La chiamavano Vedova Nera, ma conquistò anche le famiglie
La Rekord C compie 60 anni: dalla tranquilla berlina alla Schwarze Witwe da 180 CV, ecco la storia della prima Opel milionaria
Alla fine degli anni Sessanta Opel vive una fase di grande cambiamento. L'immagine piuttosto conservatrice ereditata dagli anni Cinquanta comincia a lasciare spazio a linee più dinamiche e sportive. La Kadett si fa strada sul mercato e anche la Manta conquista una clientela appassionata di auto dal carattere sportivo. Ma c'è un modello che riesce ad alzare ulteriormente l'asticella: l'Opel Rekord C, prima vettura della Casa tedesca a superare il milione di esemplari venduti, con quasi 1,25 milioni di unità.
Nel settembre 1971, tra le vetture prodotte, c'è anche la numero dieci milioni uscita dallo stabilimento di Rüsselsheim. La Rekord C debutta nell'agosto 1966, appena undici mesi dopo l'arrivo della Rekord B, che va a sostituire. Il suo sviluppo, però, era iniziato già nel 1963, quando la generazione precedente, la Rekord A, aveva appena cominciato la propria carriera.
Un design ispirato alle americane
Per disegnare la nuova Rekord, General Motors prende come riferimento la Chevrolet Chevelle. Inizialmente i designer Opel realizzano anche alcune proposte dalle forme più tradizionali, senza la caratteristica linea sinuosa della carrozzeria, perché temono che il pubblico tedesco possa non apprezzare uno stile così audace.
Alla fine, però, viene scelta proprio la soluzione più originale, caratterizzata dalla cosiddetta linea a Coke Bottle, che ricorda la forma di una bottiglia di Coca-Cola. Una scelta che all'epoca suscita anche qualche ironia sulla stampa tedesca, in particolare sulle pagine dello Spiegel.
Rispetto alla Rekord B, la nuova generazione presenta non soltanto una fiancata più sinuosa, ma anche superfici più arrotondate, linee nette e una carrozzeria dalle forme maggiormente definite. Al posteriore i fanali circolari lasciano il posto a gruppi ottici integrati, con una leggera piega che ne sottolinea il profilo laterale. Non mancano, naturalmente, le abbondanti finiture cromate tipiche dell'epoca.
La Rekord C porta Opel al livello delle rivali
Le dimensioni crescono leggermente. Il passo passa da 2.639 a 2.669 mm, mentre la lunghezza aumenta di due centimetri, raggiungendo i 4,55 metri. Anche la carreggiata si allarga di 65 mm. All'interno, il divano posteriore viene spostato più indietro per offrire maggiore spazio alle gambe e migliorare il comfort dei passeggeri. Una scelta che riduce la capacità del bagagliaio a 385 litri, ma che risponde anche alle abitudini degli automobilisti dell'epoca: secondo le statistiche del periodo, il vano di carico viaggia spesso praticamente vuoto.
Le novità più importanti, tuttavia, riguardano la meccanica. La vecchia sospensione posteriore con balestre viene abbandonata a favore di un nuovo schema a cinque bracci, con molle elicoidali, quattro bracci longitudinali e una barra trasversale di tipo Panhard. All'anteriore viene invece confermata la sospensione indipendente a doppi triangoli, con l'aggiunta di elementi in gomma di maggiori dimensioni per ridurre le vibrazioni e i rumori.
Opel Rekord C, gli interni
Il noto giornalista e collaudatore automobilistico Rainer Günzler riconosce alla terza generazione della Rekord un progresso sul piano del comportamento stradale, pur senza considerarlo tale da mettere in difficoltà la concorrenza. Apprezza la stabilità e la compostezza su fondi regolari, ma segnala anche una certa tendenza a saltellare e ondeggiare sulle superfici sconnesse. Tra gli altri aggiornamenti figurano l'impianto frenante a doppio circuito, il servofreno su tutte le versioni e i freni a disco anteriori.
Motori e carrozzerie: ce n'è per tutti i gusti
La gamma comprende complessivamente cinque motori a quattro cilindri e uno a sei cilindri, con cilindrate comprese tra 1,5 e 2,2 litri e potenze da 58 a 106 CV. Il propulsore da 1,5 litri viene leggermente aggiornato per migliorare l'erogazione della coppia, mentre il 1.9 S raggiunge il vertice della gamma grazie a due carburatori a doppio corpo, che gli permettono di sviluppare 106 CV.
Esce invece di scena il sei cilindri da 2,6 litri della Rekord B. Al suo posto arriva un'unità da 2,5 litri destinata alla Opel Commodore A, modello tecnicamente molto simile alla Rekord, ma posizionato al vertice dell'offerta.
La Commodore compare anche nel video di Azzurro dei Toten Hosen, nel quale la band attraversa il Brennero diretta in Italia per i Mondiali di calcio del 1990, non senza qualche imprevisto. Nel filmato sembra esserci una Rekord C, ma il dettaglio dei cerchi con attacco a cinque fori rivela che si tratta in realtà della più potente Commodore. La Rekord destinata al grande pubblico utilizza invece cerchi con quattro fori.
La Opel Rekord C compie 60 anni
Anche per quanto riguarda le carrozzerie, Opel offre diverse possibilità. La Rekord C è disponibile come berlina oppure Caravan, la versione familiare, con tre o cinque porte. Nel 1967 arriva anche la coupé, ordinabile con tetto rivestito in vinile. Per chi desidera qualcosa di ancora più esclusivo, il carrozziere Karl Deutsch propone persino una versione cabriolet, con un sovrapprezzo di 4.000 marchi tedeschi.
