Oggi, le station wagon ad alta potenza come Audi RS 6Mercedes-AMG E 63 e la tanto attesa BMW M3 Touring eccitano le menti degli appassionati di auto di tutto il mondo. Ma se in Europa questo segmento è diventato popolare soltanto da metà Anni '90 con Audi RS 2 Avant, in America i primi tentativi di attirare acquirenti con modelli sportivi e insieme pratici si sono visti diversi decenni prima.

Dopo la seconda guerra mondiale, l'industria automobilistica statunitense ha iniziato a svilupparsi rapidamente e a causa della crescita del mercato e dell'elevata concorrenza, le aziende erano costrette a effettuare restyling ogni anno e presentare nuove generazioni di modelli popolari ogni due o tre anni appena.

Questa evoluzione veloce e continua richiedeva una continua ricerca di nuove soluzioni ingegneristiche e di design che potessero in qualche modo attirare i clienti. Intorno agli anni ’50, infatti, le tre grandi, General Motors, Ford e Chrysler, proponevano costantemente concept che, a seconda della reazione dei potenziali acquirenti, venivano poi destinate o meno alla produzione in serie.

La nascita della Nomad

Seguendo questo trend, i dirigenti di GM organizzavano ogni anno il proprio salone dell'auto chiamato Motorama. Il primo fu inaugurato nel 1953 e tra i nuovi prodotti esposti c'era anche il prototipo della Chevrolet Corvette di prima generazione da cui un anno dopo fu ricavata la Nomad. Si trattava di una station wagon a tre porte basata sulla Corvette di serie da cui riprendeva la carrozzeria in fibra di vetro, i gruppi ottici e alcuni elementi decorativi.

Tuttavia, la parte superiore del corpo era stata completamente ridisegnata: al posto della classica capote della roadster Corvette a due posti, aveva un tetto rigido con pilastri sottili che consentiva una maggiore superficie vetrata.

Nella parte posteriore, invece, trovava spazio una terza porta che garantiva l’ingresso delle altre 3 persone. Per questo motivo i tubi di scarico, che sulla roadster originale si trovavano direttamente sotto il bagagliaio, qui erano spostati sui fianchi della carrozzeria, dietro i passaruota.

Chevrolet Nomad

Tutto iniziò dalla Corvette

Facciamo un passo indietro: diversi anni prima, il designer Harvey Earl aveva proposto un progetto per una roadster compatta a Ed Cole, che in seguito avrebbe assunto la posizione di CEO di General Motors. Il programma segreto, chiamato Project Opel, aveva come obiettivo la creazione di un modello che potesse sfidare le sportive europee a due porte e ha dato appunto vita alla Chevrolet Corvette di serie.

Successivamente Earl si era messo a lavorare sulle possibili varianti: una di queste era proprio la Nomad. Tuttavia, la station wagon non era destinata ad arrivare alla produzione di serie nella forma in cui l’aveva pensata l'autore del progetto, per diversi motivi.

Chevrolet Nomad

Nonostante la Corvette suscitasse un autentico interesse da parte del pubblico, le prime auto di serie soffrivano di problemi di infiltrazioni dal tettuccio, di apertura spontanea delle porte (che si aprivano a scatto, senza serratura) durante la guida e di altri piccoli difetti che passavano come scarsa qualità costruttiva. All'inizio, le roadster venivano assemblate a mano, motivo per cui le prime erano notevolmente diverse l'una dall'altra nonostante il pacchetto di componenti fosse lo stesso.

Inoltre, la Corvette non sorprendeva per la dinamica e la spinta del 6 cilindri in linea, abbinato esclusivamente a un cambio automatico, non bastava a rendere questo modello una vera e propria auto sportiva. Considerando anche il prezzo doppio rispetto alle concorrenti europee, la domanda per la Corvette ha iniziato rapidamente a calare, mettendo in dubbio il futuro stesso del modello.

In quella fase il progetto della station wagon Nomad è dunque passato in secondo piano. Tuttavia, un paio di anni dopo, quando Ford ha introdotto la Thunderbird, GM ha deciso di mantenere la Corvette nella gamma Chevrolet per non lasciare campo libero ai rivali.

Chevrolet Nomad

La produzione di serie della Nomad

La presentazione ufficiale della station wagon Chevrolet Nomad è avvenuta quello stesso anno, il 1955, ma gli ingegneri nel frattempo avevano scelto una diversa base per sviluppare questa originale familiare, passando dalla  poco affidabile Corvette alla Bel Air, molto più tradizionale, che tra l'altro a quel tempo era il modello di punta del marchio.

La Nomad definitiva ha dunque perso l'immagine sportiva della concept car pur conservando il caratteristico design del tetto, gli interni a 6 posti e, naturalmente, la carrozzeria a tre porte. Inoltre, la versione di serie aveva un motore V8, che il prototipo non aveva, e tutte le carte in regola per contrastare la costosa Ford Country Squire, principale rivale.

Purtroppo, nei tre anni di commercializzazione della prima generazione, la Chevrolet Nomad non ha ottenuto molta popolarità, vendendo dal 1955 al 1957 solo 20mila unità. Nel 1958, la Nomad è stata riproposta nella gamma Bel Air come una versione più grande finalmente a 5 porte.

Il nome è poi passato alla versione base della Chevrolet Chevelle, vettura di medie dimensioni, e successivamente è riapparso per contraddistinguere la gamma di station wagon Vega compatte economiche e i furgoni Chevrolet Van, anche se GM nel tempo ha più volte tentato di far rivivere la Nomad come modello a sé stante.

Chevrolet Nomad

Una nuova vita dopo 20 anni

Nel 1979 è apparsa una Chevrolet Nomad completamente nuova (qui sotto), ma senza grande clamore. In seguito l'azienda decise di tornare alle sue radici: alla fine degli anni '90, con il fiorire delle "operazioni nostalgia", ha debuttato nuovamente una concept station wagon a tre porte, basata sulla Camaro di quarta generazione, e pochi anni dopo un modello simile realizzato sulla piattaforma della roadster compatta Pontiac Solstice.

Quel progetto non è mai arrivato alla produzione di massa, quindi il nome Nomad nella gamma Chevrolet rimane vacante fino ad oggi. È possibile che General Motors se ne ricordi ancora, anche se oggi appare improbabile che si possa rivedere una station wagon a tre porte.

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