La ricarica in megaWatt potrebbe battere l'idrogeno nel lungo raggio
Gli alti costi produttivi dell'idrogeno e le complessità logistiche che questo implica potrebbero decretare il sorpasso delle batterie
L'idrogeno sarà la chiave di volta per il futuro sostenibile del trasporto a lungo raggio? La risposta è dipende. In molti pensano di sì, incluse diverse aziende produttrici di veicoli commerciali, ma altri credono fermamente di no.
A giocare un altro ruolo fondamentale, infatti, sarà anche la ricarica in megaWatt, quella cioè con potenza di 1.000 kW (circa dieci volte superiore rispetto al normale CCS), qualcosa a cui oggi non siamo ancora ufficialmente arrivati ma a cui siamo molto vicini.
Quasi certificata
La questione su quale sia la miglior soluzione per decarbonizzare il trasporto a lungo raggio è tutt'altro che semplice. Questo perché, quando si parla di veicoli commerciali soprattutto pesanti, oltre all'autonomia un altro valore importante è il peso, che va a impattare sulla capacità di carico e, quindi, sui costi e sui ricavi che è in grado di generare il veicolo viaggiando.
Il viaggio record di 1.047 km del Mercedes GenH2 a idrogeno
Analizzando più nel dettaglio la situazione, fino a oggi sia la soluzione full electric sia quella a idrogeno non sono ancora riuscite a dimostrare di poter sopperire completamente al gasolio o al gas naturale nel trasporto a lunga distanza.
Ma perché? I motivi sono diversi. Dal lato dell'idrogeno, per esempio, ci sono prima di tutto le complessità logistiche ed economiche necessarie per garantirne un approvvigionamento costante, nonché una rete di distributori non ancora sufficientemente diffusa.
Dal lato dell'elettricità, invece, c'è l'attuale "bassa" potenza di ricarica in kW, non ancora sufficiente per alimentare dei pacchi batterie di enormi dimensioni (come quelli di un camion) in un tempo adeguato, quest'ultimo un fattore necessario a mantenere una redditività accettabile del veicolo.
Volvo Trucks, la prima rete di ricarica pubblica fast in Svezia
Si tratta di una situazione come detto difficile che nel corso del tempo sta inducendo i vari produttori di mezzi pesanti a studiare entrambe le soluzioni, nell'attesa che una o l'altra prenda ufficialmente piede o trovi la sua applicazione ideale.
Come anticipato, una prima vera svolta potrebbe arrivare a breve, con l'introduzione ufficiale nelle piazzole di tutto il mondo della ricarica in megaWatt, o MCS. La possibilità di rifornirsi con una potenza di 1.000 kW, infatti, è qualcosa che stanno già testando diverse case (come per esempio MAN e Mercedes-Benz Trucks) e che potrebbe dare una svolta alla situazione.
Il MAN eTruck con ricarica in megaWatt
Nuove specifiche per tempi ridotti
Scendendo più nel dettaglio, l'introduzione del caricatore MCS dovrebbe consentire agli autotrasportatori di tutto il mondo di guidare più a lungo nel corso di una giornata lavorativa, utilizzando i tempi di pausa obbligatori per compiere dei "rabbocchi" di energia.
In particolare il nuovo standard di ricarica (che prevede un nuovo tipo di connettore triangolare più sicuro) dovrebbe permettere di caricare abbastanza anche nelle pause regolamentari da 45 minuti, obbligatorie nell'Unione Europea dopo 4,5 ore di guida (gli Stati Uniti impongono 30 minuti dopo 8 ore).
Colonnine di ricarica DAF Trucks
Come specificato dal think tank IDTechEX in una ricerca a riguardo, la riduzione dei tempi di ricarica, concordi con le normali pause nei turni di lavoro, sarà un fattore determinante per garantire un'adeguata diffusione del trasporto commerciale a zero emissioni e a lungo raggio.
Per quanto riguarda il medio e corto raggio, invece, dovrebbe continuare a essere sufficiente la ricarica in corrente continua standard CCS (in kW) o addirittura la ricarica in corrente alternata parlando di furgoni, che dovrebbe permettere di raggiungere un già adeguato livello di carica durante le pause notturne.
Fonte: IDTechEX
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