Le preoccupazioni del mondo auto sulla competitività
ACEA chiede che l’Industrial Accelerator Act tuteli gli investimenti degli stabilimenti esistenti per non mettere a rischio l'industria
Presentato a marzo 2026 dall'Unione Europea l'Industrial Accelerator Act ha come intento quello di rafforzare la produzione industriale europea, ma sta facendo sollevare dubbi da parte dell'industria. Secondo i costruttori d'auto infatti rischia invece di ottenere l'effetto opposto. L'ACEA (l'associazione che riunisce i produttori automobilistici europei) ha pubblicato un documento riguardante la proposta di legge, nel quale si condividono gli obiettivi di fondo, mettendo però in guardia sul come è stata scritta.
Il rischio, secondo l'associazione, è quello di spezzare catene di fornitura già consolidate e di mettere a repentaglio investimenti già avviati dai costruttori europei. Una preoccupazione che arriva mentre il settore affronta una transizione verso la mobilità a zero emissioni resa già difficile da concorrenza globale, costi di produzione in crescita e domanda interna in calo.
Cosa chiede l'industria automotive
L'ACEA sostiene l'obiettivo dichiarato della norma: proteggere la manifattura europea e ridurre la dipendenza da altre aree del mondo per le tecnologie pulite. Tutto legittimo, ma solo se accompagnato da esenzioni mirate e giustificate. Il punto più delicato sollevato dall'ACEA riguarda gli stabilimenti già esistenti dei costruttori associati. Escluderli dal perimetro delle tutele significherebbe lasciare scoperti investimenti già fatti in Europa, indebolendo la competitività del settore proprio nel momento peggiore.
Il render della nuova Citroen 2 CV, che si inserirà nel nuovo segmento delle E-Car voluto dall'Europa, piccole elettriche con prezzo di circa 15.000 euro
C'è poi la questione degli incentivi. Se non bastano a compensare il maggior costo della produzione in Europa, i concorrenti esteri potrebbero semplicemente tagliare i prezzi fino ad annullare il vantaggio. Il risultato, avverte ACEA, sarebbe che alcuni paesi terzi continuerebbero a guadagnare quote di mercato, e questo anche a fronte degli investimenti sostenuti dalle aziende europee per localizzare la produzione.
Tempi di attuazione e posti di lavoro a rischio
Un altro nodo riguarda i tempi di applicazione della norma. ACEA chiede che il calendario attuativo sia allineato a valutazioni realistiche delle capacità di mercato, in particolare per batterie e obiettivi di decarbonizzazione. Altrimenti a pagare saranno produttori, filiera, occupazione ed economia europea. Gli obiettivi della legge vengono definiti ragionevoli dall'associazione, senza tempistiche adeguate però il rischio è che la normativa danneggi la produzione industriale europea invece di rafforzarne la competitività. ACEA chiede inoltre che i criteri della legge non penalizzino gli investimenti già fatti dai costruttori, proteggendo gli attuali siti di assemblaggio e i relativi posti di lavoro.
In caso contrario, avverte l'associazione, l'Europa rischia di allontanarsi dal proprio obiettivo di portare la manifattura al 20% del PIL dell'UE entro il 2035, scoraggiando anche nuovi investimenti da parte di partner industriali di lunga data.
Il tema si inserisce in un confronto più ampio sul futuro della produzione automobilistica europea, già al centro di un appello del settore all'Europa e delle discussioni sui criteri "made in Europe" legati agli incentivi per le auto elettriche.
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