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MG, ecco come il Brand cinese sta superando quelli europei

Da marchio britannico a simbolo del nuovo corso cinese: intervista ad Andrea Bartolomeo di MG Italia tra numeri, pregiudizi e strategie

MG, intervista a Andrea Bartolomeo
Foto di: Motor1.com

In Italia MG vende più di Alfa Romeo, Nissan, Skoda e Lancia. Un risultato sorprendente, se si pensa che fino a pochi anni fa il Marchio sembrava destinato a vivere solo nei ricordi degli appassionati. Oggi, invece, è uno dei protagonisti della nuova ondata cinese che sta riscrivendo gli equilibri del mercato europeo. Ma come si è arrivati a questo punto? E quanto è destinato a durare?

Abbiamo incontrato Andrea Bartolomeo, Country Manager di MG Italia, per capire cosa c’è dietro la crescita vertiginosa del brand, in un contesto sempre più competitivo e, spesso, diffidente nei confronti dei costruttori asiatici.

Il peso del marchio

“Lo speravo, ne ero abbastanza sicuro”, racconta, pensando ai risultati odierni. “Il successo non era scritto da nessuna parte, ce lo siamo costruiti”.

Un risultato che ha radici profonde, ma anche strategie precise. La rinascita di MG non è solo questione di prodotto: “Il brand ha aiutato molto. Ci ha permesso di entrare nei mercati con più facilità rispetto a marchi sconosciuti, contenendo anche gli investimenti in comunicazione”.

Il posizionamento è chiaro fin dall’inizio: ottimo rapporto qualità-prezzo e una rete di concessionari affidabile. Oggi, chi compra un’auto MG sa che è cinese, ma “non gliene importa”, sostiene. “Contano qualità, garanzia di 7 anni e un prezzo accessibile in un mercato dove tutto è diventato più caro”.

Non solo elettrico: la chiave del successo

MG è il primo costruttore cinese per vendite in Europa. In Italia ha superato quota 40.000 unità nel 2024, e nei primi mesi del 2025 ha registrato una crescita del 50%. Una delle chiavi? La scelta di non puntare solo sull’elettrico. “Abbiamo un DNA duplice: green, ma anche votato ai volumi. In sud Europa l’elettrico non basta. La ZS termica ha fatto la differenza”.

Il successo ha richiesto anche un lavoro culturale. “Non è stato facile spiegare a Shanghai che l’Italia non è la Svezia, e che da noi l’elettrico pesa meno del 5%”. Ma è proprio questa flessibilità che ha premiato il marchio, permettendogli di crescere là dove altri faticano.

Dazi, sfide e nuove opportunità

La questione dei dazi imposti dall’Europa è un tema caldo. “Siamo tra i più colpiti, con un impatto del 38%. Ma abbiamo deciso di non ribaltare il costo sul cliente: i prezzi sono rimasti invariati”. Secondo MG, però, il freno all’elettrico non è solo economico: “È culturale. Serve tempo, come sta accadendo anche in Cina”.

In questa fase di transizione, il marchio guarda con interesse al plug-in di nuova generazione: batterie più grandi, pesi ridotti, consumi più contenuti. “È un ponte credibile verso l’elettrico. Il differenziale di prezzo con l’ibrido si sta assottigliando”.

Un gruppo solido alle spalle

MG appartiene a SAIC Motor, il più grande Costruttore cinese per volumi, con oltre 5 milioni di auto all’anno. “SAIC ha una doppia anima: è avanzata sia nell’elettrico che nei motori tradizionali. E ha imparato molto anche grazie alle joint venture con GM e Volkswagen”. Una contaminazione che ha aiutato a rafforzare le competenze in entrambe le direzioni.

La visione è chiara: “Vogliamo entrare stabilmente nella top 10 italiana, come nel Regno Unito, dove MG è già nella top 6”. Il traguardo a breve termine? Arrivare al 5% di quota di mercato entro fine 2025.

Cosa sbaglia l'Italia?

L’intervista si chiude con una riflessione più ampia. “I costruttori cinesi sono aggressivi. E non è una questione di margini, ma di cultura e determinazione. Mentre l’Europa abbandona il segmento B, noi lo presidiamo”.

Il richiamo all’orgoglio industriale è evidente. “In Italia dobbiamo tornare ad attrarre investimenti, fabbriche, competenze. Che siano europee o cinesi, poco importa. L’importante è non restare fermi, perché loro hanno imparato da noi. Ora tocca a noi imparare qualcosa da loro”.

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