Dal 23 marzo entreranno in vigore nuove tasse sull’acciaio e l’alluminio di importazione. Per i Costruttori si annunciano costi maggiori

Donald Trump tiene fede al suo impegno nei confronti di una politica protezionistica a favore degli Stati Uniti, il paese di cui è presidente, e ha firmato nelle scorse ore il decreto che introduce dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio: dal 23 marzo in avanti farli arrivare negli Usa costerà il 25% è il 10% in più. Trump si è avvalso dell'articolo 32 della legge statunitense, secondo quanto riferisce La Repubblica, che permette all'amministrazione di fare riferimento alla sicurezza nazionale e introdurre una misura d’emergenza non passando attraverso il normale percorso parlamentare, visto che i due metalli servono alla produzione di armi e mezzi da guerra. Oltre che di vetture.

Nuovi clienti per le aziende Usa

Il provvedimento ha messo in allarme molti produttori di auto, che ora troveranno meno conveniente e profittevole realizzare i loro modelli negli Stati Uniti. Di conseguenza dovranno o acquistare i metalli da aziende negli Stati Uniti oppure - caso estremo - trasferire la produzione fuori dal Paese. Trump è sicuro che nessuno arriverà a tanto, quindi i nuovi dazi aiuteranno le aziende di metalli statunitensi a farsi nuovi clienti fra i produttori europei o statunitensi. Il presidente ha aumentato i dazi per bilanciare il deficit commerciale con alcuni paesi del mondo, visto che gli Usa importano da alcuni paesi più di quello che esportano. Per questo motivo Trump ha fissato dazi nelle settimane scorse anche per lavatrici e pannelli solari.

Scatterà una guerra commerciale?

Molte persone temono però che la decisione assunta da Trump possa scatenare una guerra commerciale, dal momento che alcuni paesi si sentiranno così in diritto di rispondere a questa strategia e fisseranno dazi per i prodotti in arrivo dagli Stati Uniti. L’amministrazione Trump si sta dimostrando molto attenta nei confronti delle aziende statunitensi e vuole mantenere le promesse fatte dal presidente in campagna elettorale, che aveva fatto capire chiaramente alle aziende con stabilimenti all’estero di volerle penalizzare rispetto a quelle che producono negli USA.