Al volante della Rekord C 1.5 con cambio Olymat
Di serie, la Rekord C utilizza un cambio manuale a tre marce. A richiesta è disponibile una trasmissione a quattro rapporti, sempre con leva al volante. Pagando un supplemento, si può scegliere anche il comando del cambio sul pavimento, di serie sulla coupé. Chi preferisce non occuparsi direttamente della cambiata può invece optare per il cambio automatico Powerglide a due rapporti, sostituito alla fine del 1968 da un'unità a tre marce.
La soluzione più particolare è però il cambio semiautomatico Olymat, rimasto in listino fino al 1970. I tre rapporti vengono selezionati manualmente attraverso la leva al volante, mentre la frizione è automatica. In pratica, basta sollevare il piede dall'acceleratore per cambiare marcia senza dover premere alcun pedale.
Opel Rekord C
La versione provata è equipaggiata con il motore d'accesso da 1,5 litri. Chi oggi si lamenta delle corse troppo lunghe della leva del cambio manuale dovrebbe provare a sedersi a bordo di questa Opel. I movimenti necessari per inserire le marce sono ampi, il funzionamento del semiautomatico è piuttosto tranquillo e per innestare il rapporto bisogna accompagnare la leva con una certa decisione. Tra una cambiata e l'altra sembra passare un'eternità: possono servire anche tre, quattro o cinque secondi prima di poter tornare ad accelerare.
Alla guida si percepisce comunque il grande passo avanti compiuto rispetto alla Rekord B. Le sospensioni assorbono bene le irregolarità della strada e privilegiano chiaramente il comfort. Quando, però, le buche diventano numerose e si affrontano a velocità sostenuta, il comportamento morbido dell'assetto rischia di mettere in difficoltà la vettura.
Durante la prova, fortunatamente, il limite di velocità all'interno dello stabilimento Opel è di 30 km/h. Si procede quindi con calma, seguendo l'auto utilizzata per le fotografie. Un ritmo al quale, tutto sommato, ci si potrebbe anche abituare.
Anche l'abitacolo beneficia di diversi aggiornamenti. La plancia è rivestita con materiale imbottito in schiuma, il piantone dello sterzo è telescopico e vengono ridisegnate le zone a deformazione programmata per migliorare la sicurezza passiva. A richiesta si possono avere persino cinture di sicurezza a tre punti e poggiatesta. Il caratteristico tachimetro a nastro delle generazioni precedenti lascia invece il posto a strumenti circolari, progettati per ridurre i riflessi.
Le versioni meno conosciute
Tra il 1967 e il 1969, accanto alla tranquilla berlina destinata all'uso quotidiano, Opel sviluppa una versione da competizione decisamente più aggressiva: la Schwarze Witwe, letteralmente "Vedova Nera". Il progetto è affidato ad Anatole Carl Lapine, che negli anni Settanta diventerà famoso soprattutto per il suo lavoro come responsabile del design Porsche, contribuendo allo sviluppo di modelli come 924, 928 e 944.
La vettura si distingue per la carrozzeria completamente nera, arricchita da dettagli gialli a contrasto, e per un motore da 180 CV. Al volante si alternano anche Erich Bitter, fondatore dell'omonima casa automobilistica specializzata in sportive, e un giovane Niki Lauda. I risultati in gara, tuttavia, non sono particolarmente significativi. L'impresa più importante resta il giro più veloce registrato sul circuito di Hockenheim nel 1968. Nonostante ciò, la Schwarze Witwe diventa un modello di culto. Negli anni Settanta scompare misteriosamente e soltanto nel 2012 Opel Classic ne realizza una replica.
Meno estrema è la Rekord C Sprint, riconoscibile per le strisce decorative da rally e spinta dal quattro cilindri 1.9. Questa versione sportiva della berlina di fascia media impiega 12,5 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h.
Meno conosciute sono invece le varianti commercializzate fuori dalla Germania. In Sudafrica, Belgio e Svizzera la Rekord C viene venduta con il nome Ranger A, mentre in Brasile, Cile e Uruguay diventa Chevrolet Opala. In Messico riceve addirittura il nome Opel Olympico. Nel 1967, inoltre, lo svedese As Lille-Bror Nasenius conquista il secondo posto nel Campionato europeo al volante di una Rekord C.
Un altro riferimento alla vettura arriva dalla musica. Sulla copertina dell'album di debutto Opel Gang dei Toten Hosen, la band condivide la scena proprio con una Rekord C Caravan del 1983. Il gruppo punk tedesco torna poi a citare il modello anche sulla copertina del suo ultimo album in studio, Trink aus! Wir müssen gehen.
La produzione della Opel Rekord C termina nel gennaio 1972, dopo 1.274.362 esemplari costruiti. Nello stesso mese arriva la sua erede, la Rekord D. La versione più richiesta è la 1700, che nel 1967 costa circa 7.800 marchi tedeschi.
Oggi, per acquistare una Rekord C, non serve certo avere un conto in banca da milionario: le berline di serie si trovano a partire da circa 5.000 euro. Bisogna però considerare che la disponibilità di ricambi non è particolarmente ampia. Anche per questo motivo, scegliere un esemplare dotato del cambio semiautomatico Olymat potrebbe non essere la soluzione più pratica.
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