Lamborghini Aventador: la nostra prova a Vallelunga

"I have a dream. Il mio sogno è l'ingresso della Aventador nell'olimpo delle icone automobilistiche". Firmato: Filippo Perini, chief designer del Toro. Un'ambizione su cui solo i posteri potranno emettere l'ardua sentenza. Noi, testimoni contemporanei dell'ultima creazione di Sant'Agata Bolognese, possiamo intanto affermare che l'impatto visivo è di quelli che lasciano il segno. Affilata e sinuosa allo stesso tempo, la Aventador enfatizza il DNA Lamborghini da qualsiasi prospettiva la si guardi. Questione di proporzioni, del rapporto fra altezza ridotta ai minimi termini e larghezza oltre i 2 metri (2,26 compresi gli specchietti retrovisori), ma anche dei tagli netti che fendono le superfici e conferiscono dinamismo persino a motore spento. Motore spento? È giunta l'ora di accenderlo: non ce ne voglia Perini, ma l'attesa è tutta per i 700 cavalli erogati dal 6.5 montato là dietro, pronti a scatenarsi sul circuito di Vallelunga, teatro della prova.

CORO A 12 VOCI

Un'eloquente levetta rossa nasconde il tasto Start in perfetto stile aeronautico: leggera pressione e via, il V12 prende vita, per ora con molta discrezione. Come tutte le sportive (e non) di ultima generazione, anche la Aventador dispone di varie modalità di guida, in questo caso definite Strada, Sport e Corsa in ordine crescente di aggressività. Si parte in Strada: un po' per abituarsi gradualmente alle sensazioni da supercar, un po' per valutare il funzionamento del cambio ISR. Un 7 marce che Maurizio Reggiani (ingeg...