Una Nissan Leaf ha percorso 370 km senza guidatore e siamo saliti a bordo. La strada verso l'automatizzazione, però, è ancora lunga

Dopo 30 mesi di lavoro, una Nissan Leaf a guida autonoma ha percorso un tragitto di 370 km attraversando l’Inghilterra. Il progetto, guidato da Nissan e supportato dal governo britannico, dalle università e da altre aziende come Hitachi, rappresenta una pietra miliare nella ricerca verso il veicolo automatizzato.

Due, tre anni fa, in realtà, di guida autonoma se ne parlava molto di più. Ora a tenere banco nelle discussioni in campo automotive sono l’elettrificazione e la necessità di ridurre le emissioni, e la guida autonoma è passata decisamente in secondo piano. Il motivo è semplice: si tratta di investimenti che, per quanto necessari, non si traducono in un riscontro economico vantaggioso. Di certo, non nel breve periodo.

Un ostacolo chiamato complessità

Le auto più tecnologiche, oggi, arrivano a quello che, convenzionalmente, è indicato come il Livello 2 di guida autonoma (qui trovate tutti i livelli di guida autonoma). Anzi, ad essere precisi, è meglio parlare di guida assistita visto che il guidatore umano ha e continua ad avere il ruolo principale nel controllo dell’auto e la totale responsabilità.

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È vero, ci sono Paesi (come il Giappone) dove, in certe aree, il Livello 3 è consentito. Ciò non toglie che, da un punto di vista di diffusione su larga scala, la situazione sia piuttosto ferma. Le tecnologie ci sono: sono ancora molto costose e sono da affinare (gli agenti atmosferici interferiscono sensibilmente sul funzionamento), ma manca una rete infrastrutturale condivisa che possa comunicare con le auto e, soprattutto, un framework di normative internazionale che serva per indirizzare gli investimenti e le ricerche dei tanti attori coinvolti (Case auto, aziende informatiche) verso un’unica direzione.

Nissan LEAF HumanDrive
Nissan LEAF HumanDrive

Non ultima la questione etica, forse la più complicata da affrontare tramite algoritmo e studiata anche dal MIT di Boston. Del resto, poi, la morale è differente di Paese in Paese. Impossibile, più in generale, insegnare ad un software quelle reazioni che, in caso di emergenza, sono immediate poiché insite nell’uomo visti i milioni di anni di evoluzione che hanno sviluppato il nostro istinto.

La ricerca va avanti

Negli anni passati, la guida autonoma si è imposta nell’immaginario collettivo come “l’anti-guida”, vista da tanti come la fine del divertimento e da altri come la possibilità di viaggiare senza doversi concentrare sulla strada, investendo il proprio tempo in modi differenti. Non è così, o perlomeno non sarà così per almeno qualche altra decina d’anni.

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La certezza, comunque, è che la ricerca non si ferma e che, prima della guida automatizzata al 100%, attraverseremo varie fasi di transizione in cui la tecnologia non sostituirà l’uomo ma, più che mai, lo aiuterà a viaggiare più sicuro. Come afferma nella nostra intervista David Moss, Vicepresidente Ricerca e Sviluppo Nissan Europa, “l’obiettivo della guida autonoma non è tanto quello di fare auto che si guidano da sé, è una questione di sicurezza sulle strade”.

Fotogallery: Nissan Leaf, 370 km di viaggio a guida autonoma