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Perché questa Mercedes 190 aveva due batterie?

Prodotta in 502 esemplari per correre nel DTM, la Mercedes 190 Evo II aveva un 2.5 aspirato da 235 CV e un'aerodinamica studiatissima

Mercedes 190 E 2.5-16 Evolution II 1991
Cristiano Fortini Cristiano Fortini

La Mercedes 190 E 2.5-16 Evolution II è una delle berline sportive più iconiche degli anni Novanta. Presentata al Salone di Ginevra del 1990, nasce con un obiettivo preciso: ottenere l'omologazione necessaria per competere nel DTM, il campionato tedesco turismo. Dietro il suo aspetto estremo si nasconde quindi molto più di una semplice berlina elaborata.

La produzione è stata limitata a 502 esemplari, due in più rispetto ai 500 richiesti per l'omologazione. Una scelta legata alle esigenze delle competizioni, che contribuisce ancora oggi a rendere questa versione particolarmente ricercata dai collezionisti.

Il motore e l'aerodinamica da gara

Tra le sue particolarità tecniche ci sono anche le due batterie, una soluzione insolita per una sportiva. Nella configurazione destinata alla pista, una delle due poteva essere rimossa per ridurre il peso della vettura, privilegiando così le prestazioni rispetto alla praticità nell'utilizzo quotidiano.

 

Sotto il cofano trova posto un quattro cilindri aspirato da 2,5 litri e 16 valvole, sviluppato con il contributo di Cosworth. La potenza raggiunge 235 CV a 7.200 giri/min, mentre la coppia massima è di 245 Nm. Il motore è abbinato a un cambio manuale a cinque marce, pensato per gestire al meglio la guida sportiva. La velocità massima dichiarata è di 250 km/h, mentre lo scatto da 0 a 100 km/h richiede circa 7,1 secondi.

A rendere immediatamente riconoscibile la Mercedes 190 E Evo II è soprattutto la carrozzeria. I passaruota allargati ospitano cerchi da 17 pollici, mentre paraurti specifici, spoiler anteriori e soprattutto la grande ala posteriore trasformano il profilo della berlina.

Mercedes 190 E 2.5-16 Evolution II 1991, Il motore

Mercedes 190 E 2.5-16 Evolution II 1991, Il motore

Non si tratta soltanto di un esercizio estetico: le modifiche aerodinamiche sono state sviluppate per migliorare il comportamento della vettura alle alte velocità. Il progetto ha dato i suoi frutti anche in gara. Nel 1992, con Klaus Ludwig al volante, la Evo II conquistò il titolo piloti del DTM, entrando definitivamente nella storia delle competizioni e consolidando il proprio status di classica da collezione.