Ecco dove vanno le nostre vecchie auto, soprattutto diesel
Le esportazioni aumentano di anno in anno. La Bulgaria è il paese dove finisce la maggior parte delle vetture
L'Italia esporta sempre più auto. Siamo passati da 397.670 unità nel 2015 a 429.006 nel 2017 e nei primi nove mesi del 2018 ne sono state esportate 332.863 ovvero il 4,8% in più dell'anno precedente. I dati non sono completi sull'intero anno, ma sono tutti quelli attualmente disponibili pubblicati dal Centro Studi dell'Unrae che mette in evidenza un altro aspetto importante: la maggior parte delle auto che esportiamo finisce in Bulgaria. Si tratta per lo più di auto vecchie, che hanno superato i dieci anni d'età, e in particolare sono diesel.
Non c'è da stupirsi visto che le norme anti inquinamento in Italia sono sempre più severe nei confronti di queste motorizzazioni (pensiamo al blocco dei diesel Euro 6 in città affollate come Roma). Cosa che invece non si può dire in Bulgaria. Più di una volta la città di Sofia si è aggiudicata il triste primato di capitale più inquinata d'Europa e le auto contribuiscono, insieme ad altri fattori (come l'industria e il riscaldamento), visto che parliamo di uno dei parchi circolanti più vecchi del Continente. Dato confermato anche dalla nostra esportazione di vecchi diesel.
Bulgaria, Francia e Polonia sono sul podio
La Bulgaria è il paese in cui finisce la maggior parte delle auto che esportiamo. E’ un fenomeno quasi consolidato visto che parliamo di circa il 30% del totale, un dato che si ripete almeno dal 2016. In quell’anno però sul podio dei paesi per esportazione c’erano Bulgaria (122.204 unità), Germania (37.947) e Polonia (31.374).
Nel 2017 invece la Germania è scesa al quarto posto con 31.820 unità e la Polonia è rimasta al terzo con 32.453 auto. Un podio uguale ai primi mesi del 2018 e che vede al secondo posto la Francia (31.545 nei primi nove mesi del 2018; 34.817 unità nel 2017, contro le 31.073 del 2016).
Le diesel sono le prime ad espatriare
Più della metà delle auto che esportiamo sono diesel: 65,6% nel 2016, 64,5% nel 2017 e 64% nei primi nove mesi del 2018. A seguire ci sono naturalmente le benzina (31,9% del totale tre anni fa e 31,4% l’anno scorso) e con distacco le GPL, ibride, metano ed elettriche. La classifica per alimentazione in questi ultimi anni è rimasta la stessa. Tutti dati che vanno interpretati alla luce delle immatricolazioni, che sono aumentate anch'esse (1.824.968 targhe nel 2016 e 1.970.497 nel 2017) con un calo nel 2018 (1.910.025 unità).
Basta guardare al 2016 e 2017 per avere la conferma che l'alimentazione più diffusa in Italia è quella diesel, seguita dal benzina, GPL e metano, ibrido. Nel 2018 però il diesel ha perso più di 5 punti percentuali di quota di mercato, con le auto a benzina, le ibride e le elettriche che hanno registrato incrementi interessanti. Nei prossimi anni quindi potrebbe esserci un'inversione di tendenza su entrambi i fronti (immatricolazioni ed esportazioni), viste anche le politiche anti diesel che molti paesi (non solo europei) stanno adottando. O forse no...
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