Motus-E avverte: così la guida autonoma in Italia non partirà mai
L'obbligo del controllore a bordo rischia di escludere l'Italia dai servizi già attivi altrove senza conducente
Il Codice della Strada rischia di bloccare la guida autonoma in Italia. Proprio mentre altri paesi europei hanno già robotaxi, bus e navette senza conducente in servizio, Motus-E, l'associazione che riunisce le aziende della filiera elettrica, ha presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una serie di richieste per modificare la bozza di revisione del Codice attualmente in consultazione.
Il nodo principale riguarda l'obbligo, previsto dalla bozza, di avere sempre un controllore fisicamente a bordo del veicolo a guida autonoma. Per Motus-E questa regola contrasta con le esperienze già consolidate in diverse città europee, dove i servizi di trasporto completamente autonomo funzionano con una supervisione da remoto.
Controllo a distanza invece che a bordo
La modifica chiesta da Motus-E prevede di sostituire il controllore a bordo con un controllore da remoto, in grado di intervenire immediatamente quando serve e con poteri ben definiti. La proposta riguarderebbe non solo la fase di sperimentazione ma anche le finalità omologative dei veicoli.
In pratica, chi gestisce la flotta dovrebbe presentare un piano di sicurezza completo. La supervisione a distanza dovrebbe garantire, in caso di necessità, un intervento tempestivo quanto quello di un conducente seduto al volante. Così i mezzi pensati per funzionare senza nessuno a bordo potrebbero essere usati come sono stati progettati, senza perdere il controllo umano sulla sicurezza.
Motus-E propone anche di spostare le regole di dettaglio dal Codice a un decreto ministeriale, più semplice da aggiornare man mano che la tecnologia si evolve. È una richiesta che si lega a una discussione più ampia sulla revisione del nuovo Codice della Strada, e al caso già emerso in Italia della richiesta di autorizzare la guida autonoma di Tesla.
Segnaletica più chiara per la ricarica
Accanto al tema della guida autonoma, Motus-E chiede più attenzione alla manutenzione della segnaletica stradale, per garantirne la piena visibilità e la sicurezza di tutti. Chiede anche di introdurre segnali nuovi e più chiari per le infrastrutture di ricarica pubblica.
Nello specifico, l'associazione propone di distinguere i segnali tra potenza standard ed elevata, e tra ricarica per veicoli leggeri o pesanti. Chiede inoltre segnali uniformi per delimitare gli stalli riservati alla ricarica elettrica. E una maggiore tutela di quegli spazi contro un uso improprio.
Più peso per i mezzi pesanti elettrici
Tra le proposte figura anche l'innalzamento da 2 a 4 tonnellate del peso aggiuntivo riconosciuto ai mezzi pesanti elettrici rispetto agli equivalenti a combustione. Secondo Motus-E, senza questo margine il peso delle batterie finirebbe per limitare la crescita dell'autonomia dei veicoli da trasporto merci.
Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ha commentato così l'insieme delle proposte: "La sfida della guida autonoma non riguarda solo la mobilità, ma la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti, sviluppare competenze e rafforzare la competitività della filiera industriale". Pressi ha aggiunto che il Codice dovrebbe "definire regole moderne, coerenti con l'evoluzione tecnologica e con quanto già avviene in Europa, mantenendo sempre la sicurezza come principio imprescindibile".
Le proposte sono ora nelle mani del Ministero. Dovrà valutarle insieme alle altre osservazioni raccolte nella consultazione pubblica sulla revisione del Codice, un processo che tocca anche altri aspetti discussi di recente, dagli schermi touch a bordo ai progetti sperimentali di guida connessa come quello avviato a Modena.
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