Secondo l'attuale emendamento solo il 33% delle auto in vendita in Italia si salverebbe dal malus. Troppo per non squilibrare il mercato e infatti sono in arrivo modifiche importanti

L'ecotassa abbinata agli incentivi per l'auto elettrica è diventato uno dei principali temi d'attualità politica. A leggere le dichiarazioni dei leader di Governo è ormai certo che il provvedimento sarà modificato nell'ambito dell'iter di approvazione della Legge di bilancio e a valle del tavolo tecnico sul tema previsto per la settimana prossima.

Per capire come, perchè e quanto sia giustificato il polverone che si è sollevato su quella che molti giornali hanno bollato anche come tassa anti-Panda, la cosa migliore è scorrere con i propri occhi il listino completo delle automobili vendute in Italia riclassificato dalla redazione di Motor1 (sulla base di dati Jato Dynamics) per emissioni di CO2 e quindi per scaglioni di ecotassa (teorica) che, lo ricordiamo, potrebbe arrivare fino a 3.000 euro, ma interesserebbe esclusivamente le auto nuove vendute dal 1° gennaio 2019.

Per l'ecotassa conta solo la CO2

Dunque quante solo le auto “inquinanti” che dovrebbero pagare un balzello aggiuntivo? Sulla base della versione originaria dell'emendamento la risposta è pacifica: la stragrande maggioranza dato che buona parte delle auto in commercio cade nella fascia oltre i 110 g/km di CO2. E’ infatti questo il valore limite oltre il quale si paga un’imposta aggiuntiva sul costo dell’auto, crescente al crescere della CO2, senza distinzione di alimentazione, benzina, diesel, metano, GPL o ibride. Parliamo di centinaia di modelli declinati in oltre 5110 versioni su 6087.

Ma il dato statistico che conta per capire l'impatto sul mercato sono le vendite potenziali ecotassate che si possono stimare sulla base dello storico delle immatricolazioni. Ragionando sui dati di gennaio-novembre 2018 le auto esenti dall'ecotassa (ma anche da incentivi) sono solo il 33% dell'immatricolato, vale a dire circa 593.000 auto su 1.798.000. Immaginare un'ecotassa sulla restante parte (oltre 1,3 milione di auto tolti i modelli a emissioni ridotte che beneficiano di un incentivo), creerebbe uno squilibrio di mercato troppo importante per costruttori, filiera e gli stessi consumatori. E infatti la legge sarà rivista prima dell'entrata in vigore, ma per scoprire come e quanto bisogna aspettare la settimana prossima.

Ecotassa da 150 euro

L'attuale punto di partenza per la tassazione delle auto “inquinanti” immatricolate nuove sono i 150 euro di imposta destinati alle auto con CO2 compresa fra i 111 e i 120 g/km. In questo range ricadono modelli popolari e in cima alle classifiche di vendita, come potete vedere nella lista qui sotto che include, ad esempio, la Fiat 500 1.2 a benzina che ha un listino base di 14.350 euro, ma anche la Volkswagen Golf 1.0 TSI e le diesel Dacia Duster 1.5 dCi, auto da circa 15.000 euro e Fiat Tipo 1.6 Multijet. Fra i modelli alimentati con carburanti alternativi ci sono invece la la Fiat Panda GPL che costa poco più di 14.000 euro e l’Opel Astra a metano e fra le ibride si segnalano la Toyota Prius+ e la nuovissima Honda Civic CR-V Hybrid.

Ecotassa da 300 euro

Salendo di un gradino troviamo la fascia 121-130 g/km che paga 300 euro di tassa e include MINI One, Audi Q2 30 TFSI, Renault Scenic 1.7 dCi e Opel Corsa GPL. Non manca all’appello neppure la Toyota RAV4 Hybrid.

Ecotassa da 400 euro

Nello scaglione dei 131-140 g/km di CO2, quello che paga 400 euro di imposta aggiuntiva, sono comprese, fra le altre, le BMW 116i e 118i, la Mercedes A 200, la Ford Mondeo Wagon 2.0 TDCi 150 CV e la Lexus NX Hybrid. Fra le alimentazioni alternative si segnalano Alfa Romeo Giulietta GPL e Fiat Qubo a metano. In questo scaglione rientra ancora una volta pure la Fiat Panda citata da molti giornali, ma stiamo parlando delle versioni più accessoriate.

Ecotassa da 500 euro

Passiamo poi allo scalino 141-150 g/km per scoprire che a pagare i 500 euro di imposta all'acquisto potrebbero essere Mazda CX-3 2.0 benzina, Volkswagen Tiguan 2.0 TDI, oltre a Kia Sportage 2.0 CRDi Mild Hybrid e SsangYong Tivoli GPL.

Ecotassa da 1.000 euro

L’ecotassa diventa ancora più pesante (1.000 euro) se l’auto fa uscire dallo scarico una quantità di CO2 compresa fra i 151 e i 160 g/km, categoria che comprende ad esempio Mitsubishi Eclipse Cross 1.5 Turbo, Abarth 595, Mercedes GLA 200 d, Dacia Lodgy e DR 3 a GPL.

Ecotassa da 1.500 euro

Una tassa di 1.500 euro potrebbe invece essere in agguato per la categoria 161-175 g/km, quella che include Volvo XC60 T4, Range Rover Evoque diesel e nuova BMW Z4.

Ecotassa da 2.000 euro

Chi vuole invece comprare un’auto più grande, lussuosa o sportiva della fascia 176-190 g/km deve prepararsi a sborsare allo Stato 2.000 euro in più del prezzo di listino. Si tratta ad esempio di Alfa Romeo Giulia Veloce, Jaguar XF Sportbrake, Porsche 718 Cayman, ma anche le più abbordabili Mahindra XUV500 e SsangYong Rodius.

Ecotassa da 2.500 euro

Nella parte più alta della tassazione ecologica che va dai 191 ai 250 g/km e andrebbe ad imporre un’imposta di 2.500 euro ci sono invece la nuova BMW X4 a benzina, tutte le Porsche 911, le Jeep Grand Cherokee, ma anche l’ibrida Honda NSX e la “storica” Lada 4x4M alimentata a GPL.

Ecotassa da 3.000 euro

A pagare più di tutti, 3.000 euro di tassa, rischiano di essere i futuri clienti delle auto che consumano ed emettono più CO2, quelle della categoria oltre i 250 g/km. Sono ovviamente le supercar marchiate Ferrari, Jaguar, Aston Martin, Lamborghini e Bentley, ma anche la Subaru WRX STi e le Range Rover a benzina e gasolio.