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Salone di Parigi 2026, l'Europa reagisce facendo quello che può

Dopo anni di presenze con il contagocce i grandi Gruppi europei tornano ai saloni

Alfa Romeo al Salone di Parigi 2026
Foto di: Alfa Romeo
Massimo Grassi Massimo Grassi

Praticamente ogni aspetto delle nostre vite ha un prima e un dopo la pandemia. Il Covid 19 ha stravolto (quasi) tutto e guardando al mondo auto, tra crisi dei chip e fatturati in calo, ha svuotato i saloni, cambiandone anche la geografia. Se prima in Europa i centri di gravità erano Ginevra, Francoforte e Parigi ora solo la capitale francese è rimasta al suo posto.

La Germania si è spostata a Monaco di Baviera, la Svizzera invece è definitivamente sparita dai radar dopo che per decenni aveva ospitato il Salone dell'auto per antonomasia. Dei grandi fasti del passato è rimasto ben poco, anche se alcuni indizi ci dicono come qualcosa stia cambiando. Di nuovo. E in meglio.

L'Europa torna al centro

Dal 2021, primo anno del Salone di Monaco, quello che ha segnato la riapertura delle kermesse nel Vecchio Continente, i cinesi hanno occupato sempre più stand, arrivando spesso a rappresentare la stragrande maggioranza delle presenze, lasciando ai costruttori occidentali poche briciole.

Poi, piano piano, è tornato l'equilibrio e il Salone di Parigi 2026 può essere un nuovo spartiacque, quello dove i Gruppi europei si riaffacciano in forze.

Citroën 2CV Concept (2026)

Citroën 2CV Concept (2026)

Foto di: Citroën
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Volkswagen ID. Polo

Foto di: Volkswagen

Costruttori che vogliono mostrare al pubblico la loro forza in termini di offerta, ribadendo un concetto che forse si è perso in questi anni: anche l'Europa dell'auto ha tanto da offrire, dimostrando al contempo all'Unione Europea che le direttive imposte vengono seguite praticamente alla lettera. Una doppia lettera di intenti dunque: al pubblico e alla politica, con un messaggio comune: l'Europa dell'auto è viva e non ha intenzione di alzare bandiera bianca.

Nessun non detto ma idee palesate senza indugi da Oliver Blume, ceo del Gruppo Volkswagen:

"Il futuro dell'Europa sarà creato da un'azione congiunta tra la comunità imprenditoriale, la sfera politica e la società",

ha dichiarato il numero uno di Wolfsburg, sottolineando quindi come l'industria stia facendo passi verso le richieste dell'Europa, ora tocca a Bruxelles andare incontro ai costruttori ammorbidendo le richieste così da creare un circolo finalmente virtuoso.

Basta guardare l'elenco: Renault, Stellantis e Volkswagen ci sono. Eccome se ci sono. Il Gruppo francese mette in campo tutti i suoi brand mentre il colosso tedesco è presente con Audi, Cupra, Skoda e Volkswagen. Stellantis fa la voce grossa: Alfa Romeo, Citroen, DS, Fiat, Lancia, Leapmotor, Opel e Peugeot. Poi Mercedes e Volvo assieme a Ford. Il Vecchio Continente che vuole svecchiarsi, con anche Genesis, Honda, Hyundai e Kia a far parte del gruppo di chi le auto le fa e le porta in mezzo mondo da decenni (o secoli nel caso dell'Ovale Blu). Una chiamata a raccolta per alzare la mano e dire "ci siamo. E siamo pronti". A modo nostro.

L'elettrico e le altre

Molte delle novità che vediamo al Salone di Parigi 2026 le conoscevamo già, o perché mostrate in grande anticipo o perché annunciate sottovoce con teaser di vario genere. L'elettrico è protagonista ma non solista.

Prendiamo la Fiat Grizzly (una delle novità più importanti che debutta in Francia). È a batterie ma anche ibrida e puramente benzina. Così come la nuova Lancia Gamma. Ma soprattutto sono allineate con la storia dei rispettivi brand.

Fiat Grizzly

Fiat Grizzly

Foto Di: Fiat
<p>Fiat Multiplay Concept</p>

Fiat Multiplay Concept

Foto Di: Fiat

Fiat è diventata grande facendo piccole e compatte. A Parigi queste ci sono, dalla Multiplay - erede spirituale della Fiat 600 - alle già citate Grizzly. Lancia tornerà nel segmento delle medie e se un SUV non ha mai fatto parte della sua storia, il premium è parte del DNA. Basta solo ricordarsi come si fa. Alfa Romeo ha combattuto la rivale torinese puntando sulla sportività e la celebrerà con una sportiva sotto forma di concept.

Rimanendo in casa Stellantis Citroen porta la nuova 2 CV, piccola ed economica, mentre Opel prova a far rivivere le station wagon con una concept.

<p>Opel STX Concept</p>

Opel STX Concept

Foto di: Opel

Peugeot punta (anche) sul richiamo al mondo del motorsport con una reinterpretazione della 205 Turbo 16. Il tema principale è comunque un design che guarda al passato, un qualcosa che i brand in arrivo in forze da Pechino non hanno. I Gruppi europei hanno capito (non oggi) che l'eredità può essere un valore, basta sfruttarla bene.

Per le novità vere, quelle in arrivo nelle concessionarie, non ci sono grossi effetti wow con luci, mega schermi e intelligenze artificiali a condimento, ma sostanza e il voler andare dritti al punto: in un periodo di crisi economica a stupire devono essere soprattutto i listini.

Dal canto suo il Gruppo Volkswagen si infila nel discorso dell'heritage con la ID. Polo, che già nel nome riprende un modello che ha fatto grande Wolfsburg e per la ID. 4 ha scelto la pensione, preferendole un SUV ancora una volta compatto ma chiamato ID. Tiguan. Famiglia e familiarità giocano ruoli primari. Audi invece ci riprova con uno dei suoi modelli più sfortunati e fa tornare la A2 (in salsa e-tron): praticamente le stesse forme ma un cuore puramente elettrico. All'epoca fu il prezzo a tarpare le ali alla prima generazione, ora si parte da poco più di 38.000 euro. Sarà vera gloria?

I 3 brand del Gruppo Renault animano il Salone di Parigi 2026 con una cinquantina di modelli: Dacia per il low cost, Renault per il cuore del mercato e Alpine per la sportività. Così è sempre stato e così sarà, senza ambizioni di essere qualcosa che non si è mai stati.

In attesa di nuovi segnali

Oggi come oggi ritrovare la propria identità è fondamentale non solo per rimanere a galla ma per navigare in questa tempesta perfetta, fatta di concorrenza cinese, prezzi di carburanti ed energia alle stelle e un'Unione Europea che, con tutte le buone intenzioni, rischia di mettere i bastoni tra le ruote di una ripresa sempre più difficile.

Per questo l'Acea ha scritto alla UE di rivedere alcuni contenuti dell'Industrial Accelerator Act, insieme di iniziative che hanno come intento quello di rafforzare la produzione industriale europea. E per questo Blume e John Elkann dai rispettivi palchi hanno dimostrato tutte le buone volontà da parte di Volkswagen e Stellantis, chiedendo però che l'Europa faccia da sponda e non da buco nero normativo, per tornare finalmente a una collaborazione profica. Perché se Bruxelles vuole effettivamente aiutare l'industria deve saper ascoltare e mutare a seconda delle necessità, senza aspettare immobile che i costruttori seguano silenziosamente le imposizioni dall'alto.