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Flotte aziendali, ecco perché i broker stanno frenando sugli ordini

L’Osservatorio AMINA rileva ordini in calo dell’8%, contratti fino a 60 mesi e scelte complicate da fisco e alimentazioni

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Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)
Francesco Stazi Francesco Stazi

Nel primo semestre del 2026 gli ordini di auto aziendali raccolti dai broker calano dell'8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Non è un crollo della domanda di noleggio a lungo termine, ma un cambio di passo: le imprese italiane allungano i tempi di decisione, rinviano la sostituzione dei veicoli e guardano con più attenzione al costo complessivo della mobilità.

A frenare sono soprattutto due fattori: l'incertezza sul trattamento fiscale delle auto aziendali e i dubbi su quale alimentazione scegliere. È quanto emerge dalla prima rilevazione periodica dell'Osservatorio AMINA, l'Associazione Mediatori Italiani Noleggio Auto, condotta tra gli associati che seguono complessivamente una flotta di oltre 60mila veicoli.

Contratti più lunghi, fino a 5 anni

Il segnale più chiaro arriva proprio dal canale dei broker, con l'8% di ordini in meno nel primo semestre e tempi decisionali sempre più dilatati. Le aziende continuano a chiedere preventivi, ma impiegano più tempo a scegliere e spesso rimandano la firma dei nuovi contratti.

La tendenza trova riscontro anche nelle immatricolazioni del noleggio a lungo termine, in leggero calo rispetto al 2025 soprattutto nella componente aziendale. Per contenere il costo mensile, le imprese preferiscono oggi contratti da 48 mesi o più, con una diffusione crescente delle formule fino a 60 mesi, oppure prorogano quelli in scadenza tenendo più a lungo le auto già in flotta.

Un fenomeno che rischia di rallentare il ricambio naturale del parco circolante e l'ingresso di modelli più moderni, efficienti e meno inquinanti.

Elettriche, ibride o benzina: il fisco complica la scelta

L'altra incognita riguarda le alimentazioni. Il continuo aggiornamento delle norme fiscali sulle auto aziendali, a partire dalla disciplina dei fringe benefit, rende più complessa la scelta dei veicoli da inserire in flotta e spinge fleet manager e imprese a valutazioni più approfondite sulla reale convenienza delle diverse motorizzazioni.

Dall'Osservatorio AMINA emerge un interesse crescente per le vetture ibride, viste dalle PMI come una soluzione capace di conciliare consumi, costi e flessibilità d'uso. Le ibride plug-in attirano in particolare l'attenzione delle aziende, anche per il trattamento fiscale favorevole riservato a questi veicoli quando sono concessi in fringe benefit.

L'interesse per le alimentazioni elettrificate non si traduce però automaticamente in nuovi contratti: pesano i costi di gestione, le percorrenze, la disponibilità delle infrastrutture di ricarica e la praticità d'uso. Il mercato resta così molto differenziato, tra imprese che accelerano sull'elettrificazione e altre che restano sulle motorizzazioni tradizionali, ritenute più adatte alle proprie esigenze operative.

Il ruolo dei broker nella scelta

Per Iacopo Chelazzi, presidente di AMINA, le imprese oggi ragionano con più cautela proprio perché si tratta di impegnarsi su contratti pluriennali.

"La necessità di contenere i costi, insieme alle continue modifiche della normativa fiscale e ai dubbi sulle alimentazioni, stanno allungando i tempi decisionali e spingendo molte aziende a rinviare il rinnovo del proprio parco".

Secondo il presidente AMINA, in questo scenario il ruolo del broker diventa più strategico.

"Non è soltanto chi propone un'offerta, ma è un consulente che aiuta soprattutto le PMI a orientarsi in un mercato complesso e a individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze, seguendole per tutta la durata del contratto".