La base è quella della Fiat Tipo. Il risultato: una delle migliori trazioni anteriori di sempre

L’arte di arrangiarsi è una delle doti per cui noi italiani siamo famosi nel mondo. E non è solo un luogo comune. Lo abbiamo dimostrato e lo dimostriamo ogni giorno, nella vita quotidiana e persino nelle automobili che progettiamo. Uno dei migliori esempi in questo senso è l’Alfa Romeo 147 e, con lei, la 156 e la coupé GT. La sua genesi è più o meno questa: a Torino, in Fiat, decidono che è arrivato il momento di sostituire la 145 e la 146 con un prodotto più vicino al DNA Alfa Romeo. Ottimo. Peccato che le risorse economiche e tecniche riservate al progetto non siano quelle delle grandi occasioni. Certo la somma messa da parte è superiore rispetto a quella dedicata appunto a 145 e 146, ma da un vincolo non si sfugge: la piattaforma resta la stessa. E si tratta di quella della Fiat Tipo. Una macchina che risale agli anni Ottanta, un’ottima auto per carità, ma forse un po’ datata per fare da base a un’Alfa Romeo che vuole essere tale in tutti i sensi. Ecco, gli ingegneri che lavorano al progetto trasformano il forse in un no: la 147 (così come la 156 qualche anno prima di lei) non ti fa pensare nemmeno per un attimo che là sotto si nasconde una Fiat Tipo. 

Sentire le mani sulle ruote

Prima ancora di spiegare il modo in cui il “miracolo” si svolge, merita di essere raccontato, il miracolo. Avete mai guidato un go-kart? Se sì, la 147 è l’auto di serie a trazione anteriore che più si avvicina a quel tipo di connessione uomo-ruote-asfalto. Non è tanto e non solo una questione di rapporto di demoltiplicazione - che ne fa comunque uno dei comandi più diretti in assoluto - ma proprio di sensazione di avere le mani appoggiate sulle ruote anteriori. Il che rende piacevole guidare la 147 persino quando si va a fare la spesa e che fa di questa macchina una vera Alfa Romeo. Sì, anche se a trazione anteriore. Anzi, si può tranquillamente affermare che uno sterzo e, più in generale, un avantreno come quello di 147 e 156 vale molto di più della trazione posteriore in sé, almeno fino a che la potenza del motore non supera certi livelli. 

Sospensioni a quadrilatero  alto

Per ricavare un’Alfa Romeo “DOC” da una Fiat Tipo (meglio ribadire per chiarezza: si parla della prima, quella degli anni Ottanta), gli ingegneri del Biscione disegnano un avantreno che è bello persino da guardare, in quei disegni tecnici in cui si vede la meccanica in trasparenza. Sì perché a guidare i movimenti delle ruote anteriori provvede una sofisticata sospensione a quadrilatero alto (dietro, invece, lavora un McPherson evoluto) che consente di governare al meglio gli scuotimenti della ruota, minimizzando i ritorni di coppia sul volante. Non manca una traversa inferiore rinforzata, per aumentare la rigidità del telaio e, quindi, la precisione di risposta. Sono proprio questi interventi che permettono di instaurare un rapporto con la macchina che definire intimo non è eccessivo. Non solo la 147 si “butta” in curva rapida, ma ogni minima variazione dell’angolo di sterzo si traduce in un movimento delle ruote, preciso e calibrato. L’apoteosi per chi ama guidare. 

Assetto sorprendentemente morbido

Quello che sorprende, della 147, è la capacità di isolare dalle irregolarità dell’asfalto, siano esse buche secche o avvallamenti. Pensandoci bene, in realtà, c’è ben poco di cui stupirsi: con delle sospensioni così raffinate, che governano alla perfezione i movimenti della ruota, non c’è bisogno di irrigidire troppo molle e ammortizzatori. Il bello è che il vantaggio è doppio: non solo si riesce a garantire un ottimo comfort, ma anche la guidabilità su strada, in caso di fondo non proprio liscio, ne guadagna, perché non si “salta” da un buco all’altro. 

