Ho guidato una delle supercar più folli d’Europa
Vi racconto l'emozione di aver provato e visto da vicino la Donkervoort F22
Sono in Olanda ed entro nella sede Donkervoort, a Lelystad. La prima persona che mi colpisce è Denis Donkervoort, CEO dell’azienda e figlio del fondatore Joop, che pranza serenamente con alcuni clienti al tavolo della mensa aziendale. Una scena quasi surreale se penso a brand come Ferrari o Lamborghini: lì i vertici sembrano intoccabili, qui invece l’atmosfera è familiare, autentica.
Questa è la filosofia Donkervoort: ogni cliente è parte della famiglia. Non è solo un modo di dire. Chi acquista una Donkervoort entra davvero in un circolo esclusivo dove il rapporto umano viene prima di tutto.
Le manutenzioni, le modifiche e gli aggiornamenti vengono fatti direttamente qui, in sede. E poi ci sono gli eventi condivisi, come lo Historic Grand Prix di Zandvoort, una celebrazione di passione motoristica a un’ora da qui, sulla costa del Mare del Nord.
Ogni modello porta con sé un legame personale: la D8 prende il nome proprio da Denis, mentre la nuova F22 è un omaggio a sua figlia Filippa, nata nel 2022. Lei, la F22, è l’ultima creazione della casa, una supercar leggera ed estrema che nasce da una filosofia pura: niente fronzoli, solo guida allo stato puro. In un mondo dell’auto sempre più digitale e freddo, Donkervoort continua a emozionare con mezzi costruiti a mano, pensati per chi ama ancora davvero guidare.
- Com'è nata Donkervoort
- Com'è la Donkervoort F22
- Donkervoort F22, la prova
- Donkervoort F22, la scheda tecnica
Com'è nata Donkervoort
Mi sembra impossibile che tutto parta da una storia così semplice. È il 1965 e Joop Donkervoort ha solo 16 anni quando si innamora perdutamente della Lotus Seven. Desidera portarla nei Paesi Bassi, ma c’è un problema: l’auto non soddisfa le rigide norme olandesi per la circolazione su strada.
Joop non si arrende. La adatta, la modifica, la migliora. Ma la sua versione finisce per essere troppo “olandese” per i gusti dei britannici. Secondo loro, ha ormai poco a che fare con l’originale. E così, da semplice importatore, Joop si trasforma in costruttore. Nasce ufficialmente "Donkervoort", e siamo nel 1978.
All’inizio Joop assembla le sue auto in un piccolo capanno a Tienhoven, nei pressi di Amsterdam. Oggi, quasi mezzo secolo dopo, mi trovo a Lelystad, in una struttura che a vederla da fuori potrebbe sembrare qualsiasi cosa, tranne la culla di una delle auto più folli e affascinanti d’Europa.
La vetrata principale guarda verso l’autostrada A6, quindi è nascosta a chi arriva da dietro. Sulla strada trovo però un indizio che mi fa sorridere: segni di gomma fresca sull’asfalto, lasciati dai test delle F22 appena uscite dalla linea di montaggio. Non è un caso: i test li effettua spesso Denis in persona, che dal 2021 è al timone dell’azienda di famiglia, e che nel 2011 ha vinto la 24 Ore di Dubai.
Fotogallery: Donkervoort F22 (2025)
Com'è la Donkervoort F22
Appena entro, vengo accolta da una piccola esposizione di Donkervoort storiche, tutte restaurate alla perfezione. Un ottimo modo per respirare l’essenza del marchio. Ma della F22 nemmeno l’ombra: la produzione iniziale è andata esaurita ancora prima della presentazione. L’azienda ha dovuto aumentare il numero a 100 esemplari, compresa una Final-Five Edition alleggerita di altri 34 chili.
Chi vuole una Donkervoort nuova deve prenotarsi con largo anticipo, spesso quando ancora non si conosce nemmeno il design definitivo. È già possibile, ad esempio, registrare il proprio interesse per la futura P24 RS, che celebrerà i 50 anni della casa nel 2028.
Al piano superiore trovo un piccolo museo: prototipi, modelli tagliati a metà, auto da corsa, primi esemplari di ogni serie. È chiaro che presto ci sarà posto anche per lei, la F22.
