L’Euro 7 non s’ha da fare. Dopo le proteste di costruttori e altre aziende del settore auto, adesso è Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), ad attaccare a viso aperto le politiche della Commissione europea: quelle che propongono il giro di vite alle emissioni di auto e furgoni.

La stretta partirà il 1° luglio 2025, quando gli attuali standard Euro 6 scompariranno per lasciare il posto a una serie di nuove e più stringenti regole contro CO2 e particolato di vetture e van, anche da freni e gomme. Salvini però non ci sta: intervenendo dal palco dell’assemblea di Alis (Associazione logistica dell’Intermodalità sostenibile), il titolare del Mit non lesina critiche al lavoro di Bruxelles.

Mix che non piace

Una “impuntatura ideologica” è la definizione che il ministro dà alla proposta di regolamento Ue. “Non puoi imporre alle aziende – le sue parole – di vendere solo Euro 7 diesel da luglio 2025 quando già dici che le auto a combustione interna saranno fuori legge dal 2035”. I motori a gasolio sono infatti osservati speciali della normativa, perché dovranno rispettare gli stessi limiti agli ossidi di azoto (NOx) dei veicoli a benzina.

“È chiaro – aggiunge Salvini, riferendosi allo stop alle vendite del 2035 – che significa legarsi mani e piedi all’industria cinese. Ogni tanto mi viene il dubbio che a Bruxelles ci sia qualcuno a libro paga non dei cittadini europei, ma della Repubblica popolare cinese, altrimenti non si spiegherebbero certe scelte economiche assolutamente suicide”.

Euro 7

Il ministro promette quindi di far sentire la propria voce lunedì 5 dicembre, durante il Consiglio “Trasporti, telecomunicazioni ed energia” con i colleghi europei. Malumori sono arrivati anche dal mondo dell’industria e non solo.

Capitolo Ponte sullo Stretto

Ricordiamo comunque che l’Euro 7 è ancora all’inizio del suo viaggio fra le Istituzioni Ue, perché deve ancora sbarcare al Parlamento e al Consiglio dell’Unione europea. L’auto non è però l’unica protagonista dell’intervento. Fra un argomento e l’altro, Salvini parla anche del Ponte sullo Stretto.

Obiettivo del Mit è “rimettere in vita la s.p.a. Stretto di Messina”, perché l’opera “significa decine di migliaia di posti di lavoro veri, sviluppo non solo per Sicilia e Calabria, ma anche attrattività per l’intera Italia, e attrarre dall’estero i migliori cervelli e ingegneri”.

Stando al ministro e vicepremier, a ringraziare sarebbe anche l’ambiente, “con 140.000 tonnellate di anidride carbonica in meno emessa e ripulitura del Canale di Sicilia”. Il volo a Bruxelles servirà pure per “trattare un eventuale cofinanziamento”.