I dazi sulle auto elettriche cinesi sono realtà: l’Europa dà l’ok
Le nuove tasse saranno in vigore dal 31 ottobre e andranno dal 17,8% al 45,3%: cosa cambia per chi compra una nuova auto
Nessuna retromarcia. L’Unione europea impone definitivamente i dazi aggiuntivi sulle importazioni di auto elettriche cinesi, da tempo in arrivo nel Vecchio Continente con l’accusa di dumping industriale, ovvero di vendita a prezzi inferiori al valore reale per conquistare i mercati stranieri.
A riportare la notizia sono alcune agenzie di stampa come l’Ansa, che parlano di decisione messa nera su bianco in un regolamento attuativo dell’Ue, da pubblicare sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione. Superato questo passaggio, le nuove tasse dovrebbero entrare il vigore il giorno dopo (31 ottobre) ed essere operative per almeno cinque anni. Si applicheranno – ricordiamo – su auto elettriche al 100% (non ibride plug-in o con altre motorizzazioni) e prodotte in Cina da costruttori di qualsiasi nazionalità, quindi anche europei e altri.
“L’adozione delle misure commerciali – aggiunge l’Ansa – non mette comunque la parola fine sulla disputa. I contatti fra Bruxelles e Pechino continueranno per esplorare una soluzione negoziata nell’ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio, anche per rispondere alle richieste di mediazione di alcuni Stati membri come la Germania, contraria ai dazi, e la Spagna, che si era astenuta nel voto dei 27 all’inizio di ottobre”.
MG4
BYD Atto 3
Tesla Model 3
Se, quindi, i dazi aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi sono pronti a partire, non è detto che la Commissione europea non li elimini prima della scadenza dei cinque anni previsti dal regolamento.
Dazi sulle auto elettriche cinesi: quanto crescono i prezzi
Le tariffe punitive vanno dal 7,8% sulle Tesla al 35,3% sui veicoli elettrici di SAIC, passando per il 17% di BYD e il 18,8% di Geely, oltre al 20,7% applicato a una serie di altri costruttori che hanno collaborato con la Commissione europea durante l’indagine antisovvenzioni dell’ultimo anno. I nuovi dazi vanno anche sommati alla precedente tassa del 10%. I totali sono quindi del 17,8% minimo e del 45,3% massimo. Qui sotto una tabella riassuntiva.
| Produttore di auto elettriche | Dazio |
| Tesla | 17,8% |
| BYD | 27% |
| Geely | 28,8% |
| SAIC | 45,3% |
| Altri costruttori collaborativi | 30,7% |
| Altri costruttori non collaborativi | 45,3% |
Cosa cambia per chi compra un’auto elettrica cinese
Adesso resta da vedere come reagiranno industria e mercato. È però probabile che alcune Case risponderanno con un aumento dei prezzi alle vetture importate, per spostare parte della tassazione sui clienti, mentre l’altra parte delle tariffe dovrebbe rimanere a carico dei costruttori. Un esempio è Tesla, che aveva già rivisto al rialzo il listino della berlina Model 3 (prodotta nella sua fabbrica a Shanghai), con un rincaro in Italia da 1.500 euro.
In ogni caso, i dazi non saranno retroattivi e, perciò, non si applicheranno anche agli stock di veicoli già esportati dalla Cina all’Europa. La Commissione specifica infatti che:
“I dazi definitivi saranno riscossi a partire dall’entrata in vigore. I dazi provvisori imposti sulle importazioni di BEV dalla Cina il 4 luglio 2024 non saranno riscossi”.
I rialzi si vedranno perciò fra uno o due mesi, una volta esaurite le scorte.
Fonte: Ansa
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