Perché benzina e diesel hanno questi prezzi?
Brent, Platts, costi industriali, accise e IVA: spieghiamo perché i carburanti hanno questi prezzi
Quando il prezzo di benzina e diesel sale o scende nel giro di pochi giorni, la reazione più comune è pensare che la responsabilità sia del benzinaio sotto casa o direttamente del Governo. In realtà il meccanismo è molto più complesso.
Capire chi determina davvero il prezzo dei carburanti è utile per leggere meglio gli aumenti, evitare accuse di speculazione (a volte fondate, a volte no) e fare rifornimento con maggiore consapevolezza. Anche perché oggi il rapporto di convenienza tra benzina e gasolio sta cambiando più rapidamente rispetto al passato.
- Il prezzo del petrolio
- Platts: cos'è e come funziona
- Gli altri costi
- IVA e accise
- Petrolio e carburanti: come si collegano i prezzi
Il prezzo del petrolio
Prima di tutto bisogna parlare di petrolio, dalla cui raffinazione vengono ottenuti benzina e diesel. Il riferimento per il mercato europeo (ma non solo) è il Brent, utilizzato quindi come base di prezzo per gran parte delle transazioni globali di greggio. Quando si sente parlare di "prezzo del barile di petrolio" ci si riferisce alla quotazione del Brent, il cui nome deriva da un giacimento nel Mare del Nord.
Il Brent non si vende solo come merce fisica: la maggior parte degli scambi avviene attraverso i cosiddetti futures, ovvero contratti finanziari che stabiliscono in anticipo prezzo, quantità e data di consegna di un determinato quantitativo di petrolio. In pratica: chi compra un futures sul Brent oggi sta acquistando petrolio che verrà consegnato tra uno, due o sei mesi. Il prezzo che si forma in questo mercato riflette quindi le aspettative degli operatori sull'andamento futuro dell'offerta e della domanda, non solo il petrolio fisicamente disponibile in quel momento.
Questo significa che il prezzo del Brent riflette le aspettative del mercato sul petrolio nei mesi successivi, non di quello fisicamente disponibile oggi. Il prezzo del Brent viene definito non solo dalla materia prima in sé ma da vari elementi come:
- produzione dei paesi OPEC (i maggiori produttori di petrolio al mondo: Algeria, Arabia Saudita, Congo, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Guinea Equatoriale, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria e Venezuela)
- produzione USA (shale oil)
- domanda globale di energia
- tensioni geopolitiche
- capacità di raffinazione
- livelli delle scorte petrolifere
Parliamo di Platts
Il petrolio non è direttamente utilizzabile. Prima di diventare benzina, gasolio o GPL, deve passare per le raffinerie, impianti industriali che trasformano il greggio nei prodotti finali che conosciamo. Da ogni barile di petrolio (pari a 159 litri) si ricavano indicativamente il 45% di benzina, il 30% di gasolio, il 10% di jet fuel e il restante 15% di altri derivati.
Ma il prezzo che le compagnie petrolifere usano come riferimento in Europa non è il Brent diretto: è il cosiddetto Platts Mediterraneo, definito dalla S&P Global Platts, agenzia internazionale che ogni giorno rileva e pubblica i prezzi reali delle transazioni di prodotti petroliferi raffinati nei principali hub di trading europei. Per l'Italia il riferimento è il Mediterranean Platts CIF, che indica le quotazioni dei carburanti già raffinati nei porti del Mediterraneo.
Il meccanismo con cui Platts determina la quotazione ufficiale si chiama Market on Close (MOC): nelle ultime ore di contrattazione di ogni giornata, l'agenzia raccoglie le offerte di vendita e acquisto comunicate da raffinerie, trader e operatori, individua la transazione più rappresentativa e pubblica la quotazione, espressa in dollari per tonnellata.
Questo è il motivo per cui il prezzo alla pompa dei carburanti può muoversi anche quando il Brent resta stabile: se aumenta la domanda di benzina il crack spread - cioè il margine tra il prezzo dei prodotti raffinati e il costo del greggio - si allarga, e le quotazioni Platts salgono indipendentemente dal prezzo del petrolio.
Gli altri costi
Una volta stabilita la quotazione Platts, le compagnie petrolifere costruiscono il prezzo industriale sommando diversi elementi: costo del carburante raffinato, costi logistici e margini commerciali. La catena logistica è lunga e costosa: il carburante viaggia via nave dai porti di produzione, viene scaricato nei terminal, trasportato via oleodotto o autocisterna ai depositi, e infine distribuito alle singole stazioni di servizio. L'insieme di questi costi incide mediamente tra i 3 e i 7 centesimi per litro.
