si cerca più la parte emozionale che l'aspetto simulativo.

Chi ama le simulazioni o dei prodotti che vogliono avvicinarsi più ad un mondo del genere, rimarrà ovviamente nel proprio mondo, ma con Need For Speed Heat, anche chi non è nato con il seme del Petrolhead potrebbe trovare un canale in cui coniugare spirito libero, divertimento, auto, tuning e velocità.

Ed in fondo, questa è sempre stata la sfida di Need For Speed. Con Heat, sapete cosa aspettarvi.