Nella lista dei desideri degli appassionati difficilmente compare la Mercedes C36 AMG. Molto più facile trovare una BMW M3 o un’Audi RS2 e il motivo è presto detto: 25 anni fa, a Stoccarda erano molto più focalizzati sul comfort e sull’affidabilità, piuttosto che sul piacere di guida, anche sulle varianti più sportive dei propri modelli. Eppure, la C36 AMG non merita di finire nel dimenticatoio. Primo, perché si tratta della prima Mercedes “ufficialmente AMG” (le due aziende firmano un accordo tale per cui la seconda diventa il preparatore ufficiale della prima), un matrimonio culminato di recente nella spaventosa One vista al Salone di Parigi di cui sotto trovate i dettagli; secondo, perché un motore con le tre lettere maiuscole e la firma di chi ne ha personalmente curato l’assemblaggio rappresenta sempre un motivo d’acquisto più che valido. Ultimo, ma non meno importante, il fatto che questa macchina è super affidabile e, tendenzialmente, è stata in mani meno “smanettone” rispetto alle due sopra citate. Detto questo, è anche vero che i pochissimi esemplari che si trovano su piazza non hanno meno di 200.000 km…

Solo automatica, che peccato

Altro elemento che non le ha permesso di entrare nel cuore degli appassionati è il cambio automatico come unica opzione. Non un automatico di oggi, di quelli che ti mettono davvero il dubbio che valga la pena insistere sul manuale, ma uno di quelli che la titubanza te la toglie subito. Si tratta infatti di un 4 marce lento nei passaggi da un rapporto all’altro, ancor più pigro nella scelta della marcia giusta in base alle condizioni di guida e, non ultimo, afflitto da quel classico “trascinamento” da convertitore di coppia di vecchio (vecchissimo) stile. Un bel problema per chi pensa a una youngtimer con cui divertirsi al volante.

V6 3.6 da 276 CV

276 CV (286 per la precisione), oggi, li hanno le Mercedes a gasolio di cilindrata inferiore ai 3,6 litri della C36. Per non parlare delle AMG odierne, facilmente oltre quota 500 CV e che, proprio per questo, si sono addirittura dovute “sdoppiare” con la gamma Mercedes-AMG (e non puramente AMG), per tornare a livelli più consoni a mercati che non siano quello medio orientale o nord americano. Eppure, quei 276 CV, applicati a un telaio, a delle gomme e delle sospensioni che non sono certo quelle di oggi, qualche brivido lo possono mettere; anche e soprattutto perché l’ESP arriva qualche anno dopo, nel 1997 con la Classe A.

Mercedes C36 AMG
Mercedes C36 AMG

La prima di una serie

Come abbiamo visto, la C36 ha diversi punti deboli, soprattutto agli occhi degli appassionati. Eppure, come avete letto sopra, si tratta di una macchina simbolica, la cui erede si chiama C63 AMG (457 CV, 510 CV in versione S). Certo, esiste anche la Mercedes AMG C43, che con il suo V6 turbo 3.0 da 390 CV si avvicina di più alla filosofia della C36, ma se dobbiamo prendere in considerazione il top di gamma di allora e di oggi, allora la forbice va da 276 a 510 CV. In mezzo, ma anche sopra, un’infinità di modelli, che comprende roadster e SUV, SUV-coupé e station wagon, compatte e shooting brake; una vera e propria gamma nella gamma.

Fotogallery: Mercedes C36 AMG, le foto storiche