A questi si aggiungono il margine della compagnia petrolifera e il margine del gestore della stazione di servizio, che insieme pesano circa il 3-5% del prezzo finale. C'è poi un fattore spesso sottovalutato: il tasso di cambio euro-dollaro. Poiché il petrolio è quotato in dollari, quando l'euro si indebolisce rispetto alla valuta americana, il carburante diventa automaticamente più caro per i consumatori europei, anche se il Brent non si muove.
IVA e accise
Arriviamo alla parte più odiata dagli italiani: le tasse, che nel Bel Paese rappresentano circa il 60% del. prezzo finale di benzina e gasolio. Le imposte sui carburanti sono di due tipi: IVA e accise.
La prima è fissa al 22%, mentre le accise (spesso protagoniste di promesse politiche, poi regolarmente disattese) sono (citando l'enciclopedia) un "Tributo indiretto a riscossione mediata che si applica a determinati beni (per es., carburanti, elettricità, alcolici, sigarette, fiammiferi) al momento della produzione o della vendita, e viene pagato dal produttore o dal commerciante trasferendone l’onere sul consumatore, cioè includendolo nel prezzo di vendita". Altre tasse dunque, il cui importo rimane fisso indipendentemente dal prezzo del petrolio.
Negli anni il Governo italiano ha introdotto 18 accise, tassazioni extra i cui introiti erano dedicati a opere straordinarie e che poi sono stati resi strutturali. Ecco l'elenco delle accise sui carburanti attive oggi:
- 1) 1956: Finanziamento supporto crisi di Suez – 0,00723 euro;
- 2) 1963: Ricostruzione disastro del Vajont – 0,00516 euro;
- 3) 1966: Ricostruzione alluvione di Firenze – 0,00516 euro;
- 4) 1968: Ricostruzione terremoto del Belice – 0,00516 euro;
- 5) 1976: Ricostruzione terremoto del Friuli – 0,00511 euro;
- 6) 1980: Ricostruzione terremoto dell’Irpinia – 0,0387 euro;
- 7) 1982: Finanziamento missione ONU in Libano – 0,106 euro;
- 8) 1996: Finanziamento missione ONU in Bosnia – 0,0114 euro;
- 9) 2004: Rinnovo contratto autoferrotranvieri - 0,020 euro;
- 10) 2005: Acquisto autobus ecologici – 0,005 euro;
- 11) 2009: Ricostruzione terremoto de L’Aquila – 0,0051 euro;
- 12) 2011: Finanziamento alla cultura – 0,0071;
- 13) 2011: Finanziamento crisi migratoria libica - 0,040 euro;
- 14) 2011: Ricostruzione alluvione Toscana e Liguria – 0,0089 euro;
- 15) 2011: Finanziamento decreto “Salva Italia” – 0,082 euro;
- 16) 2012: Finanziamento ricostruzione terremoto Emilia – 0,024 euro;
- 17) 2014: Finanziamento “Bonus gestori” – 0,005 euro;
- 18) 2014: Finanziamento “Decreto fare” – 0,0024
Parlare di rimuoverle, nonostante faccia decisamente specie vedere oggi voci di spesa dedicate al disastro del Vajont (1963), significherebbe per lo stato poter contare su un minore gettito fiscale. Anche se in momenti particolari alcuni Governi italiani ne hanno diminuito l'impatto, per ridurre il prezzo finale di benzina e diesel. Da gennaio le accise su benzina e gasolio sono state equiparate (0,673 euro al litro).
Il prezzo dei carburanti è quindi la somma di tutti questi elementi, fissi e variabili, che si possono così schematizzare.
La questione rialzi immediati
La domanda finale è una: se il prezzo del petrolio è determinato dai futures, quindi spese su approvvigionamenti futuri su materia prima che deve ancora essere spedita, perché i prezzi di benzina e diesel salgono immediatamente all'aumentare di quello del greggio?
Come detto il prezzo alla pompa deriva dalle quotazioni dei prodotti raffinati (Platts), che riflettono il prezzo a cui i carburanti vengono scambiati nel presente. Se quindi il prezzo del Brent sale nel mercato dei futures, i trader sanno già che il costo per le raffinerie salirà, iniziando a pagare di più benzina e diesel nei mercati.
Si chiama mercato "forward-looking", che guarda cioè al futuro e non al presente, perché le compagnie sanno che se oggi vendono la benzina a 1,8 euro al litro, domani dovranno ricomprarla a un prezzo maggiore e aumentano nell'immediato il prezzo per fare cassa, così da avere liquidità gli acquisti futuri.
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