Vai al contenuto principale

Noleggio veicoli, il diesel crolla ma le flotte crescono ancora

ANIASA e Dataforce fotografano breve termine in forte crescita, lungo termine stabile sui volumi record e diesel in netta ritirata

Mercato noleggio terzo trimestre 2026
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)
Francesco Stazi Francesco Stazi

Il noleggio veicoli ha immatricolato 98.682 unità tra luglio e settembre 2026, in crescita del 3,1% sull'anno precedente. A trainare il risultato è stato il breve termine, con un balzo del 29%, mentre il lungo termine si è mantenuto sui livelli del 2025 (-0,8%).

Lo rileva l'analisi trimestrale di ANIASA e Dataforce, che fotografa un comparto in espansione sul fronte dei volumi ma in calo di quota. Il noleggio ha pesato per il 26,6% delle immatricolazioni nazionali nel trimestre, contro il 31,6% registrato nei primi nove mesi dell'anno.

Il dato non indica una frenata, ma una crescita più rapida degli altri canali, auto-immatricolazioni e privati in testa.

Breve termine in accelerazione, lungo termine stabile

Da gennaio a settembre il noleggio ha targato complessivamente 443.728 veicoli, circa 25.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (+5,9%). Il breve termine resta il canale più dinamico, con un incremento del 36,5% nei nove mesi e 130.000 unità raggiunte, contro le 95.000 circa del 2024.

Il lungo termine ha totalizzato 313mila immatricolazioni tra auto e veicoli commerciali leggeri, circa 10mila in meno rispetto al 2025. Il calo si spiega soprattutto con l'effetto del bando Consip che, l'anno scorso, aveva gonfiato i volumi delle società captive nella prima parte dell'anno, rendendo il confronto penalizzante.

Italo Folonari, presidente ANIASA, ha sottolineato le difficoltà normative che pesano sul settore.

"Una crescita che rischia di essere frenata da una vera e propria bulimia legislativa, che negli ultimi mesi ha investito il settore",

ha dichiarato, citando le modifiche ai fringe benefit e le complicazioni su Imposta Provinciale di Trascrizione e bollo.

Diesel in calo, crescono ibride plug-in ed elettriche

Il trimestre conferma la svolta verso alimentazioni più ecologiche nel comparto auto. Le plug-in hybrid sono cresciute del 37% nel lungo termine e del 72% nel breve termine, mentre le full hybrid sono salite del 13% nel NLT e sono raddoppiate nel NBT.

Il diesel resta l'unica alimentazione in calo tra le vetture a noleggio a lungo termine, con una flessione del 34,5% nel trimestre e una quota scesa al 18,1%, inferiore a quella delle plug-in hybrid (23,5%). Le auto elettriche crescono più lentamente rispetto al mercato complessivo, dove si moltiplicano del 70%. Nel noleggio avanzano del 21,2% nel lungo termine e del 27,1% nel breve termine.

Tra i veicoli commerciali leggeri il quadro è diverso: il gasolio domina ancora con una quota del 77,3% nel lungo termine e oltre il 92% nel breve termine, dove le immatricolazioni a gasolio sono addirittura cresciute del 16,3%. Le ibride vere restano marginali ma quasi raddoppiano le nuove targhe nel lungo termine.

Scarica tutti i dati completi qui

Fiat Panda in vetta, Ayvens guida il lungo termine

Fiat Panda è tornata al primo posto tra i modelli più noleggiati a lungo termine, con 4.864 unità nel trimestre (+59%) e quasi 15.000 nei nove mesi. Segue Peugeot 3008, che ha più che raddoppiato le immatricolazioni (+119,8%), davanti a Volkswagen Tiguan, BYD Seal U e BMW X1. Nel breve termine comanda invece BYD Seal U, seguita da due modelli MG.

Tra gli operatori, Ayvens mantiene il primato nel lungo termine vetture con una quota del 23,3% nei nove mesi, in crescita di 3,5 punti, davanti ad Arval, Leasys e Volkswagen Leasing. Nei veicoli commerciali leggeri resta Leasys al comando, pur con un calo della quota di oltre 12 punti, davanti ad Arval e Ayvens.

Sul peso crescente della fiscalità nelle scelte di alimentazione è intervenuto Salvatore Saladino, General Manager di Dataforce Italia.

"Quando il trattamento fiscale rende economicamente penalizzante per il dipendente scegliere soluzioni diverse da PHEV e BEV, l'effetto è quello di spostare la domanda non verso la tecnologia più adatta, ma verso quella fiscalmente più conveniente",

ha dichiarato, osservando come questo possa aumentare i costi complessivi per aziende e utilizzatori.