Furgoni ibridi, perché sono ancora pochi
L’elettrificazione parziale è più complessa e riduce solo in parte le emissioni. Facendo preferire a molte Case EV e carburanti puliti
Se sulle auto, l’ibrido è arrivato prima ed ha ad oggi una diffusione maggiore dell’elettrico puro, sia come offerta sia come risultati di mercato, tra i furgoni la situazione è invece all’opposto: pochi ibridi e una tendenza generale dei costruttori orientata verso le soluzioni "full electric", guardando, ancora più in là, all’idrogeno.
Poca scelta
Per rendersene conto basta guardare i listini: ad oggi, l’unica a offrire modelli con varianti ibride in gamma è Ford che su Transit Custom e Tourneo Custom offre sia motorizzazioni mild-hybrid ovvero Diesel con l’”aiutino” elettrico, sia la Hybrid plug-in. Anche se a ben guardare, quest’ultima è in realtà a trazione elettrica con batteria ricaricabile e un motore a benzina a fare da generatore supplementare, quindi andrebbe classificata come elettrica Range Extender.
Fotogallery: Ford Transit Custom Plug-in Hybrid
Viceversa, dai Mercedes eVito ed eSprinter alle versioni elettriche di Volkswagen Crafter e MAN TGE, Renault Master e Kangoo, Iveco Daily (senza contare l’infornata di commerciali leggeri PSA, inclusi Opel), al Nissan e-NV200, gli EV sono in grande espansione.
Il prezzo dell'ecologia
La ragione è nel difficile equilibrio tra costi e benefici, soprattutto in termini di impatto ambientale: un ibrido leggero porta un vantaggio limitato alla riduzione delle emissioni (sui “mild” tra il 5 e il 10%), che nel prossimo futuro dovranno subire un taglio netto e non di una semplice “limata”, anche per mettersi al riparo da blocchi alla circolazione sempre più severi.
Un ibrido “vero”, magari plug-in con batteria ricaricabile anche da fonte esterna, in teoria abbatte più radicalmente i consumi e le emissioni, soprattutto grazie alla capacità di percorrere parte della strada sfruttando la sola energia elettrica, cosa che riduce le medie complessive anche del 40-50%. Tuttavia, la contemporanea presenza dei due sistemi propulsivi aumenta costi e complessità generale anche nella manutenzione.
Se uno è meglio di due
L’obiettivo ambientale si raggiunge dunque più facilmente con l’elettrico puro, che ha emissioni dirette ridotte a zero e una manutenzione persino semplificata, anche grazie alla meccanica più essenziale rispetto a quella dei corrispondenti modelli ad alimentazione classica. Oggi i prezzi sono ancora sensibilmente maggiori ma nel prossimo futuro, grazie agli investimenti nello sviluppo delle batterie, sarà possibile ridurre e annullare progressivamente il gap.
Combustione pulita
Ulteriore alternativa all’elettrificazione parziale è quella dei carburanti alternativi, come il gas, e di quelli “bio” ricavati da processi virtuosi e fonti rinnovabili, che potrebbero rimettere in pista i motori endotermici. Una soluzione su cui molti costruttori stanno già puntando anche per il trasporto pesante.
Questo spiega perché persino Toyota, pioniera e principale portabandiera dell’ibrido, non abbia invaso il mercato dei commerciali con modelli a doppia propulsione ma guardi anch’essa all’elettrico puro e all’idrogeno come strada futura percorribile verso la sostenibilità.
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