Fiat: 50 anni di piccoli pick-up sudamericani "avventurosi"
La Fiorino Trekking anticipò una proposta avventurosa che la sua erede avrebbe ampliato con più spazio e dotazioni. Ecco la storia
Per celebrare i suoi 50 anni di attività in Brasile, Fiat non si è limitata ai nuovi lanci, come la Argo X attesa ancora per il 2026, e ha deciso di guardare anche al passato. Sull’esempio di quanto Volkswagen fa già nel Paese, la Casa torinese sta raccogliendo e ampliando una collezione di modelli storici, preservando esemplari che aiutano a raccontare che cosa ha funzionato e che cosa meno in questo mezzo secolo.
È vero che, a differenza della rivale tedesca, Fiat non dispone ancora di uno spazio dedicato esclusivamente a questi modelli, ma l’idea rientra nei piani futuri, insieme all’inserimento di molti altri veicoli che hanno segnato un’epoca, come la molto discussa Marea. La maggior parte è ancora in fase di restauro, ma la Casa ha deciso di mettere a disposizione della stampa una parte di questo patrimonio per un breve giro e per ricordare questi modelli.
Quando i pick-up diventarono anche auto da usare tutti i giorni
In questa nuova serie partiamo dai pick-up perché, tra le varie tipologie di auto che Fiat ha venduto in Brasile, poche hanno dato al marchio un ritorno paragonabile. Basta guardare alla Strada, che ha chiuso il 2025 come veicolo più venduto del Paese per il quinto anno consecutivo e si avvia a fare lo stesso nel 2026, ma la cui storia affonda le radici ben prima del suo lancio, nel 1998.
All’incontro, questo percorso era rappresentato da un Fiorino Trekking della metà degli anni ’90 e da una Strada Opening Edition di seconda generazione. La scelta dei due modelli permette di ricordare come Fiat abbia progressivamente aggiunto ai suoi pick-up compatti caratteristiche interessanti anche per chi non aveva bisogno di trasportare merci: prima con un look più avventuroso e poi con lo spazio per portare tutta la famiglia.
Fiat 147 Pick-up è stato il pick-up della prima auto del marchio
Tutto iniziò con una 147 con cassone
Il primo tentativo arrivò nel 1978, quando Fiat montò un cassone sulla piccola 147 e inaugurò in Brasile il segmento dei pick-up leggeri derivati da automobili. Per commercianti e artigiani era un modo per trasportare carichi senza dover acquistare un pick-up di grandi dimensioni, sfruttando la meccanica e le dimensioni di un’auto già conosciuta, oltre a una maggiore facilità di manovra negli spazi stretti e nei centri urbani.
Da lì nacquero la City e, successivamente, il pick-up della famiglia Uno, che avrebbe assunto il nome Fiorino. L’impiego di componenti delle auto passeggeri aiutava a mantenere una certa familiarità, anche se bastava osservare la suddivisione della carrozzeria per capire la priorità: una cabina molto semplice per due persone davanti e tutto il resto dedicato al carico.
Volkswagen Saveiro - il modello originale del 1982
L’uso privato di questi piccoli pick-up, però, stava già prendendo piede anche presso altri marchi. La principale rivale, la Saveiro, sarebbe arrivata nel 1982 e avrebbe puntato fin dall’inizio su un’immagine molto più giovane, informale e rivolta anche al pubblico dei surfisti, mentre Fiat e la più grande Ford Pampa avevano proposte più direttamente legate al lavoro.
Fiat Fiorino Trekking pick-up
Anche il Fiorino poteva essere più alla moda
Con il Trekking, lanciato a metà 1995, Fiat iniziò a dare al suo pick-up un aspetto diverso, accompagnato da sospensioni rialzate e pneumatici a spalla alta. Restava un Fiorino a trazione anteriore, ma c’era già il tentativo di attirare chi apprezzava l’idea di uscire dall’asfalto senza dover necessariamente comprare un veicolo 4x4.
L’esemplare blu della collezione del marchio mostra bene questo mix, mantenendo il frontale quasi identico a quello di una Uno dell’epoca, con fari rettangolari, calandra sottile e paraurti nero non verniciato. Sopra la cabina, però, compaiono due fari supplementari fissati alla struttura tubolare: uno di quei dettagli che facevano sembrare il veicolo pronto per un viaggio più interessante del semplice tragitto fino al magazzino.
