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Gasolio, finisce lo sconto sulle accise: quanto salgono i prezzi

Il passaggio dallo sconto fisso alle accise mobili arriva dopo una stangata da 4,7 miliardi sui carburanti tra marzo e agosto 2026

Pompe di carburante, diesel e benzina
Foto di: Shutterstock
Fabio Gemelli Fabio Gemelli

Dal 5 ottobre lo sconto di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio non c'è più. Il taglio fiscale, introdotto per calmierare i rincari, è scaduto e si chiude così l'ultima fase di una sequenza di riduzioni decrescenti annunciata dal governo. Dal 6 ottobre 2026 il prezzo del diesel è di nuovo legato all'accisa piena, ma entro i limiti del nuovo meccanismo mobile che può rideterminare l'aliquota in base alle condizioni di mercato.

Il momento non è dei più semplici. Tra marzo e agosto 2026 il caro-carburanti è già costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro in più rispetto al 2025, secondo un'analisi pubblicata il 3 ottobre 2026 che calcola la spesa a parità di consumi e già include gli effetti di price cap e sconti sulle accise. Nel bimestre luglio-agosto 2026 la spesa complessiva per benzina e gasolio ha toccato 10,6 miliardi di euro, 1,75 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le entrate erariali nello stesso bimestre sono state di 5,2 miliardi di euro.

Gasolio, finito lo sconto da 6,1 centesimi

Lo sconto era arrivato in un contesto di prezzi già tesi e aveva tenuto il diesel sotto controllo per alcuni mesi. Con la scadenza del 5 ottobre 2026 quella riduzione decade e il prezzo alla pompa smette di beneficiare del taglio fisso, rientrando nell'aliquota ordinaria soggetta alle future variazioni delle accise mobili.

Il contesto, però, non è uniforme. Negli ultimi giorni il Codacons ha segnalato un calo generalizzato dei listini: il prezzo medio della benzina è sceso di 11 centesimi in una settimana, quello del gasolio di 13,3 centesimi, complice anche la discesa delle quotazioni internazionali.

Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al 3 ottobre 2026 risultano 10.519 distributori su 20.147 (pari al 52,2%) con prezzi del gasolio inferiori alla soglia del price cap di 2,20 euro al litro. La stessa nota parla di 10.413 impianti su 20.141 (51,7%) che vendono la benzina sotto i 2 euro al litro, per un totale di oltre 10.400 distributori con prezzi inferiori ai tetti fissati.

Accise mobili, il meccanismo che cambia il diesel

Al posto dello sconto fisso arriva ora il sistema delle accise mobili. L'aliquota non resta bloccata a un valore unico, ma viene aggiornata in base all'andamento delle quotazioni internazionali del petrolio e alle maggiori entrate IVA legate ai rincari. L'obiettivo dichiarato è attutire i picchi, non eliminare del tutto le oscillazioni di mercato.

La disciplina delle accise mobili è stata predisposta con la delega fiscale e poi dettagliata nella legge di bilancio 2026, che ha ridefinito dal 1° gennaio 2026 l'articolo 3 del decreto legislativo n. 43/2025. Il decreto-legge del 18 marzo 2026 n. 33 ha dato un primo utilizzo operativo a questo schema, con una rideterminazione temporanea delle aliquote tra cui quella del gasolio, mentre il decreto ministeriale del 4 settembre 2026 e il decreto-legge 17 settembre 2026 n. 162 hanno accertato il superamento delle soglie previste e fissato per l'autunno 2026 nuove aliquote e durata dell'intervento, con una differenza chiara rispetto al precedente taglio delle accise terminato a maggio 2026, che era costruito su uno sconto fisso con scadenza nota.

Il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, ha definito l'effetto combinato dei rincari e delle imposte sui carburanti "una tassa occulta da 80 euro a singolo cittadino residente, neonati compresi", riferendosi al conto del caro-carburanti accumulato nel 2026. Una pressione che il nuovo meccanismo punta almeno a rendere più prevedibile.