Sportiva sì, ma solo estrema

Curiosamente, Alfa Romeo non si è ma inserita, con la 147, nella lotta delle versioni sportive in stile Golf GTI: la più potente a benzina è infatti la 2.0 Twin Spark, che ha la stessa potenza della 1.9 JTD più aggressiva: 150 CV. E poi certo, c’è la GTA, che però è qualcosa di ben di più, al livello di Golf R32 (l’odierna R, per capirci). I cavalli in questo caso sono 250, ma è la loro origine che fa scendere la lacrima agli alfisti: si tratta del V6 Busso, qui a quota 3,2 litri di cilindrata, per 248 km/h di velocità massima e 6,3 secondi per scattare da 0 a 100 km/h. Per gestire tanta potenza, i tecnici si vedono costretti ad allargare le carreggiate e, con esse, i passaruota. Il risultato è una 147 “dopata”, cattivissima, che forse perde un po’ della sua eleganza, ma che se la guidi una volta ti resta per sempre nel cuore. Nonostante, ancora lei, la trazione anteriore e, pensate, l’assenza del differenziale a slittamento limitato. Una soluzione, quest’ultima, che invece si trova sulla Q2: la versione potenzialmente migliore della 147 (restyling), che però, purtroppo, viene abbinata solo al motore a gasolio, portato per l’occasione a 170 CV e abbinato alla serie speciale Ducati Corse. Un ottimo motore, per carità, ma siamo in tanti a rimpiangere l’accoppiata autobloccante-Twin Spark.

Design by Walter de’ Silva

Se la 145 non era per nulla banale, la 147 ha una personalità altrettanto forte, pur non riprendendo quasi nulla dell’auto che sostituisce. Non è un caso se i rispettivi “papà” sono personalità  che hanno segnato profondamente il design automobilistico degli ultimi 20 anni: Chris Bangle per la 145, Walter de’ Silva e Wolfgang Egger per la 147. De’ Silva e il suo team hanno il coraggio di non copiare il frontale della 156, opera loro peraltro, nonostante sia universalmente apprezzato. No, per la 147 si inventano qualcosa di diverso, “incassando” lo scudetto Alfa Romeo, il quale ha una forma molto più allungata rispetto alla produzione Alfa Romeo di quegli anni (145 e 146 e 166, per citarne alcune) e si va a incastonare nella parte bassa del paraurti, come a reclamare un ruolo da protagonista; che gli spetta, giustamente. Molto caratterizzati anche il posteriore e la fiancata, con la lamiera che “vince” sulle superfici vetrate dando un senso di compattezza e sportività inequivocabili. Il restyling, del 2004, stravolge un po’ la filosofia di fondo della 147 e, secondo molti, la rovina: agisce soprattutto sul frontale allungandone i fari verso il centro e portando lo scudetto, più grande e con la cornice cromata, in superficie. 

Motori Twin Spark, JTD e JTDm

I motori, la 147 li eredita dalla 145 restyling: si tratta quindi dei 4 cilindri Twin Spark per quello che riguarda i benzina, con cilindrate di 1.6, 1.8 e 2 litri, con potenze comprese fra 105 e 150 CV. Il diesel è uno solo, il 1.9 JTD, che nel corso degli anni viene offerto con potenze tra 110 e 170 CV, passando, nel 2004, all’iniezione Multijet (che Alfa Romeo chiama JTDm).  Al top c’è il già citato 3.2 V6, ovviamente a benzina, della GTA. 

Interni di buona qualità

Le auto italiane non hanno mai avuto la fama di una gran qualità per quello che riguarda l’abitacolo. Per la 147, in Alfa Romeo vogliono far vedere lo sforzo di miglioramento rispetto alla 145. E ci riescono, perché le plastiche sono nettamente migliori: la parte superiore della plancia è infatti rivestita con un materiale che non ha nulla da invidiare a quello delle tedesche di pari livello. E poi ci sono piccole attenzioni che non guastano, come per esempio il portabottiglie e il portatessere a scomparsa nella console. Peccato invece per l’assemblaggio, questo sì un po’ trascurato: molto probabilmente era difficile far di meglio a partire da un progetto così datato. Così come era sicuramente impossibile “aggiustare” una posizione di guida che di sportivo non aveva molto: la seduta è abbastanza alta, ma soprattutto il volante è inclinato in avanti e la leva del cambio lunga, più lunga di quello che ti aspetti su una sportiva.

Fotogallery: Alfa Romeo 147, le foto storiche