È uno dei motivi per cui il Trekking merita un posto nella storia del marchio: anticipava la combinazione tra auto conosciuta, modifiche relativamente semplici e look avventuroso che Fiat avrebbe poi sfruttato ampiamente con la linea Adventure.
Una strada sterrata verso una casa di campagna o un accesso più dissestato non richiedevano necessariamente la trazione integrale, ma potevano giustificare qualche attenzione in più all’altezza da terra e alle gomme più adatte al fango.
C’era anche chi lo comprava semplicemente perché ne apprezzava l’estetica, senza alcuna intenzione di mettere le ruote fuori dall’asfalto. Il limite più difficile da aggirare restava all’interno dell’abitacolo, perché il Fiorino trasportava il conducente e un solo passeggero, rendendo molto più complicata l’idea di usarlo come unica auto per una famiglia più numerosa.
La Strada diventò un laboratorio con cabina
Quando arrivò, nel 1998, la Strada portò il pick-up Fiat nella famiglia Palio e iniziò a offrire alternative a chi sentiva la mancanza di spazio all’interno del veicolo. La cabina estesa, lanciata l’anno successivo, permetteva già di sistemare borse e altri oggetti dietro i sedili, al riparo dalla pioggia e senza occupare il posto del passeggero.
Fiat Strada
Mentre la linea Adventure proseguiva sulla strada dell’aspetto più avventuroso, Fiat aumentava anche la capacità di trasportare persone. Anni dopo, nel 2009, arrivò la doppia cabina e, nel 2013, la terza porta sul lato destro, che facilitava l’accesso al sedile posteriore senza obbligare tutti a entrare dallo stesso passaggio degli occupanti anteriori.
Lo spazio aggiuntivo per i passeggeri comportava una rinuncia in termini di cassone, ma l’acquirente poteva scegliere ciò di cui aveva più bisogno. Chi doveva caricare volume poteva puntare sulla cabina singola, mentre chi voleva conciliare lavoro e uso privato poteva già considerare una configurazione con sedile posteriore.
È un cambiamento importante per capire la distanza tra Fiorino e Strada, perché l’attrattiva come veicolo da usare anche nel tempo libero smise di dipendere soprattutto dall’estetica. Il pick-up iniziò a risolvere esigenze che prima costringevano l’acquirente a tenere un’altra auto in famiglia o a scegliere una categoria diversa.
La generazione attuale è diventata una mini-Toro
Con la seconda generazione, lanciata nel 2020, la Strada ha guadagnato quattro porte e cinque posti nella versione a doppia cabina, cambiando molto anche nell’aspetto. La parentela con la Palio è rimasta alle spalle, lasciando spazio a un progetto che sfrutta componenti di altri modelli Fiat, tra cui la Mobi, ma che si ispira alla Toro per apparire più grande e più raffinato. La “sorella” aveva già dimostrato che Fiat poteva vendere un pick-up anche puntando su comfort, dotazioni e design.
Il cambio automatico CVT è arrivato nel 2021 e il motore 1.0 turbo T200 nel 2023, ampliando l’interesse di chi apprezzava i pick-up ma non voleva rinunciare alle comodità di un’auto da tutti i giorni. Allo stesso tempo, Fiat ha mantenuto le configurazioni più semplici e la cabina a due porte, preservando l’offerta per chi aveva bisogno di più cassone e meno sedili.
Questa combinazione ha aiutato la Strada a raggiungere la leadership del mercato brasiliano, rivolgendosi sia a chi dipende dal pick-up per lavorare sia a chi semplicemente preferisce averne uno in garage. È proprio a questo secondo pubblico che guardano anche le concorrenti, come la futura Volkswagen Tukan, prevista per il 2027.
Quali saranno i prossimi passi? Ancora non lo sappiamo, ma il pick-up si sta già preparando a una nuova generazione entro la fine del decennio e, questa volta, tornerà come derivato della principale hatchback del marchio, con il potenziale per ottenere anche una diffusione globale.
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