Chi sono i nuovi conduttori di The Grand Tour? Li abbiamo intervistati
Abbiamo incontrato Thomas Holland, James Engelsman e Francis Bourgeois, i nuovi conduttori di Grand Tour, ecco cosa ci hanno detto
Quando James Englesman mi ha chiamato qualche tempo fa (in circostanze non meglio precisate per ragioni legali) per dirmi che lui, Thomas Holland e Francis Bourgeois sarebbero stati i nuovi volti di The Grand Tour, ne sono stato orgoglioso. E anche spaventato. Lo sapevano anche loro. Raccogliere un’eredità pesante come quella lasciata da Jeremy Clarkson, James May e Richard Hammond è un compito che solo degli incoscienti accetterebbero. Eppure, finora non c’è stato un trio più adatto a raccogliere il testimone dei tre ragazzi scelti per questo incarico.
James e Thomas sono veri appassionati di auto. James, con cui sono stato passeggero su una Lexus LFA a Willow Springs, e Thomas, che ho aiutato a sostituire la frizione sulla sua E46 da corsa durante un weekend di gara, sono tra le persone più competenti, gentili e divertenti che mi vengano in mente in questo settore. Francis non lo conosco. Ma amo i treni. E chi è del mestiere riconosce chi lo è davvero.
Sedermi di fronte a loro e parlare di questo traguardo è stato un piacere. È come vedere degli amici arrivare alle Finals NBA o vincere un Grammy. E anche se questi ragazzi hanno un’eredità enorme da raccogliere, non hanno alcuna intenzione di fare “solo” un altro Top Gear o un altro Grand Tour. Tutti e tre i conduttori sono creativi che vivono per la propria forma d’arte.
Ho chiesto loro tutto quello che potevo in 15 minuti: ecco il nuovo Grand Tour.
D: Qual è stato il passaggio più grande da Throttle House (e dai video sui treni) a The Grand Tour?
Thomas: Credo il ritmo e la scala; è davvero un’esperienza completamente diversa. E forse, per certi versi, se si confrontano Throttle House e Grand Tour, il prodotto visivo può sembrare simile. Però qui tutto era molto più grande: fisicamente, nei tempi e nel numero di persone coinvolte, no? Quindi è stato un adattamento. Di solito corro in giro come una gallina senza testa cercando di girare le cose…
Francis: …A un certo punto hai detto al regista di fare una determinata inquadratura.
Thomas: L’ho detto al direttore della fotografia, sì, letteralmente al tipo famoso per aver dato a Top Gear quell’aspetto lì. Il primo giorno gli ho suggerito un’inquadratura e tutti si sono fermati a guardarmi, mentre James è scoppiato a ridere. A quel punto mi sono detto: sai cosa? Me ne sto indietro.
Francis: Per il tipo di contenuti che realizzo io, sono passato dal filmare con la mia ragazza a filmare con una troupe di 75 persone; dal girare con la mia ragazza e un iPhone a lavorare con questa grande squadra e telecamere enormi. L’unico lato negativo di girare con una troupe così grande è che non ricevo gli ottimi massaggi alla schiena che mi fa Amy.
Thomas: Li ha chiesti un paio di volte e abbiamo detto di no… L’altra cosa è la copertura, un concetto che conoscevo, ma non avevo davvero capito quanto una scena potesse essere coperta con così tante camere. Qualunque cosa tu faccia, in qualche modo c’è una telecamera che la sta riprendendo. È stata un’esperienza pazzesca. Scendi da una collina, fai qualcosa e, in qualche modo, c’è una camera puntata su di te. Quindi era uno strano livello di libertà: potevi semplicemente stare nella scena o affrontare la situazione.
D: Com’è stato il processo creativo per voi tre e quanto siete stati coinvolti?
Thomas: Moltissimo.
James: È sembrato quasi un lusso, per il livello di collaborazione che ci è stato concesso. Credo che la produzione fosse perfettamente consapevole del fatto che veniamo da un mondo di content creator, dove pre-produzione, giornata di riprese e post-produzione fanno parte della nostra quotidianità. È stato bello essere invitati a partecipare a quelle conversazioni.
Thomas: Sì, siamo stati coinvolti in ogni fase del processo, dall’ideazione dei filmati alle modifiche sul set, alle cose nuove, a tutto ciò che ci veniva in mente.
James: A meno che il set non fosse accolto malissimo…
Thomas: …Sì, in quel caso non c’entravamo nulla.
D: Ho visto il primo episodio ed è stato ottimo. Senza fare spoiler, quella gara era seria, vero?
