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Cinghiali e altri animali selvatici: ancora troppi incidenti e chi paga?

In Italia qualcosa si sta facendo per evitarli, a che punto siamo

Cinghiali sulla strada e incidenti, chi paga e come si risolve?
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Quante volte vi è capitato di guidare su una strada di campagna o vicino a un bosco e vedere un animale attraversare all’improvviso? Un istante e la vita di un cervo, un cinghiale o una volpe può spezzarsi in modo tragico. E non succede solo fuori città: anche a Roma, per esempio, gli attraversamenti di cinghiali sono sempre più frequenti e pericolosi.

Secondo i dati dell’ASAPS, nel 2024 si sono verificati circa 199 incidenti gravi legati alla fauna selvatica, con 14 vittime e oltre 250 feriti. Numeri che raccontano solo in parte il fenomeno, perché molti episodi minori non vengono registrati e non considerano la morte degli animali coinvolti, spesso immediata e invisibile nelle statistiche.

E quando accade, cosa rischia davvero chi è al volante? Prima di rispondere, è utile partire dalla prevenzione.

Come si cerca di ridurre il rischio

Quando un animale attraversa improvvisamente la strada, il rischio di incidente è alto perché spesso accade di notte o in tratti poco illuminati. Per questo in Italia si sta lavorando sempre di più sulla prevenzione. L'Anas ha integrato nel proprio modo di progettare le infrastrutture una serie di soluzioni pensate proprio per ridurre questi episodi.

Il punto di partenza è lo studio del territorio: prima di costruire una strada vengono analizzati gli habitat, i movimenti degli animali e i cosiddetti corridoi ecologici, cioè i percorsi naturali che la fauna usa per spostarsi. In base a questi dati si progettano opere specifiche.

Sezioni e dettagli sottopasso faunistico

Sezioni e dettagli sottopasso faunistico

Foto di: ANAS

Tra le soluzioni più utilizzate ci sono ecodotti, cioè veri e propri “ponti verdi” per gli animali, sottopassi e viadotti adattati per consentire il passaggio in sicurezza, oltre a recinzioni che impediscono l’accesso alla carreggiata e indirizzano la fauna verso punti sicuri. A questo si aggiungono sistemi di dissuasione e vegetazione guidata che aiutano a “canalizzare” gli spostamenti lontano dalla strada.

Dettagli dissuasori

Dettagli dissuasori

Foto di: ANAS

Questi interventi vengono inseriti già nella fase di progetto e sono previsti in modo sistematico anche nelle procedure ambientali più importanti, come la Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione di Incidenza, che servono a verificare l’effetto delle opere sull’ambiente.

Non solo teoria: esempi concreti

Le soluzioni non sono solo teoriche. Tra gli interventi già realizzati c’è, per esempio, l’ecodotto sulla SS 729 Sassari–Olbia, pensato per permettere il passaggio sicuro di specie protette come la gallina prataiola. Altri progetti lungo la rete stradale italiana includono sottopassi, recinzioni e opere di rinaturalizzazione su grandi assi come la E78 Grosseto–Fano, la S.S. 106 Jonica o la S.S. 127 in Sardegna. In alcuni casi sono previsti anche viadotti e gallerie progettati in modo da mantenere la continuità ecologica del territorio.

Ecodotto  SS 729 Sassari – Olbia  km 34+500

Ecodotto SS 729 Sassari – Olbia km 34+500

Foto di: ANAS

Anche durante i lavori vengono adottate misure di attenzione: varchi temporanei per il passaggio degli animali, sistemi catarifrangenti, dissuasori e una programmazione dei cantieri che tiene conto dei periodi di riproduzione delle specie. Inoltre, le strade sono segnalate con cartelli specifici che avvisano della possibile presenza di fauna e, in alcuni tratti, possono essere introdotti limiti di velocità.

A livello internazionale, questo tipo di interventi è sempre più diffuso. Progetti europei come LIFE SAFE CROSSING o LIFE WOLF ALPS EU hanno l’obiettivo di ridurre le collisioni tra veicoli e animali in diversi Paesi, sperimentando tecnologie come barriere intelligenti, sensori e sistemi di dissuasione innovativi.

Cosa succede in caso di incidente e chi paga i danni

Se durante la guida si verifica un impatto con un animale selvatico, la gestione non è sempre semplice. In Italia la responsabilità non è automatica. Gli animali sono considerati patrimonio dello Stato, ma la loro gestione è affidata alle Regioni.

Questo significa che, in caso di incidente, per ottenere un risarcimento bisogna dimostrare che l’ente pubblico non ha adottato misure adeguate di prevenzione, ad esempio in tratti dove il rischio era noto ma mancavano recinzioni o segnaletica.

Se invece l’evento viene considerato improvviso e non prevedibile, il risarcimento può non essere riconosciuto. Per questo motivo, molti automobilisti scelgono polizze assicurative che includono anche gli urti con animali selvatici, soprattutto per chi percorre spesso strade extraurbane.

E se l’animale muore nell’impatto, il conducente viene punito? In generale no: non si tratta di una sanzione automatica. La questione riguarda soprattutto la sicurezza e la gestione dell’incidente, non una responsabilità penale del guidatore, salvo casi particolari legati a comportamenti pericolosi alla guida.

In fondo, il fenomeno resta un equilibrio complesso tra mobilità, sicurezza e tutela dell’ambiente. E le domande iniziali restano molto concrete per chi guida ogni giorno: quante volte vi è capitato di incrociare un animale sulla strada? E soprattutto, quanto siamo davvero preparati a reagire quando succede?