Mercedes SLS, coast to track

Il fascino della Costa Azzurra, le curve dell'entroterra della Provenza, i cordoli del Paul Ricard. Difficile trovare elementi migliori per incorniciare un track day al volante di una Mercedes SLS. Un'auto che ti emoziona da ferma e che - se hai la fortuna di provarla - ti entusiasma su strada, grazie ad un pedigree tecnico che non si era mai visto su una Mercedes. Ad Affalterbach, del resto, per progettare l'SLS hanno avuto carta bianca e un unico obiettivo: ridefinire il concetto di sportività targata Mercedes-Benz AMG riscattando, se possibile, lo sfortunato destino della sua progenitrice, la SLR, la "troppo supercar", perché (troppo) costosa, (troppo) pesante e soprattutto (troppo) poco "vera sportiva". La SLS è tutta un'altra cosa e ora vi diciamo perché.

DA AMMIRARE

Non le abbiamo ancora nominate, ma ci sono. Le "ali di gabbiano", il meccanismo di apertura delle due portiere che cita le linee mozzafiato della Mercedes-Benz 300 SL classe 1952, caratterizza e spettacolarizza anche la SLS. E' difficile non rimanerne stregati quando le vedi per la prima volta dal vivo. Ti chiedi subito come si fanno ad aprire e che sensazione si prova ad entrare nell'abitacolo... E poi c'è il cofano, lunghissimo (quasi 2 metri), che chiarisce subito l'intento di chi ha progettato l'auto: collocare il monumentale V8 di 6,3 litri dietro l'assale anteriore, alla ricerca di una ripartizione ideale dei 1.620 kg di peso che, per la cronaca, è pari a 47:53. All'immenso davanti si contrappone una cod...