La sede Donkervoort, a Lelystad
Dietro l’area espositiva si apre il cuore pulsante della fabbrica. Osservo l’intero processo produttivo da un ufficio rialzato, e sembra quasi di essere in un laboratorio più che in un’officina. Tutto è ordinato, pulito, meticoloso. Il grande logo Donkervoort sulla parete posteriore mi ricorda che qui non si assemblano semplici auto, ma vere e proprie opere d’ingegneria su misura.
Ogni F22 nasce da un telaio tubolare saldato con una tecnica a bassa temperatura che riduce l’uso di materiale e migliora la rigidità. È il primo passo di una dieta estrema: ogni grammo conta. Il risultato è una struttura leggera e robusta, con una precisione quasi artistica. Sembra un quadro firmato Van Gogh, ma in acciaio.
Il resto del telaio e i pannelli in carbonio vengono prodotti con il rivoluzionario metodo Ex-Core, un’invenzione Donkervoort. Un nucleo espanso spinge il carbonio dall’interno verso l’esterno, rendendo la struttura più rigida, più leggera e meno inquinante da produrre. Il processo è così innovativo che oggi viene usato anche da team di Formula 1, WEC, rally e persino nel settore nautico e militare.
Donkervoort F22 (2025), gli interni
Ogni componente della F22 (impianto frenante, sospensioni, cablaggi, motore, carrozzeria) viene montato a mano, passo dopo passo. Ogni operaio lascia il proprio segno di colore su ciò che ha assemblato: così, se qualcosa va controllato, si sa esattamente a chi rivolgersi.
Donkervoort F22, la prova
Eccola. Alla fine del percorso trovo lei, la Donkervoort F22, pronta ad accendersi. È blu scuro, muscolosa, bassissima. Il cuore è un cinque cilindri 2.5 turbo Audi, elaborato da ABT: 500 cavalli su appena 750 chili. Il rapporto peso/potenza è di 1,5 kg per cavallo. È una lama.
Niente ABS, niente ESP, niente servosterzo. Solo un controllo di trazione regolabile in cinque livelli, altezza variabile, un volante, un display minimalista e una cintura a cinque punti. Nessuna distrazione.
Salgo (o meglio, mi calo) nell’abitacolo: lunga 4,04 metri, alta solo 1,11. Sento ogni asperità dell’asfalto, ogni minima variazione di grip. Ogni comando risponde all’istante. È come guidare un Superkart stradale e non è un modo di dire: in curva sviluppa fino a 2,15 g di accelerazione laterale.
La Donkervoort F22 in pista
Se sbaglio con il gas, il posteriore parte subito, anche con il controllo attivo. Quando il turbo entra in azione, la F22 si piega, ruggisce e scatta via con ferocia. Lancio la prima e sento subito che potrei arrivare a 100 km/h in 2,5 secondi. Ma oggi non è il giorno: piove, il limite è 80 km/h e la strada è stretta. E poi, voglio riportarla sana e salva a casa.
Anche la frenata è un’esperienza a sé. La macchina si inchioda con una forza tale che, se hai appena pranzato, è meglio evitarla. Ogni parte del mio corpo sente la leggerezza estrema di questa supercar. La F22 non è fatta per rilassarsi. È fatta per sentire, per restituirti sensazioni, vibrazioni, emozioni... È cresciuta, maturata, si è evoluta rispetto alla Lotus Seven da cui tutto è cominciato. Ma ha conservato quell’anima pura e radicale che oggi è sempre più rara.
Mentre rientro in sede e mi fermo al semaforo accanto a un SUV, vedo solo i suoi cerchi da 20". La F22 scompare al suo fianco. Lei non è fatta per la città, lei vive di curve, di accelerazioni, di piste.
Donkervoort F22, la scheda tecnica
| Donkervoort F22 | |
| Motore | Audi 2,5 litri turbo a cinque cilindri in linea |
| Trasmissione | Trazione posteriore |
| Cambio | Cambio manuale a cinque marce con tecnologia Flat Shift |
| Potenza / Coppia | 367 kW (500 CV) / 640 Nm |
| 0 - 100 km/h | 2,5 Secondi |
| Velocità massima | 290 km/h |
| Prezzo da |
291.550 euro (sold out) |
Fotogallery: La Donkervoort F22 vista dal vivo
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