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Dalla gomma bucata al radiale: come Michelin ha rivoluzionato il modo di viaggiare

Dai 15 minuti di riparazione alla gomma radiale: la storia che nasce da...un ciclista

Michelin, gomma radiale
Foto di: Michelin
Flavio Atzori Flavio Atzori

La ruota esiste da millenni. Il pneumatico ad aria ha padri illustri, ma la gomma moderna — quella pratica, affidabile, che ci permette di viaggiare davvero — ha un luogo e una data precisi. E una faccia: Clermont-Ferrand, 1891.

Prima della Michelin, avere una gomma bucata non era un contrattempo: era la fine della giornata. Gli pneumatici ad aria esistevano già, ma erano incollati al cerchio. Per ripararli servivano ore. Per cambiare le cose, nel racconto dell'azienda, è bastato un incontro lungo una strada francese.

Una foratura a Clermont-Ferrand

Nel 1889 i fratelli André ed Édouard Michelin rilevano a Clermont-Ferrand una piccola azienda in difficoltà, la Barbier-Daubrée, che lavora la gomma. Due anni dopo, nel 1891, arriva il momento che dà il via a tutto.

Secondo la storia ufficiale, Édouard incontra un ciclista in difficoltà con una gomma bucata, con la bicicletta a terra e il proprietario esausto dai tentativi di rimetterla in sesto. Il pneumatico, di produzione inglese, era incollato al cerchio. Per ripararlo Édouard impiega tre ore.

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La ruota...elemento da museo

Foto di: Motor1

Da quell'esperienza nasce l'idea: un pneumatico che si possa smontare e rimontare senza colla e senza officina. Poco dopo i Michelin depositano il brevetto del primo pneumatico smontabile per biciclette. La prova più convincente arriva nello stesso 1891: il ciclista Charles Terront vince la Parigi-Brest-Parigi con quelle gomme.

Dalle biciclette alle auto

Il passo successivo è inevitabile. Nel 1895 una vettura chiamata L'Éclair prende il via alla Parigi-Bordeaux-Parigi con pneumatici gonfiati ad aria. Nessun costruttore ci credeva, ma l'esperimento fece comunque parlare di sé. Da lì la strada è in discesa: Nel 1930 arriva un brevetto per la camera d'aria incorporata e vulcanizzata direttamente dentro il pneumatico: un'intuizione pionieristica che anticipava il concetto del futuro tubeless. Nel 1934 compaiono i fili metallici vulcanizzati nella carcassa.

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Lo schema radiale

Foto di: Motor1

Un'idea nata in tempo di guerra

I pneumatici di allora hanno una struttura diagonale: le tele si incrociano a 30-40 gradi. Funziona, ma ha dei limiti. Per superarli lavora un ingegnere dell'azienda, Marius Mignol. Inizia i suoi esperimenti nel 1941, e Michelin precisa che li condusse nella Francia occupata, durante la guerra. Il prototipo veniva chiamato in azienda "fly trap", una trappola per mosche.

Il 4 giugno 1946 Michelin deposita il brevetto del Michelin X, il primo pneumatico radiale. La differenza sta nella disposizione dei cavi: nella radiale si estendono da un tallone all'altro con un angolo di 90° rispetto alla mezzeria del battistrada, invece che incrociarsi in diagonale. Il battistrada si irrigidisce, mentre il fianco resta flessibile e può sopportare più carico. Il risultato, secondo Michelin, è un pneumatico con più aderenza, più durata, più comfort e minori perdite di energia, quindi meno consumi. Le prime radiali arrivano sul mercato nel 1949.

Meno sfregamento, più chilometri

C'è anche una questione di fisica. Gli pneumatici per camion potevano arrivare a una ventina di strati sovrapposti. Girando, quegli strati sfregavano l'uno sull'altro, con usura e calore. La radiale separa il lavoro dei fianchi da quello della struttura: una carcassa semplice, di fili paralleli, con sopra una cintura che la irrigidisce. Il risultato è una gomma che tiene meglio la strada, scalda meno e consuma meno carburante. E fa da due a tre volte i chilometri di un pneumatico convenzionale.

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La Pubblicità con la famosa Citroen 2CV

Foto di: Motor1

Lo dimostrano anche i camion. Nel 1952 arriva la prima radiale per mezzi pesanti e, in un test del 1962 su 435 km da Thiviers a Parigi, il camion con le radiali consumò il 13,8% di carburante in meno di quello con le gomme diagonali.

Dalle strade alle corse (e all'Italia)

Dopo la presentazione, la radiale impiega qualche anno a farsi strada, ma poi non si ferma più. Nel 1951 la Lancia Aurelia B20 è la prima auto di serie a montare radiali Michelin, e nello stesso anno vince la sua classe, quella delle due litri, alla 24 Ore di Le Mans. Nel 1955 debutta la Citroën DS, con un telaio tarato per sfruttare la nuova gomma. In America servirà più tempo: dopo uno studio di Consumer Reports del 1968, le radiali conquistano il mercato, e nel 1970 la Continental Mark III è la prima auto americana ad averle di serie.

Poi arrivano i riconoscimenti e le corse. Nel 1978 Michelin riceve negli Stati Uniti lo Sperry Award per il contributo della radiale al progresso tecnologico. In Formula 1 l'azienda debutta nel 1977 con la Renault turbo, la prima monoposto su gomme radiali, e nel 1979 arriva il primo titolo con la Ferrari.

Una storia che guida ancora oggi

Da una gomma bucata in una strada francese a uno standard mondiale: oggi quella radiale equipaggia auto, camion, moto, trattori e aerei. La gomma su cui si guida oggi, ovunque nel mondo e su praticamente qualsiasi auto, parte da questa storia: da Clermont-Ferrand.

Fotogallery: Michelin, la storia della gomma radiale