Robustezza e grip, ma non solo per le gomme da offroad estremo. Serve anche la giusta flessibilità, per mordere gli ostacoli e “accarezzare” l’asfalto

Come sono fatte le gomme più o meno lo sappiamo tutti ma quando entriamo nel merito di quelle specializzate, indirizzate ad un preciso utilizzo, spesso emergono particolari interessanti e inaspettati: si sa ad esempio che le gomme invernali, quelle “vere” e non marchiate semplicemente M+S, oltre al disegno hanno anche una composizione differente per reagire nel modo migliore alle basse temperature. Ma se ci spostiamo nel campo del fuoristrada puro, poco conosciuto da chi non pratica per hobby o per sport le piste da cross e trial, il discorso diventa ancora più curioso perché, oltre alla resistenza e alla “dentatura” serve molto altro, inclusa una certa flessibilità.

Scacciare il fango e “abbracciare” le rocce

Ovviamente, la robustezza è la prima caratteristica necessaria visto che ci si muove su fondi irti di ostacoli spesso appuntiti e taglienti che tuttavia non sempre vanno presi “di petto” ma non di rado, assecondati. Infatti, se la struttura di base in questo caso è rinforzata dalla presenza di più tele (gli strati di fibra sintetica o metallica che compongono la carcassa) in questo caso tre, essa prevede zone “morbide” fatte apposta per deformarsi andando ad avvolgere l’ostacolo e permettendo alla gomma di fare più presa. Elemento preziosissimo, ad esempio, su superfici duri ma potenzialmente scivolosi come le pietre lisce. Un effetto che si amplifica regolando la pressione di gonfiaggio che normalmente in questo specifico uso non è elevatissima, proprio per non rendere la gomma troppo rigida. Per fare un esempio, rispetto alla pressione normalmente consigliata per l’impiego stradale, che è di 2-2,2 atmosfere, su percorsi offroad si scende da 1,6 fino ad un minimo di 1,2. Quindi, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, più l’ostacolo è duro più l’approccio è “morbido”.

 

BF Goodrich KM3, pneumatico offroad da fango
BF Goodrich KM3, pneumatico offroad da fango

E su strada?

Anche chi pratica abitualmente l’offroad raramente ha la possibilità di “cambiare le scarpe” all’auto prima e dopo, quindi agli pneumatici è richiesta anche la capacità di assicurare un corretto comportamento nei trasferimenti su strade normali. Il battistrada deve quindi avere la capacità di autopulirsi eliminando il fango accumulato nelle scanalature. Per far questo, sul fondo dei canali del KM3 sono state inserite delle barrette rigide chiamate “fangofobiche” che durante il normale rotolamento spingono via il fango secco e il terriccio lasciando puliti i canali. Altro aspetto da non trascurare è quello del comfort. Proprio perché cambiare spesso le gomme è problematico, oltre che scomodo, negli ultimi anni uno dei principali obiettivi dello sviluppo è stato il miglioramento del comfort, anche acustico, delle specializzate. Questo si ottiene migliorando il contatto tra la superficie della gomma e l’asfalto, cosa non facile se il battistrada è composto da tasselli alti, rigidi e distanziati tra loro conformati per aggrapparsi alla roccia. Anche qui entra in gioco la duttilità della superficie, che deve potersi appoggiare morbidamente alle rugosità del terreno garantendo anche una buona aderenza e tenuta, qualità anch’esse in progresso sui nuovi modelli che hanno codici di velocità (mediamente si arriva a Q, che equivale a 160 km/h, ma qualcuno anche oltre) più che sufficienti all’impiego autostradale.

 

BF Goodrich KM3, pneumatico offroad da fango

Tutto nella mescola

Il segreto di questa versatilità è nei materiali, che negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante anche per adattarsi alle nuove normative contro l’inquinamento. Le stesse normative che, ad esempio, dal 2010 hanno proibito l’utilizzo dei cosiddetti “oli aromatici”, sostanze chimiche impiegate per l’amalgama dei componenti delle mescole, ma potenzialmente tossiche una volta liberate nell’ambiente con la normale usura delle coperture. Questo ha costretto i produttori a trovare altri ingredienti bio-compatibili, individuati in essenze di origine vegetale, e a studiare addirittura a livello molecolare il modo in cui gomma e fondo interagiscono nei brevi istanti in cui entrano in contatto. Oltre ad indicare in etichetta il livello di rumorosità, consumo ed efficacia nella frenata sul bagnato da cui nemmeno gli specializzati del fango sono esentati.

 

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