La corsa all’elettrico stimolata dagli incentivi governativi ha generato una “bolla speculativa” a danno della qualità dei prodotti

Nelle scorse settimane, uno degli argomenti più ricercati e dibattuti in rete, in Cina, erano le auto elettriche locali e i loro tanti, troppi problemi. Si badi bene: le auto locali, quelle cioè prodotte in Cina, per il mercato interno.

Per essere ancora più chiari: il problema non riguarda le elettriche commercializzate in Europa. Detto questo, è comunque interessante capire cos’è successo e come le soluzioni semplici affrettate (incentivi a pioggia non solo per chi le auto elettriche le compra, ma anche per chi le costruisce) a problemi complessi (come lo è l’inquinamento) possano creare un danno più grande di quello che vogliono risolvere. Ecco il quadro della situazione, proposto da Bloomberg.

Il 70% dei clienti non la comprerebbe più

Gli automobilisti cinesi sono così insoddisfatti che, in base ai dati di un sondaggio online, il 70% di loro non comprerebbe più una macchina a batterie. Proprio queste ultime sono fonte della maggior parte dei problemi, fra incendi per autocombustione e improvvisi crolli della carica, con le conseguenze facilmente immaginabili in termini di sicurezza e auotonomia, oltre che, indirettamente, di impatto ambientale.

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La Cina dunque, il cui obiettivo è quello di dominare il mercato dell’auto elettrica nel mondo, si sta rendendo conto che focalizzarsi sulla quantità più che sulla qualità non è sostenibile.

Incentivi fortissimi

Come scritto sopra, le misure varate dal Governo di Pechino in favore della mobilità elettrica sono impressionanti perché non si limitano a un supporto sotto forma di fondi per enti/aziende/consorzi che portino avanti la ricerca nel settore.

Il sostegno ha preso anche la forma della detassazione quasi totale dell’acquisto delle auto a batteria, ha imposto dazi ancora più forti alle importazioni di auto a motore endotermico e, in alcune città come per esempio Pechino, è stato posto un tetto massimo alle immatricolazioni di auto a benzina e a gasolio.

Obiettivo raggiunto, ma solo numericamente

Il risultato di questa strategia è presto detto: nel 2018, i Costruttori cinesi hanno venduto 1 milione e 256.000 auto NEV (New Energy Vehicle: ibride plug in, fuel cell ed elettriche), di cui la maggior parte elettriche pure; il 62% in più rispetto al 2017.

La meta delle 2 milioni di auto NEV entro il 2020 è dunque vicina, senza contare che attualmente il mercato cinese pesa per più del 50%, da solo, sul volume delle elettriche vendute in tutto il mondo.

Obiettivo fallito dal punto di vista qualitativo

I media cinesi hanno già coniato la definizione “Quality-Gate” e non esitano a usare la parola “scandalo”. Ecco qualche numero che lo esplicita meglio: nel 2018, i produttori cinesi hanno richiamato oltre 135.000 macchine.

Le batterie, come scritto sopra, sono la fonte maggiore di problemi: prestazioni nettamente inferiori al dichiarato, surriscaldamenti pericolosi, durata molto scarsa e, “ciliegina sulla torta”, 40 sono andate a fuoco spontaneamente. A tutto ciò si aggiungono motori rotti, trasmissioni difettose e cattivi odori nell’abitacolo.

La bolla speculativa

Si diceva in apertura della speculazione nata attorno agli incentivi: secondo una stima, sono ben 500 le startup che si sono buttate nel business, senza la minima esperienza precedente nel campo. Il Governo, realizzato il problema, ha deciso di tagliare ogni forma di sostegno alle aziende le cui auto offrono un’autonomia “minima”. Se questo basterà a risolvere il problema, lo scopriremo in futuro.