Da 25 anni propone la formula del 4x4 economico e a misura di famiglia

Quando la Suzuki Vitara viene presentata, nel 988, le auto giapponesi in Italia e in Europa sono poco più che oggetti misteriosi. La loro fortuna è quella di aver avuto le sorelle a due ruote come apripista: i Marchi non sono dei perfetti sconosciuti, quindi, ma il design non si può certo dire che faccia strappare i capelli, mediamente. Certo, la diffidenza che circonda le coreane negli anni '9 e, soprattutto, le cinesi oggi, sono molto più forti, ma anche per le auto del Sol Levante la vita non era facilissima, 25-3 anni fa. Basta però un design come si deve per far cambiare idea agli esigentissimi automobilisti europei. È ciò che accade con la Vitara, piacevole per l'occhio e innovativa nella formula: sulla base dell'esperienza maturata con la Jimny dal 97 in avanti, i jap propongono non solo una fuoristrada gradevole nel look, ma leggera sulla bilancia e – quasi – automobilistica nella meccanica. È un successo annunciato.


Offroad pura, ma non dura


Suzuki “è” 4x4 dal 97, più precisamente da quando lancia sul mercato la piccola Jimny, tutta compattezza e voglia di scalare l'impossibile. L'esperienza della Casa giapponese con il fuoristrada e più in generale con la trazione integrale è dunque quasi ventennale, quando dà alla luce la Vitara. Un'auto che nelle intenzioni degli ingegneri conosce pochi ostacoli in grado di fermarla, ma che non può essere rude una volta che si mettono le ruote sull'asfalto. Avventura e famiglia. Capito crossover? Non vi siete inventate nulla. Fa il suo debutto nel 988 e colpisce subito l'attenzione con design morbido, che si concede addirittura il vezzo di qualche richiamo sportivo, come dimostrano i passaruota bombati; roba da Lancia Delta Integrale, tanto per capirci. Ma la giapponese non nasconde il suo carattere: ecco dunque la ruota di scorta appesa sul portellone, per un effetto Camel Trohy che non guasta mai (e un valido “appoggio” nei parcheggi più difficili, anche se gli altri automobilisti non sono mai stati d'accordo). Vitara I è anche leggerezza: il peso complessivo non supera i . kg! Cose da citycar, oggi. Così morigerata nel peso e con sospensioni automobilistiche (McPherson anteriori e quadrilaterlo centrale dietro), la 4x4 giapponese si comporta bene su asfalto, mentre il robusto telaio a longheroni e traverse risponde colpo su colpo alle sollecitazioni delle mulattiere più impegnative. Nel 99 arriva la sorella maggiore della Vitara, quella a passo lungo (2,48 metri contro 2,2) e a cinque porte, per una versatilità ancora maggiore. I motori? La 3 porte è spinta da un .6 a benzina a quattro cilindri da 8 CV: pochi, ok, ma non pochissimi rispetto ai . km di peso. Leggermente più potente la 5 porte: lo stesso .6, ma con testata a 6 valvole, eroga 95 CV.


2WD o 4WD, a voi la scelta


Capita ancora oggi, in occasione del lancio di qualche nuovo modello, che venga esaltata la trasmissione integrale con possibilità di scelta fra due e quattro ruote motrici. Oggi, sì, nel 24. La Vitara offre questa tecnologia – Drive Select nella terminologia Suzuki – esattamente venti anni fa. Il bello è che la scelta si può effettuare anche in marcia: dettaglio non da poco, quando fermarsi potrebbe voler dire rimanere impantanati. Il sistema si evolve insieme alla Vitara: due anni dopo il lancio della seconda generazione, quindi nel 2, è il momento del Drive Select con comando elettro-meccanico, che conserva la possibilità di variare la trazione anche durante la marcia. Ma è con la terza generazione che la trazione integrale Suzuki impressiona: si può scegliere fra 2WD, 4WD permanente, 4WD con ridotte e 4WD con blocco del differenziale centrale con una semplicissima manopola. La Vitara è davvero inarrestabile.
E la Vitara IV? Addio Drive Select, benvenuto 4WD All Grip. In pratica, le modalità di guida selezionabili sono quattro: Auto, Sport, Snow e Lock, con la manopola che si conferma “padrona” di tutto il sistema e il cervellone elettronico che, in modalità Auto, ottimizza il tutto per ridurre i consumi nell'uso normale e assicurare il massimo grip, sempre.


La Vitara II e III diventa Grand


Nel 998 Suzuki reinventa la Vitara, facendola Grand: più lunga, confortevole e spaziosa, la nuova generazione va incontro meglio alle mutate esigenze del pubblico. Un pubblico che sempre più ama viaggiare su una 4x4 anche quando circola principalmente in città e autostrada. Il progresso è sensibile da ogni punto di vista, fatta eccezione, forse, per il design, che perde quel quid di originalità della prima generazione. Poco male: la giapponese è così spaziosa e versatile che nel 2 irrompe in versione XL7, diventando immediatamente la fuoristrada 7 posti più piccola del mercato. Rispetto alla sorella a 5 posti ha un passo più lungo e, sotto il cofano, ha un V6 da 2.7 litri derivato dal 2.5 della 5 posti. Sette anni dopo la seconda generazione, ecco la Vitara atto terzo. Le mire sono sempre più alte e il top di gamma è ora rappresentato dal 3.2 V6, mentre la parte del leone, nelle vendite, la fa ovviamente il .9 turbodiesel. La vera novità della Vitara III è però il telaio “Built in Ladder Frame”, che grazie a una struttura a traliccio integrata nella carrozzeria monoscocca dà la rigidità che serve a una 4x4 senza far alzare troppo il peso. Tutte insieme, le prime tre Vitara hanno totalizzato ,7 milioni di esemplari: si tratta di uno dei modelli più importanti nella storia della Casa giapponese, la cui storia continua con la nuova Vitara.

Nuova Suzuki Vitara, l'evoluzione del SUV