Nata in un momento difficile, la Marauder del 2002 ha avuto un seguito più convenzionale che non ha arrestato il declino del marchio

Al Chicago Auto Show, tradizionalmente considerato una delle fiere più importanti, General Motors, Chrysler e Ford hanno sempre portato tante novità, compresi modelli di pre-serie pronti alla produzione e audaci prototipi. Inoltre, le numerose concept car hanno sempre offerto un chiaro termometro degli orientamenti, dei piani delle Case per il futuro e, sia pure indirettamente, della loro situazione finanziaria.

Nel 2002, GM e Chrysler (ai tempi legata a Daimler) hanno dominato Chicago, mentre Ford ha esposto soltanto le concept Lincoln Continental e Mercury Marauder Convertible, che ricordavano in modo molto sospetto la berlina Grand Marquis e la sua parente più stretta, la Ford Crown Victoria, entrambe ancora a telaio separato.

Una base obsoleta

In effetti anche la Marauder, battezzata con lo stesso nome delle esclusive hardtop degli Anni '60, era costruita proprio sulla piattaforma Panther, che è stata concepita negli Anni '70 mentre i primi modelli a utilizzarla sono usciti nel 1978. Dunque, per usare un eufemismo, la concept non era la novità più tecnicamente all'avanguardia del periodo, specie considerando che tutte le decapottabili erano già passate alla monoscocca da più di un decennio.

Tuttavia, Ford non era sola: a metà degli Anni '90 GM produceva la Chevrolet Impala SS con un V8 da 5,7 litri di Corvette e telaio separato, e se la Casa di Dearborn era in ritardo con lo sviluppo di un concorrente, non serviva che fosse una rivoluzione.

Sarebbe stata, infatti, proprio Ford a segnare la fine del telaio, uscito di scena con la berlina Ford Crown Victoria soltanto nel settembre 2011, quando la piattaforma Panther ha raggiunto i 33 anni. Nel 2002 ne mancavano ancora 9 anche se la Marauder ha finito per essere l'ultima novità lanciata su quella base in quel lasso di tempo.

La decappottabile, ovviamente, non si discostava dalle berline d'origine: sottili differenze nella carrozzeria e nelle ottiche dei fari non bastavano a nascondere l'ovvia relazione con la classica famiglia Ford. Sotto il cofano c'era altresì il V8 da 4,6 litri della collaudata serie Modular spinto a 335 CV circa.

Mercury Marauder Cabriolet
Mercury Marauder Cabriolet
Mercury Marauder Cabriolet
Mercury Marauder Cabriolet

Anche l'architettura degli interni cambiava poco e non perché gli ingegneri fossero pigri, ma perché è incredibilmente difficile costruire qualcosa di nuovo su una base così vecchia. La dirigenza della Casa, del resto, stava seriamente considerando di mandare la Marauder Convertible alla catena di montaggio, cosa che sarebbe stata più facile usando una piattaforma su cui già nascevano ogni anno centinaia di migliaia di auto.

Letteralmente 6 mesi dopo il debutto della concept car, la Mercury Marauder ha visto la luce: I capi della Ford hanno ritenuto la reazione del pubblico abbastanza positiva e alla fine hanno deciso di fare il passo, scegliendo però di abbandonare l'unico elemento che avrebbe distinto questo modello dagli altri costruiti sulla piattaforma Panther, ovvero la carrozzeria. Così, la decapottabile si è trasformata in una comune berlina.

Mercury Marauder

La Marauder di serie

La Mercury Marauder a 4 porte, che l'azienda ha posizionato come modello sportivo dotandola di motore V8 Modular da 302 CV, differenziale a slittamento limitato e contagiri sul cruscotto, è stata prodotta appena per 2 anni. Durante questo periodo, l'auto ha trovato poco più di 11.000 acquirenti ed è improbabile che la versione scoperta avrebbe potuto contribuire in modo rilevante all'aumento delle vendite.

Oggi queste berline stanno crescendo di valore, in parte a causa della loro diffusione relativamente bassa, il che rende ogni anno più alte le quotazioni degli esemplari ben conservati insieme al fatto che la Marauder si è rivelata l'unico tentativo evidente dell'azienda, nella sua storia recente, di attirare clienti più giovani.

Mercury Marauder
Mercury Marauder

All'inizio del 21° secolo Mercury, marchio un tempo premium che occupava la nicchia di mercato tra la lussuosa Lincoln e la popolare Ford, si era infatti trasformata nel marchio delle auto anonime per pensionati. Pur avendo mantenuto un posto nella strategia del Gruppo Ford non si è più allontanata da quel target, tant'è che al momento della sua chiusura, decretata nel 2011, offriva una gamma composta da vecchi modelli Ford leggermente ridisegnati e l'età dell'acquirente medio si avvicinava ai 65 anni.

Ciò di cui Mercury avrebbe avuto davvero bisogno nei primi Anni 2000 era una concept car audace per rinfrescare l'immagine del brand. Invece, l'azienda ha presentato una decapottabile a due porte costruita su un'antica piattaforma risalente ai tempi della crisi petrolifera. Confermando la tesi secondo cui senza dare uno sguardo al futuro si finisce per non raggiungerlo mai.