Thomas: Sì, quella è stata una… cosa.
D: E Francis che inseguiva il treno era tutto vero? Ditemi che era vero.
Francis: Sì, al cento per cento. Eravamo accanto a una linea ferroviaria, quindi le mie orecchie erano già sintonizzate sul sibilo dei binari. Ho visto l’occasione e credo che questo dimostri una cosa: anche se facciamo parte di una squadra enorme, sono così flessibili e pronti a essere impulsivi quanto noi. Nel giro di un minuto da quando abbiamo visto quel treno serpeggiare in lontananza, eravamo nelle nostre auto a inseguirlo con la camera car.
Thomas: Francis, tu non hai visto il treno serpeggiare in lontananza. Lo hai percepito come Spider-Man percepisce Goblin, giusto? Sapevi letteralmente che stava arrivando e poi, come dice lui, siamo saltati nelle nostre auto e in qualche modo c’era una camera car con noi. Lo hanno fatto e basta, e noi abbiamo ottenuto quella scena. È stato folle. Che momento!
James: In quelle due settimane negli Stati Uniti abbiamo distrutto quattro Cayenne.
D: Distrutto quattro Cayenne? Che fine hanno fatto?
Thomas: Sì, le camera car… Peso eccessivo e guida al limite per cercare di starci dietro.
D: In che modo Clarkson, Hammond e May hanno sostenuto il programma? Ovviamente avete un’eredità importante da raccogliere…
Thomas: Non vogliamo rovinare nulla. Però li abbiamo incontrati tutti, abbiamo cenato con tutti loro e sono stati molto gentili nel condividere il loro punto di vista, cosa che è stata davvero utile. Sentire che erano entusiasti del progetto non è stato necessariamente un’iniezione di fiducia, ma almeno ci ha fatto pensare: va bene…
James: …James May è stato estremamente umile. È davvero curioso di vedere una nuova versione del programma. Poi ha chiesto a uno dei dirigenti Amazon: “Potrei venire alla première?”. E loro hanno risposto: “…Sì”.
Thomas: Sì, ovviamente.
D: Quanta parte del vecchio team di Grand Tour è ancora coinvolta? Produttori, autori e così via
Thomas: Più di quanto non lo sia. Tutti gli operatori camera, tutti gli operatori delle mini cam, Phil il regista, che ora è produttore esecutivo, e alcuni registi. Onestamente, gran parte del team è ancora presente.
D: Com’è stato entrare in contatto con una squadra di produzione così leggendaria?
Francis: Be’, alla mia prima riunione dopo aver ricevuto l’email non sapevo chi avrei trovato nella stanza, ma era piena di persone, incluso Richard Porter. Ho visto Richard e ho pensato: “Ok, qui si fa sul serio”. E ho avuto la sensazione di poter liberare tutto il mio entusiasmo automobilistico, sapendo che le sue orecchie sarebbero state perfettamente sintonizzate su codici telaio, codici motore e così via. Quindi è stato un piacere lavorare con persone così affermate, che hanno contribuito a costruire l’identità dello show.
Thomas: È divertente che tu lo dica, perché Richard ci ha chiamati dopo averti incontrato e ci ha detto: “È entrato e ha parlato solo per codici telaio. Quindi credo che possa andare bene…”. Ma no, per certi versi è stato surreale. Il team in sé, quello sul posto, è stato incredibilmente accogliente. Non abbiamo mai percepito da parte loro un atteggiamento del tipo: “Va bene, vediamo se questi ce la fanno davvero”. Nulla del genere.
James: Però ricordo di aver provato una forte sindrome dell’impostore, perché tutti nel team erano inglesi brillanti, spiritosi e bravissimi nel loro lavoro, e io ero dall’altra parte della telecamera a pensare: “Dovrebbero stare loro qui”. Erano tutti fantastici ed è stato un piacere viaggiare con loro, perché era come andare via con i ragazzi più cool; solo che dovevano esserti amici per forza, dato che io non ne ho mai avuti davvero.
Francis: Però è bello sentirsi come un grande gruppo, non come se ci fossimo solo noi, i conduttori, da una parte e la produzione dall’altra. A fine giornata siamo tutti al bar, condividiamo il tavolo e sembra davvero una grande trasferta tra amici. E soprattutto quando finiamo le riprese in certe location, sanno come fare festa…
Thomas: …Sì, gli inglesi ci danno dentro. E poi c’è una quantità infinita di storie da parte di queste persone. Ti siedi a un tavolo con qualcuno di nuovo e senti racconti non solo su Grand Tour, ma anche cose del tipo: quello ha guidato la camera car in Mission: Impossible, quell’altro era in Spider-Man. Sono il meglio del meglio, quindi è davvero interessante.
