Neutralità tecnologica, intermodalità e intelligenza artificiale, ma non solo. Si fonda su più pilastri la ricetta di Stati Uniti d’Europa per l’auto e la mobilità del futuro: quelle che, secondo gli obiettivi, dovranno muovere passi importanti all’indomani delle elezioni europee dell’8 e del 9 giugno.

I target sono riportati da Raffaella Paita, senatrice e coordinatrice nazionale di Italia Viva, candidata con Stati Uniti d’Europa nella circoscrizione Nord-ovest. Le dichiarazioni arrivano parlando con Motor1 per uno Speciale sulla chiamata alle urne che vede interrogati tutti i principali partiti e coalizioni con le stesse quattro domande.

“Meno ideologia”

Stop a benzina e diesel: è giusto fissare una data di scadenza alla vendita dei motori termici (ed eventualmente proprio nel 2035) o pensate che la scelta spettasse a costruttori e mercato?

“Ho sempre ribadito che l’approccio dell’Europa sul tema dei motori rischia di essere eccessivamente ideologico e lo confermo: se avessimo avuto un occhio più aperto al tema dei biocombustibili, avremmo potuto immaginare una durata maggiore dei motori endotermici, cosa che avrebbe aiutato non poco l’automotive italiana. Naturalmente dobbiamo perseguire obiettivi di maggiore attenzione ai temi ambientali, ma con una neutralità tecnologica che consenta alle nostre aziende di resistere”.

I biocarburanti

Stabilimento produttivo di biocarburanti

Cosa votereste nel 2026 se la Commissione proponesse di mantenere le auto a combustione alimentandole con gli e-fuel? E cosa pensate delle altre alternative come biocarburanti e idrogeno? Possono funzionare dai punti di vista ambientale ed economico?

“Certamente un approccio più ragionato sul tema della combustione sarebbe auspicabile: noi sosterremo questo scenario. Peraltro sia i biocarburanti che l’idrogeno sono tecnologie che possono essere utili. È in atto un percorso di ricerca per lo sviluppo di queste soluzioni che deve essere supportato anche a livello europeo, al pari di altre tecnologie. In questo modo potrebbe cambiare anche l’atteggiamento un po’ ideologico che è stato perseguito finora”.

Un’Europa competitiva sull’auto elettrica

Le auto cinesi, elettriche e non solo, stanno arrivando in Europa: condividete l’ipotesi dei dazi doganali aggiuntivi, come quelli previsti negli Stati Uniti, o preferite mantenere gli attuali scambi commerciali?

“La nostra è una posizione aperta al mercato globale, però è chiaro che, nei casi in cui ci siano mercati viziati da sovvenzioni e atteggiamenti sleali, può scattare l’istinto di protezione. Personalmente preferirei però avere un continente capace di essere competitivo anche nell’ambito delle auto elettriche: il che significa rafforzare le politiche industriali dell’Unione europea anche in questo settore, oltreché in quello dei biocombustibili”.

Colonnine Ewiva con ricarica tramite Pos

Colonnina per la ricarica dell’auto elettrica

Più in generale, come immaginate la mobilità del futuro e quali idee portereste in Europa per industria, automobilisti e infrastrutture di ricarica?

“Sono una ferrea sostenitrice dell’intermodalità, perché il bilancio ambientale di una città, di un Paese e di un continente si fa solo attraverso una valutazione complessiva. Inutile limitare il traffico in città se non si considerano, per esempio, gli spostamenti aerei nella zona: il bilancio ambientale non migliorerebbe.

Intermodalità è la parola giusta, perché significa diversificazione delle modalità di spostamento, considerando che in città la mobilità elettrica sarà sempre più utilizzata. Pertanto andranno sostenuti gli strumenti di ricarica, ma sarà necessario anche modernizzarli con soluzioni innovative. In questo ci aiuterà sicuramente l’intelligenza artificiale”.