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Fisco e auto aziendali, la proposta per rinnovare il parco

La misura punta a favorire 400.000 veicoli a zero e basse emissioni e a portare più auto recenti nel mercato dell'usato italiano

Fisco e auto aziendali, la proposta per rinnovare il parco
Foto di: Shutterstock
Eleonora Lilli Eleonora Lilli

Il mercato italiano dell’auto cerca nuove leve per accelerare il rinnovo del parco circolante dopo la fine degli incentivi all’acquisto. A indicare una possibile strada sono ANFIA, ANIASA, Motus-E e UNRAE, che hanno presentato al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alla Presidenza del Consiglio una proposta comune per rivedere la fiscalità delle auto aziendali.

L’obiettivo è fare delle flotte aziendali uno strumento per aumentare le immatricolazioni di vetture a zero e basse emissioni e, allo stesso tempo, favorire il ricambio di un parco auto italiano tra i più anziani d’Europa. Secondo le quattro associazioni, la misura potrebbe portare all’immatricolazione di circa 400.000 veicoli a zero e basse emissioni tra il 2027 e il 2029, con un impegno finanziario stimato in 515 milioni di euro.

In Italia le flotte aziendali pesano meno che in Europa

Il punto di partenza è un divario importante rispetto agli altri grandi mercati europei. In Italia le immatricolazioni legate al canale aziendale rappresentano poco meno del 30% del totale, mentre nell'Unione europea arrivano a circa il 60%.

Un peso più ridotto che, secondo ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, ANIASA, l’associazione che rappresenta i servizi di mobilità legati alle aziende, Motus-E, associazione italiana che riunisce gli operatori della mobilità elettrica, e UNRAE, l’associazione delle case automobilistiche estere presenti in Italia, limita anche la velocità con cui le nuove tecnologie entrano nel mercato.

Il rafforzamento delle flotte potrebbe infatti sostenere non soltanto la domanda di auto nuove, comprese elettriche e ibride plug-in, ma anche il successivo passaggio di questi veicoli nel mercato dell’usato. Il meccanismo permetterebbe quindi di immettere progressivamente sulle strade auto più recenti ed efficienti, contribuendo al rinnovo del parco circolante. Per le associazioni, la fiscalità delle auto aziendali può diventare così una leva di politica industriale capace di intervenire contemporaneamente sulla domanda, sulla transizione tecnologica e sul ricambio delle vetture più vecchie.

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La proposta punta a 400.000 auto in tre anni

La revisione fiscale proposta dalle quattro associazioni guarda al periodo 2027-2029 e prevede un investimento complessivo di circa 515 milioni di euro per favorire l'immatricolazione di circa 400.000 veicoli a zero e basse emissioni nel triennio. A questa misura si aggiunge la richiesta di eliminare la penalizzazione fiscale legata alla ricarica domestica delle auto aziendali, con un impatto stimato inferiore a 2,5 milioni di euro.

La proposta arriva mentre a livello europeo le flotte aziendali sono considerate uno degli strumenti per accelerare l'elettrificazione e ridurre le emissioni, anche attraverso iniziative come il Clean Corporate Vehicles Regulation, l'Industrial Accelerator Act e l'Electrification Action Plan. Le associazioni sostengono inoltre che la clausola di flessibilità riconosciuta a livello europeo possa creare uno spazio di bilancio utilizzabile per investimenti con effetti strutturali sulla transizione energetica e sul rinnovo del parco.

La richiesta è quindi di utilizzare questo margine già dalla prossima Legge di Bilancio, trasformando il canale aziendale in un sostegno stabile al mercato dell'auto e alla diffusione di veicoli più efficienti.