Cosa c'è dietro l'arrivo delle auto cinesi in Europa
Ho visitato una superfabbrica cinese per capire come funziona e per studiare il fenomeno delle auto "made in China" che arrivano da noi
È sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni, il panorama automobilistico europeo ha assistito a una crescente invasione di marchi cinesi. Cosa c'è dietro questo fenomeno? E soprattutto, possiamo fidarci delle auto cinesi?
Per rispondere a queste domande, ho visitato una delle fabbriche più avanzate del gruppo Chery, il gigante cinese che punta con decisione al mercato europeo, e ho raccolto dati e impressioni dirette per poter delineare un quadro più chiaro.
La Cina, una superpotenza automobilistica
Nel 2023, la Cina ha prodotto oltre 23 milioni di auto, rappresentando quasi un terzo dei 76 milioni di veicoli prodotti a livello globale. Per confronto, il Giappone – secondo produttore mondiale – si ferma a 7,5 milioni, mentre la Germania, prima in Europa, ne ha costruiti circa 4 milioni.
Un tempo, le auto europee dominavano il mercato cinese. Tuttavia, con l'avvento dell'elettrificazione – oggi un'auto su due venduta in Cina è elettrica – i produttori occidentali faticano a raggiungere il 6% delle vendite di auto a batteria. Le termiche, invece, resistono con una quota del 25%.
Le linee di produzione della Superfactory Chery di Wuhu
Il flusso si è quindi invertito: ora sono i marchi cinesi a guardare con interesse ai mercati occidentali. Un esempio concreto? Nel 2023, in Italia sono state vendute 84.000 auto prodotte in Cina, il doppio rispetto all’anno precedente. E, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, solo una su cinque è elettrica: marchi come DR e Sportequipe, ma anche modelli come la Tesla Model 3, la Volvo EX30 e la Dacia Spring rientrano in questa categoria.
Dunque, anche marchi europei o americani producono in Cina. Il vantaggio competitivo, lì, non è solo legato ai bassi stipendi: si tratta soprattutto di innovazione nei processi produttivi e di una massiccia automazione industriale. Secondo il rapporto Draghi, in Cina ci sono sei volte più robot industriali rispetto agli Stati Uniti. Una forza che si riflette direttamente sulla produttività.
Dentro la Superfactory di Chery
Per vedere come funziona una fabbrica altamente automatizzata sono andato a Wuhu, dove il gruppo Chery – uno dei maggiori produttori cinesi – ha realizzato una delle sue “Superfactory”. Con i suoi 800.000 metri quadrati, lo stabilimento di Wuhu è un esempio di avanguardia industriale. Nella sola area di saldatura ci sono 360 robot distribuiti su 270 stazioni di lavoro, con appena 80 operai per turno che monitorano le operazioni.
Dentro la Superfactory Chery di Wuhu
L'area di assemblaggio impressiona ancora di più: tre linee di produzione lavorano contemporaneamente su sei modelli diversi, sfornando un’auto al minuto. Con una capacità annuale di 300.000 veicoli, l’efficienza è garantita anche dall’utilizzo di robot dotati di intelligenza artificiale per il controllo qualità. L’investimento nella Superfactory di Wuhu è stato colossale: 2 miliardi di dollari per creare lo stabilimento più grande e avanzato della Regione, con altri due impianti simili già in programma, il primo dei quali pronto entro il 2026.
La strategia europea di Omoda e Jaecoo
Fondata nel 1997, Chery è oggi il secondo marchio più venduto in Cina dopo BYD. Nel 2023 ha prodotto oltre 1,8 milioni di auto, esportandone quasi la metà. Questo lo rende il primo esportatore cinese di automobili da più di 20 anni e parte del successo del gruppo si deve alle collaborazioni internazionali: dal 2007, ad esempio, DR importa modelli della famiglia Tiggo per finalizzarli in Molise.
Non è solo in Cina che Chery sta investendo, però. I marchi Omoda e Jaecoo, creati appositamente per l’Europa, sono destinati a giocare un ruolo chiave. Omoda si rivolge a una clientela giovane, mentre Jaecoo punta a un posizionamento più premium. Entrambi i brand offriranno una gamma diversificata, con motorizzazioni elettriche, ibride e persino a GPL per il mercato italiano.
Omoda 5
Jaecoo 7
Il Gruppo ha già uno stabilimento di assemblaggio in Spagna e prevede di costruirne un altro per la produzione completa. In Italia, è previsto un centro di ricerca e sviluppo nell'area torinese che darà lavoro a circa 100 persone.
La piattaforma Yuntai
Le ultime innovazione del gruppo Chery
Tra le innovazioni tecnologiche che ho potuto vedere ci sono l’architettura modulare MARS, con 65 brevetti per la sicurezza, e la piattaforma Yuntai, sviluppata in collaborazione con Huawei per l’implementazione di tecnologie come le sospensioni pneumatiche intelligenti e le quattro ruote sterzanti, oltre a un sistema di sterzo by-wire.
Una sfida inevitabile
Dopo aver visitato la Superfactory di Chery e analizzato le strategie del gruppo, è chiaro che le auto cinesi non sono più sinonimo di prodotti economici e di bassa qualità. Al contrario, rappresentano una concorrenza sempre più temibile per i costruttori europei.
Il futuro del mercato automobilistico dipenderà dalla capacità di regolare questa competizione e di sfruttarla per favorire l’innovazione e la crescita. Se affrontata correttamente, la sfida cinese può trasformarsi in un’opportunità per l’intera filiera europea, inclusa quella italiana, attraverso la creazione di nuove partnership e sinergie. Dall'altro lato, la concorrenza rappresenterà, ancora una volta, il miglior carburante per mettere in moto l'innovazione tecnologica e, si spera, la riduzione dei prezzi. A vantaggio, quindi, dei consumatori.
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