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Se sei Lewis Hamilton la Ferrari F40 la tratti così

Hamilton racconta il restauro della sua Ferrari F40 del 1991: il dilemma tra conservarla con 69 km o tornare a guidarla

Ferrari F40
Foto di: Ferrari
Francesco Stazi Francesco Stazi

Una Ferrari F40 con appena 69 km sul contachilometri è quasi un oggetto da museo. Lasciarla esattamente come è stata trovata significa conservare una testimonianza quasi intatta del 1991. Ma significa anche rinunciare a una delle cose per cui una F40 è stata costruita: essere guidata.

È questo il dilemma che Lewis Hamilton si è trovato ad affrontare dopo aver acquistato il particolare esemplare rimasto fermo per oltre trent'anni. In un video dedicato alla sua Ferrari, il pilota racconta, così, il percorso che lo ha portato a una scelta tutt'altro che scontata: restaurarla e riportarla in vita, accettando di modificare per sempre quel chilometraggio praticamente irripetibile.

Conservarla o farla tornare una macchina?

Hamilton racconta di aver pensato a lungo alla possibilità di lasciare la F40 esattamente nelle condizioni in cui l'aveva trovata. Una macchina ferma dal 1991, con pochissimi chilometri, ha un valore storico che difficilmente può essere replicato.

 

Ma c'è anche l'altra possibilità. Restaurarla completamente, riportarla alle condizioni originali e soprattutto rimetterla in moto.Il pilota non nasconde infatti di volerla guidare. Non molto, naturalmente: con un chilometraggio così basso anche pochi chilometri in più diventano significativi. Ma l'idea di tenere per sempre ferma la sua F40 non lo convince. La scelta cade quindi sul restauro a Maranello.

La rinascita a Maranello

Il video mostra tutto l'iter di restauro dall'arrivo alle officine della provincia modenese fino al momento in cui Hamilton torna a vedere la vettura dopo il lavoro degli specialisti Ferrari. La differenza rispetto alla F40 ferma nel garage è evidente: la carrozzeria è stata riportata a nuovo e la macchina sembra appena uscita dalla fabbrica.

 

Durante il controllo emerge anche un dettaglio particolare: il motore ha come numero di serie I 44, il 44 è lo stesso numero scelto da Hamilton come numero di gara in Formula 1. La scoperta offiamente sorprende tecnici e il pilota, che più volte sottolinea quanto sia particolare la coincidenza. Per una Ferrari già speciale per la sua storia, è un dettaglio che la rende ancora più personale. Poi arriva il momento decisivo.

Dopo 35 anni il V8 riparte

Hamilton si mette al volante e avvia il motore. Il V8 biturbo della F40 torna a funzionare dopo oltre trent'anni di silenzio. La reazione del pilota è quella di chi sta finalmente vedendo completarsi un progetto iniziato con l'acquisto della vettura. Prima la sorpresa nel rivederla completamente restaurata, poi l'emozione dell'accensione e infine la voglia di guidarla.

Restoring My F40
Restoring My F40

È anche il momento in cui la F40 smette di essere, almeno in parte, una macchina da conservare e torna a essere una Ferrari da guidare. Hamilton sa bene che non potrà utilizzarla come una normale auto sportiva. Quei 69 km rimangono un elemento fondamentale della sua storia e l'obiettivo è mantenerne il più possibile il basso chilometraggio. Ma qualche chilometro in più, questa volta, ha un significato diverso: serve a darle una seconda vita.

La strada porta a Monza

Tra i progetti di Hamilton c'è anche quello di portare la F40 a Monza e guidarla sul circuito italiano. Un modo per completare il percorso iniziato con il restauro e, soprattutto, per fare quello che per oltre trent'anni il precedente proprietario non aveva più fatto: guidarla.

La F40 è quindi tornata a nuova vita. Non è più l'auto immobile e impolverata che Hamilton aveva trovato, ma nemmeno una supercar da utilizzare senza pensarci. Rimane una vettura con appena 69 km e una storia irripetibile che il suo nuovo proprietario ha scelto di conservare in un modo particolare: facendola tornare a vivere.

Fotogallery: Ferrari F40