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La Mission S è la Porsche che aspettavamo

Motore centrale, 8000 giri/min, niente schermo centrale: ecco la Porsche Mission S

Porsche Mission S
08:21
Foto di: Motor1.com
Flavio Atzori Flavio Atzori

Motore centrale, fari tondi che richiamano la 911, il tetto che scende sotto l’alettone in stile 959. E poi il sistema di raffreddamento che si ispira alla ventola gloriosa della 917k. Tutto, rigorosamente, pensando non a una tiratura limitata, a una “one-off”, ma a un’offerta “permanente e versatile”. Parola di Michael Leiters, amministratore delegato.

Si chiama Mission S, è stata presentata a New York e ha un compito: è un modello di stile per mostrare come si evolve il design delle prossime Porsche, ma anche la base su cui annunciare una nuova piattaforma per supersportive a motore centrale.

Non si sa ancora che tipo di motore monterà che prestazioni e quando arriverà, ma una cosa è certa: ha un contagiri con linea rossa a 8000 giri/min. Siamo volati fino alla Grande Mela per vederla dal vivo.

Cos'è la Porsche Mission S

La Mission S è il primo prodotto visibile di "Sportwagenschmiede '35", il piano con cui Porsche sta ridefinendo la propria strategia. Leiters ha ben capito che per tornare ai fasti serve tornare all'identità del marchio, pur senza rinnegare quanto si sta seminando in questo prossimo presente.

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Porsche Mission S è lo stilema da cui verrà tradotta la futura gamma

Foto di: Porsche

La Mission S dunque è il baluardo, lo stilema da cui verrà tradotta la futura gamma che vede sì la 911 al centro, ma che ora punta forte a posizionarsi anche più su. Insomma, si torna a voler riassaporare l'iconicità delle supercar 959, Carrera GT e 918 Spyder, ma con una produzione di serie, cercando di fondere passato e futuro, analogico e digitale. Non è un caso che, nei vari teaser mostrati, oltre al contagiri, si è vista anche la chiave di accensione. Non un transponder, ma un oggetto fisico.

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Porsche Mission S - Le forme e i dettagli, sono un costante e continuo richiamo

Foto di: Porsche

Allo stesso modo, quel contagiri racconta tutto e niente - a ben vedere. Perché l'idea di un prodotto endotermico - magari elettrificato - è totalmente plausibile. Magari quel benzina 8 cilindri boxer da 5 litri. È anche vero che gli strumenti collocati, sembrano definiti per un motore benzina - vedi pressioni e temperature - e gli scarichi, a corollario, potrebbero essere quel terzo indizio che ha il sapore di conferma.

Anche la scelta di New York poi non è casuale. Il molo del Queens - dove ci siamo ritrovati a scorgere una bellissima vista su Manhattan - è lo stesso dove nel 1953 furono scattate le prime foto della 550 Spyder, la prima supersportiva della Casa.

Gli esterni sono citazioni al passato

Il design è affascinante. Per chi è un amante della Cavallina, le forme e i dettagli, sono un costante e continuo richiamo: i fari tondi e i parafanghi "a siluro" riprendono la 911, le linee delle portiere che si fondono con le luci la 911 serie G, il frontale basso la 911 GT1, il tetto che scende sotto l'alettone la 959. Dalla GT1 arriva anche il concetto "car-in-car" della coda, mentre il disegno del raffreddamento si ispira alla ventola della 917 e i cerchi riprendono il motivo "a telefono" della 928, rivisto per ridurre il peso.

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La Gloriosa 550 Spyder 

Foto di: Porsche

Il resto è dettato dall'architettura: il motore al centro permette la classica "flyline" Porsche, cioè il profilo del tetto che scende continuo verso la coda, e proporzioni molto larghe e basse. Una linea che corre tutto intorno all'auto collega le luci anteriori e posteriori: sopra le superfici sono piene, sotto lasciano vedere gli elementi tecnici. L'alettone posteriore è attivo e integrato nella carrozzeria.

L'abitacolo: i 5 oblò rimangono

La parte più interessante è l'abitacolo, che va in direzione opposta rispetto a gran parte dell'industria. Non c'è uno schermo centrale fisso, e nemmeno un display per il passeggero. Al loro posto c'è un supporto a scomparsa per lo smartphone, compatibile MagSafe: è il telefono del guidatore, se serve, a fare da navigatore o da schermo informazioni, con l'app My Porsche a gestire le funzioni.

Davanti al guidatore ci sono cinque strumenti circolari, con al centro un contagiri a lancetta fisica e un display alle sue spalle. In base alla modalità di guida il contagiri si avvicina al guidatore e gli strumenti cambiano disposizione, affiancati o uno dietro l'altro. A sinistra del volante, come da tradizione Porsche, c'è l'alloggiamento per la chiave. In plancia compaiono comandi fisici "push-pull" per le funzioni principali e un nuovo cronometro Sport Chrono.

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Porsche Mission S, l'abitacolo, non c'è uno schermo centrale fisso, e nemmeno un display per il passeggero

Foto di: Porsche

La plancia e le portiere sono attraversate da due linee orizzontali che, nelle intenzioni, devono dare la sensazione di stare seduti "dentro" l'auto, come sulla 550 Spyder e sulla 356. I sedili hanno la fibbia della cintura integrata nel tunnel centrale. I colori, bianco, grigio e rosso, riprendono quelli delle Porsche da corsa.

La scelta di togliere lo schermo centrale è coraggiosa e farà discutere. Ha senso su una supersportiva pensata per guidare, ma lascia aperte domande pratiche: MagSafe è nato come tecnologia Apple, e Porsche non spiega come funzioneranno gli altri telefoni né cosa succede con il telefono scarico o assente. Resta anche da vedere quanto di questa impostazione arriverà davvero sulle auto di serie.

Fotogallery: Porsche Mission S