Dalla Logan alla Duster, ecco cosa rappresenta oggi, da noi e soprattutto nel suo paese di origine, la Romania, il brand rilanciato da Renault

Dacia è uno dei fenomeni di mercato più forti degli ultimi anni. Dal lancio della prima Logan nel 2004, il trend di crescita del marchio è stato esponenziale un po' in tutti i mercati nei quali è stato commercializzato. Nel nostro Paese le cose sono andate un po' diversamente: appena presentata, la prima berlina compatta della Casa rumena fece un buco nell'acqua, ma con l'arrivo della Duster, le cose sono radicalmente cambiate. I numeri di Dacia hanno cominciato a crescere e il brand si è trasformato in un vero fenomeno di costume. Il merito, naturalmente, va imputato, almeno in parte, all'avvento della crisi economica del 2008, che ha radicalmente cambiato le abitudini economiche degli italiani. Oggi Dacia è un brand consolidato, che anno dopo anno è riuscito, almeno in parte, a scrollarsi di dosso la sua immagine di prodotto low cost, evolvendola in quella di marchio smart cost. Un po' come i mobili Ikea per intenderci: non diresti mai che sono economici in senso dispregiativo. Sono di buona qualità, piacevoli nel design e costano poco. Insomma, il tipico acquisto razionale. Con 63.374 vetture vendute nel 2017, infatti, Dacia in Italia detiene una quota di mercato del 2,9%, con un +0,35% rispetto al 2016.

Auto tedesche per i più giovani

Discorso diverso, invece, va fatto per il mercato rumeno. Abbiamo viaggiato per tre giorni per le strade di Bucarest e delle sue città confinanti per scoprire come viene percepito dagli stessi rumeni, il loro marchio nazionale. La Romania è una terra di contraddizioni e di contrasti sociali. Una terra in cui lo stile classico dei palazzi delle istituzioni si scontra con quello freddo dei “casermoni” di età sovietica, costruiti per trasferire progressivamente i lavoratori dalle campagne alle città. Una terra in cui gli stipendi medi si attestano intorno ai 6.000 euro annui, ma anche una terra in cui la popolazione vive un profondo senso di attaccamento al proprio paese di origine. Non per niente, lo slogan scelto da Dacia per festeggiare i suoi primi 50 anni di attività è: sempre nel cuore dei rumeni. Ed effettivamente è così o almeno in parte. È impossibile percorrere una qualunque strada senza incrociare almeno una Logan, ma di modelli più recenti come la Duster in giro ce n'è davvero pochi. Sintomo che in Romania, il modo in cui gli abitanti vivono il loro brand nazionale è del tutto diverso dal nostro. C'è orgoglio, certo, ma a differenza di quanto avviene da noi, qui per le nuove leve l'automobile è ancora un modo per esprimere il proprio status sociale. Capita quindi di vedere in circolazione berline europee di tutti i tipi e marchi (in prevalenza tedeschi). Esemplari anche molto datati e con tanti chilometri, per la verità, ma i giovani rumeni preferiscono scegliere auto del genere rispetto a una Dacia nuova.

Dacia per i meno giovani

Discorso opposto, invece, per chi è un po' più in là con l'età e sceglie l'auto senza il bisogno di dimostrare niente a nessuno e anzi, punta a spendere il meno possibile. Ecco perché per le strade di Bucarest si vedono quasi esclusivamente Logan. Perché è la più razionale di tutte le auto razionali che è possibile acquistare qui. Soprattutto se a spingere c'è anche un certo senso di patriottismo. E dati alla mano, i rumeni hanno molto per cui essere fieri quando si parla del marchio Dacia. Questo, da solo, assicura lavoro a 17.719 persone, garantisce un 3% di contributo al prodotto interno lordo dell'intera Romania e rappresenta l'8% delle esportazioni della nazione. Non stupisce, dunque, che qui la quota di mercato del marchio raggiunga addirittura il 29%. Resta tuttavia il problema dell'età media del parco auto circolante. Per tentare di porvi rimedio, il governo ha previsto una serie di incentivi e agevolazioni per chi decide di acquistare un'auto nuova. L'intento, inoltre, sembra essere quello di puntare anche su una mobilità più sostenibile, come dimostra il bonus di ben 10.000 euro previsto per chi acquista una vettura elettrica. Il che, a dire il vero, sembra essere un po' un paradosso dal momento che le infrastrutture per permettere a queste vetture di circolare sono quasi del tutto assenti e che la maggior parte della popolazione vive in enormi condomini risalenti agli anni Settanta. Senza considerare che nei piani della stessa Dacia, così importante per l'economia locale, non è previsto l'arrivo di alcun modello elettrificato.

Fabbrica verso il futuro

Ad ogni modo, uno dei principali artefici di questi numeri in Romania, è lo stabilimento di Mioveni, cittadina a poco più di 100 km da Bucarest. Le dimensioni della fabbrica sono impressionanti. Si estende su una superficie quasi maggiore di quella della stessa città in cui sorge e lavora a ritmi incessanti. Operativa 24 ore su 24, sette giorni su sette, è in grado di “sfornare” una Dacia ogni 54 secondi. Nel 2017 ha prodotto 510.000 motori e 313.883 auto, il tutto grazie ad una enorme forza lavoro. Nonostante la fabbrica sia stata progressivamente ammodernata nel corso degli anni, il concetto di fabbrica 4.0 è in realtà ancora un po' lontano dallo stabilimento di Mioveni. E questo senza necessariamente cercare il confronto con siti produttivi di altri marchi. La stessa fabbrica di Dacia a Tangeri in Marocco è tecnologicamente più avanzata di quella rumena. Tuttavia, i vertici della Casa hanno avviato una serie di opere di svecchiamento della fabbrica alle porte di Bucarest, che porterà a un progressivo ammodernamento delle linee produttive dove già ora sono in uso 800 robot.

 

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