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Cosa sta succedendo con gli autovelox?

Il ministero dei trasporti aveva studiato un testo per omologare tutti gli autovelox, poi il ripensamento. E si rischia il caos

Autovelox

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare, e molto, di autovelox. Il perché è presto detto: dal ministero dei trasporti era partito un decreto che avrebbe permesso l'omologazione automatica di tutti i dispositivi approvati dopo il 2017.

Un atto dovuto ai fatti di un anno fa, quando a Treviso la Cassazione annullò la multa per eccesso di velocità ricevuta da un automobilista perché rilevata da un autovelox approvato ma non omologato, dando il via a un possibile tsunami di ricorsi da parte degli automobilisti. Sottigliezze che vanno al di là della lingua italiana, sfociando nel diritto: tutti gli autovelox infatti sono autorizzati, non tutti però sono omologati. Da qui la necessità da parte dei ministero di effettuare una sorta di sanatoria.

Per evitare lo spegnimento

Secondo la Cassazione infatti tutte le multe ricevute perché fotografati da un autovelox non omologato sarebbero state contestabili. Il ministero dei trasporti aveva così deciso di pubblicare sul Tris (il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione Europea) un decreto per omologare in automatico tutti gli autovelox approvati dal 2017 in poi. 

È sorto però un problema: così facendo la stragrande maggioranza degli apparecchi presenti sulle strade italiane - compresi tutor 1.0 e 2.0 - avrebbero rischiato lo spegnimento, in quanto approvati prima del 2017. Da qui la richiesta di stop da parte del ministro Matteo Salvini, a richiedere "ulteriori approfondimenti". Un "allarme" sollevato anche dal Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori)

La conseguenza automatica del nuovo decreto del Mit è che gli autovelox che non rispettano gli standard previsti dal Ministero dovranno essere disattivati dai Comuni, in attesa del completamento dell’iter per ottenere l’omologazione ministeriale

 cui ha fatto eco l'Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale)

In piena estate e con l'esodo degli italiani per le vacanze, porterebbe alla disattivazione della stragrande maggioranza degli apparati di controllo velocità, compresi i Tutor 1.0 e 2.0 sulle autostrade, perché approvati prima dell'agosto 2017, data di entrata in vigore del decreto ministeriale 282, individuato come spartiacque per l'omologazione d'ufficio degli autovelox"

Approvazione e omologazione

La differenza tra approvazione e omologazione di un autovelox è sottile e a dirla tutta non chiara. Secondo il codice della strada si tratta di processi sovrapponibili, anche se così non è stando a varie sentenze emesse negli ultimi anni. 

Stando a una circolare del ministero delle infrastrutture e dei trasporti pubblicata nel 2020

La differenza tra un procedimento di omologazione e uno di approvazione è da ricercarsi unicamente nel fatto che per il primo esistono le relative norme tecniche di riferimento, europee e/o italiane, specifiche per la funzione fondamentale svolta dal dispositivo/sistema, mentre per il secondo manca tale riferimento. Ciò non significa che nel caso dell’approvazione non si seguano procedure standardizzate e non vengano verificate le funzionalità e i requisiti dei medesimi dispositivi, in modo omogeneo. Pertanto, una volta approvati, i dispositivi possono essere utilizzati per l’accertamento delle violazioni, parimenti a quelli omologati.

E ora?

Tutto come prima dunque, con le strade italiane abitate da sistemi di rilevamento della velocità (autovelox, tutor e simili) approvati oppure omologati, con buona pace degli automobilisti. A loro infatti l'onere di capire se l'eventuale multa sia stata frutto della rilevazione di un sistema piuttosto che un altro. Nel caso di autovelox approvato il ricorso a prefettura o giudice di pace potrebbe avere successo, in caso contrario bisognerà pagare la multa, con importo maggiorato.

Fare ricorso per una multa, come si fa

Se infatti il ricorso viene respinto la multa viene raddoppiata, se invece viene accolto viene annullata in toto.

Per fare ricorso contro una multa da autovelox bisogna prima di tutto accertarsi del fatto che lo strumento sia stato omologato o meno. Per farlo bisogna consultare il verbale, nel quale si possono trovare le specifiche dell'apparecchio. Se mancanti si può fare istanza di accesso agli atti amministrativi presso l’organo di Polizia che ha rilevato l'eccesso di velocità, chiedendo di vedere l'eventuale certificato di omologazione. Iter burocratico che richiede tempo e pazienza. 

Se si decide di procedere con il ricorso ci si può rivolgere alla prefettura o all’amministrazione locale entro entro 60 giorni dalla sanzione, senza bisogno di marca da bollo. Se si opta per il giudice di pace si hanno 30 giorni dal ricevimento della sanzione ed è necessaria la marca da bollo.