Sono le imposte che più incidono sul prezzo di benzina e diesel. Proviamo a conoscerle meglio

Lo aveva promesso prima del voto e adesso lo ribadisce. Matteo Salvini leader della Lega torna sul discorso accisa carburanti promettendo che “al suo primo consiglio dei ministri le abolirà”. Si tratta ora di capire, intanto, se diventerà Presidente del Consiglio e successivamente come intenderà procedere (per esempio, dove troverà le coperture, cioè come intende compensare le minori entrate). Visto che in campagna elettorale aveva accennato solo a un ritocco di quelle più vecchie e oggi, invece, magari per dare una spinta (dal basso) al suo possibile incarico di governo intende eliminarle tutte.

Cos'è l'accisa

Ricordiamo a questo proposito che l'accisa è una imposta statale sulla fabbricazione e vendita di un bene, si applica sulla quantità invece che sul prezzo ed è una imposta indiretta vale a dire che la paga il produttore che poi la gira al consumatore. Si aggiunge, quindi, in quota fissa al prezzo finale a differenza, per esempio dell’Iva, che è un’imposta diretta e si applica in percentuale. Quelle più “famose” sono sui carburanti, ma ce ne sono, per esempio, anche sul metano per il riscaldamento, sui tabacchi o gli alcolici.

Oltre la metà del costo finale

Al di la dei proclami pre e post elettorali quello che è un certezza e che l’accisa sui carburanti per autotrazione incide per oltre la metà sul prezzo finale alla pompa. L’accisa attuale sulla benzina è di 728,40 euro per mille litri ( 0,728 al litro), quella sul gasolio di 617,40 euro (0,617 al litro), più basse quelle sul GPL e metano rispettivamente 267 e 4,4 euro per mille kg. Alla formazione del prezzo dei carburanti concorrono così due componenti fondamentali quella fiscale (accisa e IVA) e quella industriale. La prima incide del 64% sul prezzo finale,l a seconda del restante 36%. Vale la pena di sottolineare come il margione lordo dell’operatore alla pompa può oscillare solo del 9% sul prezzo della materia prima (10 % in caso di gasolio) e con esso vengono finanziati tutti gli altri “passaggi” (trasporto, tasse doganali, remunerazione degli addetti etc). Ma se sono tasse perché tante polemiche?

Finanziamo ancora la guerra in Etiopia e la crisi di Suez del '51 

La questione sta nel fatto che le accise sui carburanti (così come quelle su altri beni) sono state applicate dallo Stato, man mano nel tempo, come fonte di finanziamento per fronteggiare situazioni contingenti di emergenza, calamità naturali, guerre o particolari urgenze. Il problema è che terminata “l’emergenza” non sono state più eliminate e quindi nel tempo si sono andate sommando. Attualmente le accise  - o  più correttamente l’incremento dell’accisa -  sui carburanti sono 17 eccole elencate:

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.

Tornando alle dichiarazioni di Matteo Salvini, al netto della possibilità o meno che possa presiedere un consiglio dei ministri, dovrebbe riuscire lì dove tutti prima di lui hanno fallito. Visto che ad aggiungere voci sono stati sempre molto bravi un po’ meno a toglierle… dal 1935.