Dopo l’investimento da 3 miliardi di euro, debutta l'ibrido plug-in per potenziare il livello di efficienza

Inutile negarlo, è fuga dal gasolio. Meno nel nostro Paese, dove le vendite calano ma resistono, di più in Europa dove invece questo trend è palpabile. E se ci sono Case che cavalcano questa tendenza, annunciando l’abbandono dei motori diesel (come Toyota in Italia), altre invece, come Mazda e Mercedes, credono che questo carburante abbia ancora molto da dire se opportunamente coadiuvato dalla tecnologia che ne alzi i livelli di efficienza.

Il diesel di Mercedes parlerà elettrico

E questa tecnologia, secondo Mercedes, si chiama elettrificazione. Un’elettrificazione che coinvolgerà anche le motorizzazioni a benzina e non su un modello, né su quelli più esclusivi, ma su l’intera gamma, da smart ai SUV, entro il 2022: si parte dai moduli EQ Boost, quelli con rete di bordo a 48 V, passando per quelli EQ Power, cioè l’ibrido plug-in (le prime ad arrivare saranno Classe C, Classe E e Classe S), e poi l’elettrico puro e quello con celle a combustibile, come il nuovo GLC F-Cell che ora è ufficialmente in vendita, anche se non in Italia.

Mercedes E 300 de berlina
Mercedes EQ C
Mercedes GLC F-CELL

Il "meglio" di due mondi

Classe C e Classe E, come detto, debuttano in versione “de”: sono equipaggiate con il 2.0 4 cilindri da 194 CV più un motore elettrico da 90 kW e un pacco batterie da 13,5 kWh, che consentono un’autonomia dichiarata superiore ai 50 km nella sola modalità elettrica. E’ questa, secondo Mercedes, almeno per il momento, la soluzione ideale per mantenere l’efficienza ai massimi livelli: da un lato quella della propulsione elettrica, a zero emissioni e adatta all’utilizzo urbano, anche dove ci sono limitazioni alla circolazione. Dall’altro, i consumi ridotti e l'economia dei diesel di nuova generazione, di fatto imbattibili sulle lunghe percorrenze ma a loro volta aiutati dal modulo elettrico che riduce la combustione necessaria alla trazione e quindi l’emissione di ossidi di azoto.

Mercedes C 300 ds SW

I diesel non sono tutti uguali

Bisogna fare un distinguo. La tecnologia va avanti e, di conseguenza, c’è diesel e diesel (qui vi diciamo come riconoscere la versione in vostro possesso.) Quelli odierni non sono più inquinanti come una volta, a prescindere dalla presenza o meno di un modulo elettrico di supporto: basti pensare che il 2.0 turbodiesel (sigla OM 654q) che ha debuttato sulla nuova Mercedes Classe B è già pronto per le normative Euro 6d che saranno obbligatorie per le auto immatricolate dal 1° gennaio 2021. Uno studio del CNR dello scorso maggio, infatti, dice chiaramente che i diesel più recenti emettono meno CO2 dei motori a benzina: qualcosa da non sottovalutare dal momento in cui l’Unione Europea ha votato per una riduzione delle emissioni del 35% entro il 2030. E, infatti, si è già registrato un aumento delle CO2 conseguente al calo dei diesel venduti.

Una questione di comunicazione

Bene gli investimenti, bene la tecnologia. Un problema, però, resta quello della percezione nella testa dei consumatori. Come detto all’inizio di questa riflessione, la clientela sta lentamente abbandonando il diesel, chi invece lo possiede inizia a pensare ad un modo per liberarsene. Ecco che quindi un impegno massivo come quello che vede impegnata Mercedes su questo fronte deve essere sapientemente comunicato, in maniera tale che il messaggio riesca ad arrivare al destinatario nonostante la potenza delle voci che si levano contrarie. La vera sfida per la Stella di Stoccarda, forse, sta proprio qui: perché è importante avere il prodotto giusto o la tecnologia giusta, ma è altrettanto importante saperli comunicare.

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