D: Cosa volevate portare di diverso in The Grand Tour, se c’era qualcosa?
Thomas: Non so se ci sia stato qualcosa che ci siamo detti: ok, questo possiamo farlo meglio di loro. Non credo fosse quello, necessariamente. Però avevamo la loro benedizione: si sono ritirati e ci sostengono, e questo è importante. Quindi forse ci ha dato un po’ di fiducia o la sensazione di poter dire: “Ok, possiamo farlo”. Ma al di là di questo, non abbiamo trovato una formula magica, perché non esiste. Siamo semplicemente usciti, siamo stati noi stessi e abbiamo fatto il programma nel miglior modo possibile.
James: È come con certe auto: senti che ci sono cuore e anima dentro. Poi a volte ne guidi una che porta lo stesso nome, ma manca qualcosa. Io credo fortemente che noi tre possiamo portare nello show un senso di cuore che forse alcune iterazioni precedenti, pur essendo state anche molto riuscite, non erano riuscite ad agganciare o ad allineare del tutto.
D: Francis, quando inseguivi un treno con Chris Harris su una Mercedes cabrio, com’è stato?
Francis: Be’, era semplicemente un’idea che avevo avuto, per via del modo in cui la strada e la ferrovia corrono per un tratto così lungo lungo la costa del Galles del Nord. Stavo segnando sul calendario quando un treno a vapore sarebbe passato su quella linea e, allo stesso tempo, cercavo di organizzare una cabrio un po’ speciale. Però mi serviva anche un pilota disposto a farlo e, per fortuna, il ragazzo con cui lavoravo a quel filmato conosce personalmente Chris [Harris] e ci ha messi in contatto. È stata una realtà bizzarra: un po’ come quando ho incontrato Jeremy [Clarkson], gli guardavo il volto e il profilo in 3D. È stato tipo: “oh!”.
D: Clarkson ha davvero un volto così riconoscibile? Che cosa ha di particolare?
Thomas: Onestamente è difficile da spiegare. Però Francis non è fuori strada quando parla del vedere Jeremy dal vivo. Lo guardi in TV, giusto? Ma poi dal vivo ti ritrovi a pensare: “Oh, è lì”. Ha una presenza davvero notevole.
D: Tornando al video con Chris Harris: ti ha fatto pensare “Ok, forse posso farlo”?
Francis: Be’, la gente ovviamente mi conosce per i miei video sui treni, ma amo le auto da tanto tempo quanto amo i treni, e volevo trovare un modo per far emergere questa passione nei miei contenuti. Ho sentito che quel video con Chris fosse un buon modo per allentare un po’ la pressione e far uscire quella parte da nerd dell’auto. Non mi aspettavo che da quel video nascesse nulla, se non il fatto che la gente si divertisse a vederci inseguire un treno. Ma il fatto che poi sia stato notato da Thomas e James, e che loro mi abbiano suggerito alla produzione, ha reso quel video una delle cose più importanti che abbia mai fatto nella mia vita.
James: Inoltre non è facile fare un in-car, e gli in-car di Francis sono davvero molto buoni. È una cosa difficile. Ricordo il mio primo in-car: sono partito con una Hyundai Kona per 48 minuti, sono tornato e l’unica cosa utilizzabile al montaggio era io che dicevo: “non sono convinto del verde”. Tutto qui, in 48 minuti. Francis invece ha un modo di dire solo ciò che conta.
Thomas: Ci è riuscito subito… Una cosa quasi irritante, a essere sincero. Ed è anche un buon pilota.
D: Ultima domanda: com’è stato il processo per coinvolgere Francis?
Thomas: Stavamo facendo test con moltissime persone di grande talento, valutando e buttando nomi nel mucchio, poi James ha trovato quel video e lo abbiamo guardato. Ci siamo detti: interessante. Così lo abbiamo consigliato e ovviamente la produzione ha organizzato tutto; sono stati loro a prendere la decisione finale su ogni cosa. Ma nel momento in cui abbiamo fatto il test con lui, è stato tipo: “Oh sì, ok, questo è diverso. Funziona”.
James: Un enorme sollievo. Facevamo test da un sacco di tempo e, se non avessimo trovato qualcuno in fretta, probabilmente non sarebbe successo. Poi credo siamo arrivati al punto in cui io e Thomas ci siamo detti: “E se alla fine fossimo solo noi due, se non si riesce a fare?”.
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