I test dell’azienda californiana sono sospesi a tempo indeterminato, ma non bisogna farsi prendere dal panico

Giusto ieri scrivevamo di come l’industria statunitense delle bevande alcoliche stia sempre più sostenendo la guida autonoma e la sua diffusione, con motivazioni sociali ed economiche: le auto che si guidano da sole non hanno bisogno di autisti sobri. Auto sicure e più incassi generati dalla vendita di alcolici, l’Eldorado per chi su birra, vino & co. ha costruito il proprio business. Poi, quando in Italia era sera, ecco arrivare la notizia di una ciclista travolta e uccisa da un’auto a guida autonoma appartenente alla flotta di Uber. La società californiana ha immediatamente sospeso ogni tipo di test e da più parti si parla di quella che è la più grande paura della nascente industria delle auto guidate dal computer: un indicente mortale causato proprio da quelle tecnologie che dovrebbero salvare vite.

La polizia assolve Uber

Proprio mentre scriviamo pare che la polizia di Tempe abbia scagionato l’auto di Uber dicendo che l’incidente sarebbe stato inevitabile, anche se alla guida ci fosse stato un uomo. Sembra infatti che la donna sia sbucata all’improvviso, ben lontana dalle strisce pedonali e in condizioni di scarsa luminosità. La Volvo della società californiana quindi risulta innocente, ma rimangono interrogativi assieme al rischio di arrendersi a fin troppo facili conclusioni.

Don’t panic

Ora gli occhi di tutti non sono puntati unicamente su Uber ma anche sulle amministrazioni (quelle statunitensi in primis) e sulla loro risposta sul tema guida autonoma e test su strade pubbliche. La tentazione a caldo sarebbe quella di chiudere tutto e limitare il più possibile i test, bannando la guida autonoma come un qualcosa di pericoloso se non addirittura nocivo. Niente di più sbagliato. "Questo sarà uno sfortunato ostacolo che dovremo affrontare per riguadagnare (la convinzione del pubblico) che questi dispositivi siano sicuri", ha affermato Mark Rosenker, ex presidente dell’National Transportation Security Board. Lungi da noi considerare la povera vittima come un danno collaterale e basta, la tragedia umana rimane e questo nessuno (purtroppo) lo può cancellare. Ma, come diceva Charles F. Kettering “I problemi sono il prezzo da pagare per il progresso”. Problemi a volte minori a volte invece tragici, ma che devono essere motivo di miglioramento e non di stop senza "se" e senza "ma". La decisione di Uber di sospendere i test è lodevole e dovuta (l'incidente sarebbe potuto essere dovuto a un malfunzionamento congenito nel sistema), ma non può essere definitivo. Basta pensare al mondo dell’aeronautica e ai vari test su differenti tipi di aerei, dove non sono certo mancati problemi e incidenti. L’industria non si è fermata ma ha continuato a ottimizzare le tecnologie che oggi ci permettono di viaggiare da un capo all’altro del mondo.

Cosa non fare

Ci troviamo quindi in una sorta di terra di nessuno, con auto a guida autonoma tutt’altro che perfette a percorrere strade aperte al pubblico, con leggi scritte in parte e anche loro ben lontane dalla perfezione. Leggi che, ad esempio, attualmente non permettono ad auto di produzione di utilizzare sistemi di guida autonoma di Livello 3 (come Audi A7 e A8). Bisogna però andare avanti e creare presupposti perché ci possa essere progresso. Ad ora il peccato più grave sarebbe l’ignavia, il restare fermi in attesa che le cose si sistemino da sole. Bisogna anche evitare un nuovo proibizionismo che vada a stoppare definitivamente i test. Il futuro dell’auto, che ci piaccia o no, va in questa direzione, con mezzi dove l’uomo diventa semplice passeggero e non protagonista della guida. Dove volante e pedali scompaiono e fioccano invece radar, lidar, telecamere e sensori sempre più precisi. Per far sì che la tecnologia raggiunga altissimi livelli di affidabilità bisogna effettuare test su test, in ogni condizione possibile e immaginabile, chiaramente prendendo tutte le precauzioni del caso perché incidenti come quello di ieri non accadano più. Le parole di Henry Ford continuano a essere attuali: "C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti" e per democratizzare la guida autonoma occorrono ancora prove su strada.

Uomo vs computer

Lo scopo delle auto a guida autonoma è quello di migliorare la sicurezza stradale, con molte Case che hanno l’obiettivo di portare a zero gli incidenti. Forse non sarà così, forse anche quando si raggiungerà lo stato dell’arte nella guida autonoma ci saranno ancora incidenti, ma in misura minore. Lo scorso anno in Italia ci sono stati 1.519 incidenti mortali (+ 0,8% rispetto al 2016) con 1.656 vittime, ovvero il 2,2% in più rispetto all’anno precedente. Negli USA invece nel 2016 (le statistiche 2017 non sono ancora state pubblicate) gli incidenti sono stati 34.439 con 37.461 morti, numeri in crescita rispetto al 2015. Fare un paragone con le attuali tecnologie per la guida autonoma sarebbe difficile, non esistono report dettagliati e a cronaca parla unicamente degli incidenti più gravi. Quello che appare chiaro è che in 2 anni la guida autonoma ha provocato 2 incidenti mortali (il primo con vittima un collaudatore Tesla a bordo di una vettura test) e in entrambi i casi le auto sono risultate innocenti, mentre al mondo ogni 24 ore perdono la vita 3.287 persone. 

Come uscirne?

La soluzione qual è? Davvero ci si può affidare a una “moral machine” che, in caso di urto inevitabile, dica all’auto quale sia il male minore? "Questo tragico incidente sottolinea come la tecnologia dei veicoli autonomi ha ancora una lunga strada da percorrere prima che sia veramente sicura per i passeggeri, i pedoni e i conducenti che condividono le strade dell'America", ha invece commentato il senatore statunitense Richard Blumenthal “Nella nostra fretta nel rendere possibile l'innovazione, non possiamo dimenticare la sicurezza di base” ha poi aggiunto. Per farlo l'unica strada da percorrere, lo ripetiamo, è solo una: non fermare ricerca e sviluppo sulla guida autonoma. 

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