Quasi il 90% delle Ztl europee si trova in Italia
Lo studio (e le proposte) sulle Zone a traffico limitato dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School
L’Italia è il Paese con più Zone a traffico limitato (Ztl) in Europa. Il primato – nel bene o nel male – è messo nero su bianco nella ricerca “Auto e Città, oltre il divieto”, realizzato dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School.
In numeri: su circa 500 Ztl nel Vecchio Continente, ben 446 (89%) si trovano nella Penisola. Il risultato, specifica l’Osservatorio, si spiega col fatto che “il termine viene spesso utilizzato come definizione generale di restrizione degli accessi”, nonostante rappresenti solo una delle “forme di regolazione urbana della mobilità”, abbreviate in Uvar (Urban vehicle access regulation).
Segnali uguali e non solo
Andando oltre il semplice concetto nostrano, in Italia le misure di limitazione dell’accesso – quali Low emission zones (Lez), Congestion charging e Ztl – sono 485 su un totale di 863 (56,2%) in Europa. Il problema? Secondo l’Osservatorio, mancano regole uguali in tutte le aree e servirebbero:
- criteri comuni per definire le Lez
- segnali stradali coerenti
- piattaforma unica digitale nazionale di ogni Uvar
Effetti collaterali e incentivi
Ma non solo. Da una parte, è vero che la maggior parte degli studi internazionali dimostra che le misure di regolazione degli accessi producono effetti positivi (come riduzione dell’inquinamento e del traffico e rinnovo del parco circolante); dall’altra, l’analisi sottolinea sia alcuni effetti negativi (quali aumento dell’inquinamento e del traffico fuori dalle Uvar), sia altri effetti economici e “sociali” (per esempio le disuguaglianze fra i cittadini, in particolare quelli con auto più vecchie).
Ecco perché le politiche ambientali dovrebbero essere accompagnate da misure compensative come incentivi all’acquisto di vetture e miglioramento del trasporto pubblico locale (Tpl).
“La popolazione mondiale è sempre più urbanizzata, il rapporto tra auto e città rappresenta quindi un elemento chiave per la qualità della vita di miliardi di persone nei prossimi decenni. Dalla ricerca emerge la grande attenzione che l’Italia dà al tema, visto che nel nostro Paese si concentra più della metà di tutti provvedimenti di restrizione alla circolazione urbana censiti in Europa”, commenta Fabio Orecchini, direttore dell’Osservatorio.
“Appare però evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale. L’esempio di altri Paesi come Germania, Francia e Spagna ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali – in Italia attualmente inesistenti – che permettano agli automobilisti di orientarsi meglio tra le diverse restrizioni presenti a livello locale”.
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