Vai al contenuto principale

Loghi retroilluminati vietati in Italia: cosa dice la legge

Vi spiego perché la stella luminosa della Mercedes Classe S all’estero si accende, ma da noi resta spenta. E c’entra la legge

La Stella illuminata della Mercedes Classe S 2026
Foto di: Mercedes-Benz

Ci sono dettagli che sembrano piccoli, ma raccontano perfettamente il tempo in cui viviamo. Uno di questi è il logo retroilluminato: si parte da Mercedes e dalla sua iconica stella che si accende nella notte, ma si arriva agli anelli che brillano, al profilo delle calandre, ai marchio che diventano parte della firma luminosa dell’auto. È un gesto quasi scenografico, ma oggi è anche linguaggio di design.

Eppure in Italia quel dettaglio non lo possiamo avere. La stessa auto, identica in tutto, può essere configurata in alcuni paesi esteri con il logo illuminato, e in Italia senza. Non è una scelta di marketing né un capriccio del costruttore: è una questione normativa, e riguarda il modo in cui il nostro Codice della Strada interpreta i dispositivi luminosi.

 

La norma italiana e il limite della luce “decorativa”

Il punto centrale è che in Italia i dispositivi luminosi ammessi su un veicolo devono avere una funzione precisa e riconosciuta. Il Codice della Strada agli articoli 72 e 153, e il successivo regolamento di esecuzione, stabiliscono che ogni luce installata debba essere omologata e corrispondere a una categoria specifica, come luci di posizione, anabbaglianti o diurne. Una sorgente luminosa puramente decorativa, che non rientra tra queste funzioni, non è prevista.

Il logo retroilluminato sul cofano rientra proprio in questa zona grigia: non è una luce di posizione, non è un indicatore, non è un dispositivo di sicurezza, ma è un elemento estetico. E per questo, nell’interpretazione applicata al mercato italiano, non può essere omologato come tale nella configurazione standard del veicolo.

Gli interni della Mercedes Classe S (2026), il modello base senza rivestimenti in pelle

Il modello base della Mercedes Classe S (2026), con la stella anteriore non luminosa

Foto Di: Mercedes-Benz
<p>La concept EQ del 2018 era stata pensata con una stella centrale interamente

La concept EQ del 2018 era stata pensata con una stella centrale interamente "di luce"

Stessa auto, configurazioni diverse

È per questo che una Mercedes-Benz Classe S venduta in fuori dall'Italia potrebbe esibire la stella luminosa integrata nella calandra, mentre la stessa vettura destinata al nostro mercato arriva con il logo spento o privo di retroilluminazione. Non cambia la meccanica, non cambia l’elettronica di bordo, cambia soltanto la configurazione ammessa in fase di omologazione.

E' anche vero che per Mercedes non è sempre così: se ad esempio la stella è al centro, secondo il modo consueto nelle vetture più recenti e prima riservato alle sole sportive, diventa più semplice che possa essere luminosa, se integrata nel contesto dei sistemi di illuminazione frontale.

Un fenomeno che non riguarda solo Mercedes 

In effetti, come abbiamo più volte riscontrato anche negli articoli sul design, è proprio la moda del periodo proporre loghi o elementi di marca illuminati: a livello internazionale, sono ormai tantissime le Case che li propongono, e che impostano la grafica anche sulla luminosità notturna.

Volkswagen ID.Polo, la prova del prototipo

Volkswagen propone ormai da anni prototipi, soprattutto elettrici, nei quali il logo al centro illuminato è un elemento fondamentale nella lettura del frontale: addirittura la recente concept ID.Polo nasconde tutto tranne il simbolo luminoso.

Foto di: Volkswagen
BMW iX3 (2026) - Prova su strada

Molte BMW hanno il doppio rene illuminato; anzi, nella recente BMW iX3 la forma stretta e centrale è diventato un segno identitario molto forte con richiamo al passato, di giorno e di notte. Potendo contare su un simbolo così forte, non è così necessaria l'illuminazione del marchio a elica nel cofano.

Foto di: BMW

Non è un caso isolato che anche modelli come Audi Q8, Volkswagen ID.4, BMW iX o la stessa Mercedes-Benz EQE prevedano in alcuni mercati elementi luminosi integrati nella griglia o nel marchio, almeno come opzione. In Italia, quando la luce è puramente decorativa e non rientra in una funzione regolamentata, la soluzione potrebbe venire modificata o disattivata.

Sicurezza o conservatorismo?

La logica della norma non è banale: è legata alla sicurezza e alla riconoscibilità dei dispositivi luminosi, perché ogni luce su strada deve avere un significato chiaro e non creare ambiguità. Tuttavia, il design contemporaneo sta andando in una direzione opposta: la firma luminosa è diventata identità, racconto, presenza scenica. E, d'altra parte, chi ha una certa età ricorda le sfide a riconoscere le vetture negli specchietti retrovisori dalla sola forma dei fari, prima ancora dell'arrivo dei LED.

Il paradosso è che proprio mentre le auto diventano sempre più “grafiche” e comunicano attraverso la luce, in Italia il marchio deve restare nell’ombra. E per un mercato sempre più globali, ci si deve confrontare con un'utenza che gradisce la luce, interna ed esterna, delle vetture, come elemento distintivo o comunque positivo.

È un dettaglio, certo, ma è anche il simbolo di un confronto continuo tra evoluzione del design e rigidità normativa, e delle sfide continue dei designer, impegnati a cercare il miglior rapporto tra forma e funzione.

Fotogallery: Mercedes Classe S (2026)