L'accusa è di appropriazione indebita

Gli arresti domiciliari per Carlos Ghosn sono terminati e l’ex numero uno dell’Alleanza Renault – Nissan torna in prigione (per un minimo di 48 ore e un massimo di 22 giorni, a meno di nuovi colpi di scena), dopo essere stato prelevato questa mattina dalla polizia di Tokyo. L’accusa per il manager brasiliano, fino a ieri agli arresti domiciliari dopo aver passato 108 giorni in cella, è di appropriazione indebita di fondi aziendali.

Giro di soldi

Nello specifico le autorità giapponesi parlano di un giro di soldi – pari a 32 milioni di euro – che da Nissan sarebbero arrivati nelle tasche di un distributore con sede in Oman, che a sua volta avrebbe rigirato 5 milioni di euro a Ghosn. Cifra utilizzata dal manager per acquistare uno yacht di lusso.

Anche da Renault si alzano nuove accuse nei confronti dell’ex CEO, parlando di “pratiche discutibili e occulte” che “violano i principi etici del Gruppo”. In particolar modo si parla di “rapporti con terzi, gestione dei conflitti di interesse ed la protezione del bene dell’azienda”. In tutto questo la Casa francese ha bloccato la pensione del proprio ex numero 1, nonostante la richiesta arrivata alla Losanga lo scorso gennaio, quando Ghosn aveva spedito la lettera di dimissioni.

 

Conferenza stampa per spiegare

Giusto ieri Ghosn aveva annunciato, tramite il proprio profilo Twitter aperto per l’occasione, una conferenza stampa prevista per il prossimo 11 aprile, dove avrebbe spiegato la verità su quanto accaduto. Naturalmente ora non si sa se in quella data sarà ancora in prigione o nuovamente agli arresti domiciliari.

In una breve lettera spedita a un portavoce negli USA, Ghosn dichiara come "Il mio arresto di questa mattina è oltraggioso e arbitrario. Fa parte di un ennesimo tentativo da parte di alcuni individui interni a Nissan di mettermi a tacere, ingannando i pubblici ministeri. Perché arrestarmi se non per cercare di spezzarmi? Ma io non mi romperò".