Così Chery va alla ricerca dell’identità per i suoi marchi
Il costruttore di Wuhu presenta, per la prima volta, due concept che segnalano l’inizio di un percorso di definizione di tutti i brand del Gruppo
Copiare, cercare nuove strade o invece fare entrambe le cose? Chery intende seguire la terza via mettendo a listino vetture che si ispirano, in modo più o meno marcato, ad altre già viste e contemporaneamente iniziare un percorso che la porti a definire sempre meglio l’immagine e l’anima di ogni marchio del gruppo, partendo dallo stile.
Questo è il messaggio forte e chiaro uscito dal Chery User Summit tenutosi a Wuhu, quartier generale del gruppo cinese nato nel 1997 e nel corso del quale sono stati lanciati due concept: la Omoda X e la Lepas Aura. Ebbene sì: ora anche i marchi cinesi – prima lo aveva fatto solo MG –hanno iniziato a fare prototipi per esplorarsi nel design e sondare il polso del pubblico di fronte a qualcosa che guarda al futuro.
Cosa bolle in pentola
Allo stesso tempo, il gruppo ha confermato il lancio in Europa delle Icaur V25 e V27 che costituiscono veri e propri collage dei fuoristrada storicamente più iconici tra quelli britannici, americani, giapponesi e anche tedeschi. E badate che qui l’offroad è poco più della pura facciata: non hanno né ridotte (che con i motori elettrici servono relativamente) né il telaio a longheroni separato dalla carrozzeria.
Confermato anche il lancio imminente della Omoda 4, già vista da almeno un anno, e che si ispira quasi sfacciatamente ad un celebre marchio sportivo italiano: sì proprio quello che ha il pulsante di avviamento protetto da uno sportellino rosso e utilizza l’esagono, quasi ossessivamente, come tema di design. Basta vedere le cuciture sui sedili o la forma degli specchietti per sapere di chi parliamo.
Ricordiamoci anche che le Jaecoo assomigliano chiaramente alle Land Rover – e questa è una delle chiavi del loro successo – ma in questo caso non si tratta di una “copia” non autorizzata perché, come è noto, tra Chery e JLR c’è un accordo che ha portato alla creazione di joint-venture per il marchio Freelander che rimarrà britannico nel design, ma diventerà irrimediabilmente cinese nella tecnologia.
Omoda 4 (2026)
Freelander 8 (2026)
E questo è solo uno dei 10 marchi che Chery ormai conta del proprio bouquet mettendo nel conto anche Aimoga (robotica ed intelligenza artificiale), Jetour, Luxeed e Exeed che (per il momento) rimangono confinati al di sotto della Grande Muraglia e non ci riguardano, oltre ai già citati Chery, Omoda, Jaecoo, Lepas e Icaur oltre a Freelander il cui destino è (per il momento) lontano da noi.
Astenersi banalità
Addio dunque alle superfici raccordate, alle linee tese da crossover e agli interni minimali e digitali all’estremo, largo invece a frontali più mascellari, parafanghi e volumi ben marcati oltre a un cockpit con più manopole e pulsanti, lo schermo centrale verticale che sembra iniziare a reimmergersi nella plancia e non è più sbalzo e infine la strumentazione protetta da una palpebra e che dunque non è più un semplice display.
Tanti particolari piccoli e grandi per dire chiaramente che le auto cinesi non saranno più “ugualmente cinesi”. E questo avvierà inevitabilmente un lavoro di ridefinizione anche di Jaecoo che potrebbe ereditare il carattere familiare che ora invece è proposto dalla Lepas con la L8, in attesa delle L6 e L4 che vedremo, distanziate di qualche mese, nel corso del prossimo anno.
Omoda X
Lepas Aura concept
Per il marchio il cui nome è la crasi di “leopardo” e “passione” c’è invece un destino più sportivo e premium segnalato dal concept Aura, una shooting brake 3 porte dai fianchi larghi e sinuosi e dall’aerodinamica curatissima. L’Aura è un manifesto di stile e potrebbe non anticipare alcun modello, ma indica nel nome stesso il suo obiettivo: creare quell’alone invisibile quanto luminoso che fa la differenza.
Della Lepas attuale rimarranno sicuramente i fari ad occhi di leopardo e i gruppi ottici posteriori dall’andamento ellittico, ma potrebbero cambiare molte cose per il posizionamento e la composizione della gamma. E lo stesso anche per tutte le vetture dei marchi del gruppo Chery, con l’obiettivo di trovare una nuova identità e parlare al cliente non soltanto con la brutale lingua del prezzo per prenderne il portafoglio, ma anche di farsi piacere e distinguersi per prendergli il cuore.
Ovviamente, un’operazione del genere va preparata ed eseguita nel modo giusto. Lo stile crea la riconoscibilità ed è uno dei fattori di acquisto più importanti, anzi per il cliente italiano è il criterio principale di scelta. Dunque passare da un marchio che si fa preferire per il prezzo e offre un design piacevole, anche se non originale, ad uno che vuole imporsi per la propria personalità e farsi apprezzare per il proprio reale valore (facendosi pagare di più) è un passaggio delicato che deve essere gestito senza trascurare alcun dettaglio.
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