Vai al contenuto principale

Regno Unito pronto ai dazi UE sulle elettriche cinesi

Secondo il Times, Londra starebbe preparando dazi fino al 45% sulle EV cinesi per restare nel programma europeo "Made in Europe"

Un deposito di auto cinesi
Foto di: Shutterstock
Fabio Gemelli Fabio Gemelli

Il Regno Unito starebbe per allinearsi all'Unione Europea sul fronte dei dazi alle auto elettriche cinesi, un tema che da mesi mette sotto pressione i rapporti commerciali tra Londra e Bruxelles. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Times, il ministro britannico per il Commercio e l'Industria Jonathan Reynolds starebbe preparando un pacchetto di tariffe destinate a replicare quelle già applicate dall'Unione Europea, che possono arrivare fino al 45% sulle vetture elettriche prodotte in Cina.

Il governo britannico, interpellato da Reuters, ha precisato che al momento nessun dazio è ancora stato formalmente imposto, ma che il confronto con il settore resta aperto per individuare la soluzione più in linea con gli interessi nazionali e dell'industria britannica.

Come funzionano oggi i dazi europei

Va chiarito subito un aspetto tecnico non scontato: il 45% applicato in Europa non è un'aliquota fissa uguale per tutti i produttori cinesi, ma un tetto massimo raggiunto sommando un dazio standard del 10% a dazi compensativi aggiuntivi che variano dal 7,8% al 35,3% a seconda del costruttore. Il risultato è una forbice complessiva che va dal 17,8% al 45,3%: a pagare l'aliquota più alta è SAIC, il gruppo statale dietro il marchio MG, seguito da Geely al 28,8%, BYD al 27% e le Tesla prodotte a Shanghai, che si fermano al 17,8%.

Il Regno Unito, al contrario, applica oggi solo il dazio standard del 10%, decisamente più basso rispetto a quello europeo e lontanissimo dal muro tariffario innalzato dagli Stati Uniti, che hanno portato i dazi sulle elettriche cinesi fino al 100%. Il Giappone, dal canto suo, non applica alcun dazio sulle auto passeggeri importate.

Perché Bruxelles mette pressione a Londra

Il motivo per cui il Regno Unito starebbe valutando questa mossa ha poco a che fare con una scelta spontanea: l'Unione Europea ha infatti avvertito che la Gran Bretagna rischia di essere esclusa dal programma "Made in Europe" se non adeguerà la propria politica tariffaria, temendo che i costruttori cinesi possano sfruttare il territorio britannico come porta d'accesso indiretta al mercato comunitario.

La posta in gioco per Londra è piuttosto alta: l'Unione Europea ha assorbito il 58% delle esportazioni automobilistiche britanniche nella prima metà del 2026, contro appena il 4% destinato alla Cina, con un interscambio complessivo nel settore automotive che vale circa 80 miliardi di euro l'anno. Secondo un'analisi commissionata dalla Society of Motor Manufacturers and Traders, la produzione automobilistica britannica sostiene circa 24 miliardi di euro di attività economica e 250.000 posti di lavoro legati proprio ai rapporti con l'Unione Europea.

Il caso Nissan e il rischio di ritorsioni cinesi

A rendere la questione ancora più delicata c'è la situazione dello stabilimento Nissan di Sunderland, la fabbrica di auto più grande del Regno Unito, che dà lavoro a 6.000 persone con una capacità produttiva di 600.000 veicoli l'anno e che destina la maggior parte delle proprie esportazioni proprio al mercato europeo. Lo scorso marzo l'azienda aveva avvertito privatamente che l'impianto potrebbe essere costretto a chiudere qualora il Regno Unito restasse escluso dagli incentivi europei, mentre allo stesso tempo Nissan starebbe trattando per produrre a Sunderland anche veicoli del marchio cinese Chery, un dettaglio che rende la situazione ancora più paradossale.

La produzione della Nissan Qashqai nello stabilimento di Sunderland

Lo stabilimento Nissan di Sunderland

Foto di: Nissan

I funzionari britannici avrebbero comunque valutato il rischio di possibili ritorsioni commerciali da parte di Pechino, che in passato ha già colpito prodotti europei come brandy e carne di maiale dopo l'introduzione dei dazi UE, concludendo però che il danno economico derivante dall'esclusione dal mercato europeo sarebbe decisamente superiore.