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Quindi, cosa ha deciso l'Europa sulle emissioni auto?

I motori termici potrebbero sopravvivere dopo il 2035, ma a determinate condizioni. Ora bisogna attendere il voto del Parlamento

Car dual exhaust pipe
Massimo Grassi Massimo Grassi

L'obiettivo di vendere solo auto elettriche in Europa a partire dal 2035 sta pian piano scomparendo e l'approvazione della proposta presentata il 4 novembre da parte del Parlamento Europeo è un altro passo in quella direzione. Un ammorbidimento delle regole sulle emissioni di CO2, arrivato in un momento cruciale per i costruttori europei, stretti dalla morsa dei rivali cinesi e da un mercato elettrico che stenta ancora a decollare.

Dopo un'iniziale corsa verso modelli a batterie i costruttori hanno capito come l'obiettivo fissato per il 2035 fosse irraggiungibile. Ora anche l'Europa se ne è resa conto. Ma cosa sta succedendo e cosa succederà?

Cosa ha votato l'Europa

Il testo votato prevede una riduzione delle emissioni al 2035 dell'87,5% rispetto ai livelli 2021, non più del 100%. Il restante 7,5% potrebbe essere compensato con l'uso di acciaio a basse emissioni prodotto nell'Unione Europea. Decisione che, secondo Transport & Environment (principale organizzazione non governativa europea dedicata alla promozione di politiche per la mobilità pulita e sostenibile) la nuova normativa permetterebbe ai costruttori di mantenere una quota del 30% di modelli con motore a combustione dopo il 2035.

Citroën 2CV Concept (2026)

Citroën 2CV Concept (2026)

Foto di: Citroën

Parlando di veicoli commerciali il target 2030 scenderebbe al 35% di riduzione, contro il 50% delle regole attuali e il 40% proposto dalla Commissione europea. Rimarrebbe invece l'obiettivo dell'80% per il 2035, ma con la possibilità di compensare con il 7,5% di acciaio verde.

Il testo della legge introduce poi il concetto di VEEF (Vehicles Running Exclusively on Eligible Fuels), ovvero veicoli alimentati esclusivamente con carburanti sostenibili, che verrebbero quindi equiparati alle auto a zero emissioni. C'è poi la tanto discussa questione delle e-car: auto elettriche con lunghezza non superiore ai 4,2 metri e prodotte in Europa, per le quali l'Unione Europea riconoscerebbe un "super credito". Funzionerebbe così: ogni e-car venduta conterebbe come 1,4 auto nel computo delle emissioni di flotta. Uno non varrebbe uno quindi. Modelli più lunghi di 4,2 metri ma comunque efficienti (leggasi: a emissioni zero) varrebbero invece 1,2 volte.

Dacia Hipster (2027), il render di Motor1.com

Dacia Hipster (2027), il render di Motor1.com

Foto di: Motor1.com
Volkswagen ID.Every1

Volkswagen ID.Every1

Foto di: Volkswagen

C'è anche altro

Parallelamente Francia e Germania, i mercati auto più importanti d'Europa, hanno già trovato un'intesa comune (che deve ancora essere approvata) che punta a confermare il taglio del 90% delle emissioni rispetto al 2021, ma senza le compensazioni per i produttori sul restante 10%. L'accordo prevede una flessibilità normativa per i veicoli alimentati da carburanti rinnovabili.

Resta il legame al concetto di "Made in Europe", tema sul quale numerosi Gruppi europei stanno battendo. Volkswagen per esempio ha lanciato il piano "For Europe", che punta a una produzione all'interno dei confini del Vecchio Continente.

Cosa succederà

Come detto si tratta per ora solo di una proposta e per l'eventuale via libera definitivo bisogna attendere il volo del Parlamento europeo, atteso per il prossimo dicembre. Un voto che se da una parte vede le Case favorevoli all'ammorbidimento delle regole sulla CO2, dall'altra registra perplessità provenienti da alcune associazioni. 

Perché si, perché no

In primis l'ACEA, l'associazione europea dei produttori, che ha accolto con favore la proposta definendola

"un ulteriore passo avanti verso un quadro normativo più pragmatico in materia di emissioni di CO2 per auto e furgoni".

Dello stesso tenore l'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) che ha commentato dicendo

"Siamo contenti che dopo anni di discussioni anche accese, la maggioranza parlamentare europea dimostri di aver compreso che rivedere gli obiettivi e introdurre nuove flessibilità non rappresenta un passo indietro nella transizione, ma un passo avanti nel pragmatismo e nella responsabilità", sottolineando però l'insostenibilità "di una compensazione obbligatoria del 7,5% degli obiettivi 2035 attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio”.

Critiche arrivano invece da Transport & Environment, secondo cui l'approvazione delle proposte

"Ridurrebbe la quota minima di veicoli elettrici a batteria (BEV) al 39% nel 2030 (invece del 57% previsto dall'attuale regolamento) e al 69% nel 2035 (invece del 100%). Di conseguenza, ciò mette a rischio i 200 miliardi di euro già investiti nell'ecosistema dei veicoli elettrici in Europa". 

Anche Motus-e è dello stesso parere. L'associazione dichiara infatti

“Bene il mantenimento di un alto target finale di elettrificazione dell’auto, che conferma la direzione verso cui andrà l’Unione europea nel 2035. Ma continuare a discutere di obiettivi sulle emissioni, senza costruire le condizioni industriali per raggiungerli, rischia di far perdere all’Europa la sfida più importante: quella della competitività".